20 meraviglie del mondo in pericolo da vedere prima che scompaiano

20 meraviglie del mondo in pericolo da vedere prima che scompaiano

Colpa dell’uomo, delle guerre o della scarsa manutenzione, colpa di terremoti, alluvioni e dei cambiamenti climatici, colpa dell’inquinamento, dell’urbanizzazione selvaggia, dell’eccessivo turismo o del bracconaggio, colpa semplicemente del tempo che passa e lascia il segno su manufatti e angoli di paradiso. Abbiamo scelto 20 luoghi simbolo che un giorno – forse neanche troppo lontano – potrebbero scomparire per sempre.
I primi 15 sono siti estratti dalla lista ufficiale dell’Onu che ogni anno elenca i Patrimoni dell’Umanità a rischio (al momento sono ben 54), altri 5 sono meraviglie di cui sentiremmo comunque la mancanza. L’elenco potrebbe essere infinito.

Il suggerimento più scontato sarebbe quello di correre a riempirsi gli occhi di bellezza prima che sia troppo tardi… ma attenzione! Alcuni di questi luoghi si trovano in Paesi non sicuri, prima di partire è meglio sempre consultare le informazioni fornite dal Ministero dell’Interno.

1 – Valle di Bamiyan, Afghanistan

Author: Roland Lin | Copyright: © UNESCO

E’ diventata Patrimonio dell’Unesco nel 2003 e nello stesso momento è anche entrata nella lista dei siti a rischio. Si trova in uno stato fragile di conservazione a causa di anni di abbandono, azioni militari ed espolosioni. Parte del sito non è accessibile a causa della presenza di mine antiuomo. La nicchia di Buddha rischia di crollare, i dipinti murali nelle grotte non sono stati preservati e, a peggiorare le cose, nel tempo si sono susseguiti saccheggi e scavi privi di autorizzazione.

2 – Minareto di Jam, Afghanistan

Author: Claudio Margottini | Copyright: © Claudio Margottini

Il minareto potrebbe risalire al XII secolo ma soltanto nel secolo scorso è stato riscoperto da alcuni archeologi, poi abbandonato nuovamente a seguito dell’invasione sovietica. Questa bellissima costruzione in mattoni cotti in fornace si erige tra una serie di montagne alte 2.400 metri e alterna stucchi, decorazioni con versetti tratti dal Corano e tegole smaltate a vetro. E’ facile immaginare come i saccheggi abbiano compromesso questo luogo, così come le infiltrazioni d’acqua e le inondazioni dovute all’estrema vicinanza ai fiumi Hari Rud e Jam Rud. Al momento sono in corso ricerche e lavori, di cui è oggetto la stessa torre del minareto a causa della sua pendenza preoccupante.

3 – Barriera corallina del Belize

Author: Brandon Rosenblum | Copyright: © Brandon Rosenblum

In quanto a dimensioni, con i suoi circa 300 km, è seconda soltanto alla Grande Barriera Corallina australiana. Fa parte di un ecosistema naturale che comprende spiagge, atolli, lagune e foreste di mangrovie dove vivono tartarughe marine, lamantini, coccodrilli americani e specie a rischio di estinzione. E’ un luogo altamente protetto, ma costantemente in pericolo a causa dell’inquinamento dell’oceano, dell’eccessivo turismo, della pesca e della navigazione, oltre che a causa dei cambiamenti climatici e di eventi come gli uragani. La conseguenza maggiore del surriscaldamento delle acque oceaniche è lo sbiancamento dei coralli, stesso fenomeno che ha coinvolto il 90% di quelli della Grande Barriera Corallina, dei quali ormai quasi il 30% è compromesso.

4 – Potosì, Bolivia

Author: Danielle Peirera | Copyright: © Danielle Peirera

Questa città sudamericana assiste all’inesorabile degradazione del Cerro Rico, dovuta alle estrazioni minerarie di argento destinato all’Europa, che ne rendono la superficie porosa e molto instabile. Sulla sommità sono già visibili i crolli e la città sottostante rischia di essere travolta. Oggi le attività minerarie si sono notevolmente ridotte, ma lavorano qui ancora migliaia di uomini (e spesso di bambini), in precarie condizioni di sicurezza, al punto che si parla della “montagna che mangia gli uomini”. In questo luogo bello e dannato muoiono in media 15 minatori al mese.

5 – I parchi nazionali del Congo, i gorilla e i rinoceronti

Author: Guy Debonnet | Copyright: © UNESCO

I rilievi di origine vulcanica dominano la vastissima foresta tropicale del parco di Kahuzi-Biega, ricchissimo di specie animali da preservare, tra cui uno degli ultimi gruppi di gorilla di montagna (vivono qui circa 250 esemplari). Deforestazione, caccia e guerre mettono a rischio questo paradiso naturale, così come il Garamba National Park, celebre per il programma di addomesticamento degli elefanti africani che tenta di farli cavalcare anche dai turisti. Vivevano qui anche circa 20 esemplari di rinoceronte bianco, uccisi durante la guerra civile attorno al 2000. Dal 2006 non sono più stati registrati avvistamenti. Sappiamo anche che l’ultimo maschio di rinoceronte bianco settentrionale – che viveva nella riserva Ol Pejeta Conservancy in Kenya – è morto a seguito di un’infezione ad una zampa.

6 – Abu Mena, Egitto

Fonte foto: AWIB-ISAW/Iris Fernandez su Flickr

Nell’antichità, questa città era una meta di pellegrinaggi grazie ai suoi complessi monastici, oggi restano visibili le fondamenta degli antichi edifici, ma delle loro vecchie sembianze non resta praticamente nulla. Oltre all’incuria, una delle problematiche maggiori è che, in presenza, di abbondanti precipitazioni, gli strati di argilla più in superficie vengono letteralmente “lavati via”.

7 – Foresta tropicale, Sumatra

Author: Marc Patry | Copyright: © Marc Patry

Stiamo parlando di 2,5 milioni di ettari di foresta e di ben 3 parchi nazionali (Gunung Leuser, Kerinci Seblat e Bukit Barisan Selatan). In questi luoghi vivono 10 mila specie vegetali di cui 17 endemiche, oltre 200 specie di mammiferi, oltre 580 specie di uccelli, di cui 21 endemici. Tra i mammiferi, impossibile non citare l’orango tango di Sumatra. In generale è proprio la biodiversità che l’Unesco tenta di tutelare dal bracconaggio, dall’agricoltura selvaggia, dal disboscamento non autorizzato, da progetti di costruzione di opere stradali che pretenderebbero di attraversare l’intera foresta.

8 – Hatra, Iraq

Author: Véronique Dauge | Copyright: © UNESCO

In questo caso, molti dei danni subiti dalla città sono recenti. Il 15 marzo 2015 Isis pubblica un video in cui i miliziani si scagliano sui templi e distruggono la decorazione architettonica dei Grandi Iwan. Per fortuna, dopo un periodo di scarse notizie, i militari che liberano Hatra il 26 aprile del 2017 comunicano che non si tratta di un caso simile a quello più tristemente celebre di Palmira. “Ci sono danni, ma Hatra è ancora in piedi“, dice Enrico Foietta collaboratore della Missione Archeologica Italiana. Di fatto, l’Isis ha prodotto conseguenze massicce: a febbraio 2015 mostrava la distruzione del Museo di Mosul, proprio lì si trovavano moltissimi reperti provenienti da Hatra che probabilmente sono finiti nei meandri del commercio illegale e che forse, un giorno, saranno recuperati con estrema difficoltà.

9 – La Libia perduta

Author: Francesco Bandarin | Copyright: © UNESCO

Sono 5 i luoghi Patrimonio dell’Unesco libici inseriti nella triste lista dei siti mondiali a rischio: i siti archeologici di Cirene (foto) e Leptis Magna, quello di Sabratha, i siti rupestri di Tadrart Acacus e la città vecchia di Ghadamès, la “perla del deserto” nata dentro un’oasi attorno alla sorgente Ain El Fersa, secondo la leggenda scoperta dopo il colpo di zoccolo sferrato da una giumenta dei cavalieri della tribù di Nemrod in cerca di riposo.
I danni subiti da questi siti sono dovuti ai conflitti che hanno interessato il Paese e che non consentono una cura adeguata.

10 – Le foreste pluviali e i lemuri del Madagascar

Fonte foto: utente NH53 su Flickr

Le foreste pluviali di Atsinanana comprendono 6 parchi nazionali distribuiti lungo la parte orientale dell’isola e ciò che rimane di esse è indispensabile a garantire al Madagascar di preservare la sua biodiversità unica. Sull’isola molte specie di animali e piante, dal momento della separazione dal resto del continente, hanno continuato ad evolversi in maniera esclusiva e le foreste sono ciò che ha “coccolato” questa evoluzione. Oggi però specie rare come i primati e i lemuri sono in grave pericolo a causa della caccia e la foresta stessa è ferita dal disboscamento illegale. Ci sono però anche buone notizie: gli scienziati hanno individuato un nuovo primate ribattezzato “lemure nano di Groves” (Cheirogaleus grovesi) proprio in Madagascar. Resta il fatto che i lemuri siano animali da salvare: 24 specie restano “in pericolo critico”, 49 “in pericolo” e 20 “vulnerabili”, quasi tutte vivono in Madagascar.

11 – Nan Madol: centro cerimoniale della Micronesia orientale

Author: Osamu Kataoka | Copyright: © Osamu Kataoka

Nan Madol è una serie di oltre 100 isolette costruite in basalto e corallo, isole artificiali dunque, oggi soltanto rovine misteriose da qualcuno associate persino all’antica Atlantide e, si dice, popolate da fantasmi. Si trovano lungo la costa orientale dell’isola di Pohnpei e rappresentavano l’antica capitale della dinastia Saudeleur. Il sito potrebbe essere stato eretto attorno al 1200 ma si pensa che fosse abitato già molto tempo prima, anche dal 200 a.C. Oggi la crescita incontrollata delle mangrovie, insieme al deposito di limo e sedimenti lungo i canali, rappresentano la minaccia principale per gli edifici ancora in piedi.

12 – Zona archeologica di Chan Chan, Perù

Author: Hubert Guillaud | Copyright: © CRA-terre

Nel 1400 in questa zona vivevano 60 mila abitanti, tra gli edifici costruiti con mattoni cotti al sole e argilla cruda. I materiali scelti sono la causa della sua stessa fragilità: le piogge li lavano via e oggi, a causa dei cambiamenti climatici e delle piogge più frequenti, la situazione si aggrava.
Quella che era la più grande città precolombiana del Sudamerica, con i suoi 20 km quadrati circa, fu saccheggiata dagli invasori spagnoli, ma si dice che all’arrivo di Francesco Pizarro fosse comunque già quasi del tutto abbandonata. In seguito fu lasciata in preda all’erosione naturale.

13 – Siria, una terra da salvare

© UNESCO | Author: Ron Van Oers

Fonte foto: Unesco, gennaio 2017

I conflitti dell’ultimo decennio e la presenza dei miliziani dell’Isis hanno causato lo scempio di uno dei luoghi più affascinanti del mondo, oltre a centinaia di migliaia di morti. Nel 2013 l’Onu ha inserito 6 luoghi nella lista dei Patrimoni dell’umanità a rischio: le città vecchie di Aleppo, Bosra e Damasco, i villaggi della Siria del nord, la fortezza militare di Krak dei Cavalieri e la Cittadella di Saladino, Palmira.
Quest’ultima è sicuramente l’emblema della distruzione da parte dell’Isis, simbolo dell’Occidente che viene preso di mira e devastato. L’arco di Trionfo, il teatro, il tetrapilo di Diocleziano, così come il tempio di Baalshamin, il leone di pietra che faceva da guardiano al museo di Tadmor e il tempio di Baal sono soltanto un ricordo.
Ad Aleppo e Damasco non è andata meglio: molti quartieri sono ormai un cumulo di macerie, la moschea degli Omayyadi di Aleppo e il suo minareto risalente al 1090 (foto)  è stata bersaglio di esplosioni devastanti. Stesso destino per i mercati, simbolo delle vecchie usanze siriane e della cultura di questi luoghi. Basta guardare alcuni video circolati online per rendersi conto che queste città sono ormai spettrali.
Non esiste più nemmeno l’antico ponte sull’Eufrate presente sulle banconote, mentre città come Bosra con i loro reperti e i loro edifici romani hanno subito la stessa sorte di Palmira, bersaglio dell’odio verso la civiltà occidentale.

Fonte foto: Unesco, Ott 2017

Abbiamo però qualche buona notizia: la statua del leone di Al-lāt che ornava il tempio della dea a Palmira, anch’essa seriamente danneggiata, è tornata in piedi grazie al supporto dell’Ue e dell’iniziativa che tenta di recuperare l’eredità storica di questi luoghi che i conflitti compromettono ogni giorno di più.

14 – Le Everglades, Usa

Author: Kishore Rao | Copyright: © UNESCO

Questo parco nazionale della Florida è una riserva di paludi che copre oltre 1 milione e mezzo di acri. Non a caso le Everglades vengono definite “fiume d’erba”: sono composte da un intrico di mangrovie, cladium e pinete, al di sotto delle quali vivono centinaia di specie animali, dalle tartarughe liuto ai lamantini, fino alle pantere della Florida. Uccelli e rettili trovano qui il loro habitat perfetto, ma fenomeni naturali come gli uragani e lo sviluppo agricolo e umano causano una perdita di questo habitat e un deterioramento del flusso d’acqua e della qualità ambientale.

15 – La città vecchia di Sana’a, Yemen

Author: Maria Gropa | Copyright: © UNESCO

Situata a 2.200 metri di altitudine, la città è abitata da oltre 2.500 anni ed è diventata nel VII e nell’VIII secolo uno dei maggiori centri per la diffusione della cultura islamica, come dimostrano le 103 moschee, i 14 hammam e le oltre 6 mila abitazioni costruite tutte prima dell’XI secolo. Tutto in questa città vecchia trasuda storia, comprese le torri che svettano qua e là e aggiungono fascino ai contorni. Purtroppo però anche in questo caso la guerra civile e gli attacchi sauditi dal cielo hanno messo in pericolo ogni cosa.

16 – I ghiacciai in ritirata

I ghiacciai si stanno ritirando. Un recente studio conferma che, considerando il solo ghiaccio antartico, il suo scioglimento subacqueo è molto maggiore di quanto finora ipotizzato e raddoppia ogni 20 anni. L’Antartide potrebbe essere la maggiore causa di sollevamento del livello dei mari, scalzando nel triste primato la Groenlandia. Il motivo è dovuto al surriscaldamento delle acque, che generano quindi un effetto non in superficie ma subacqueo: la perdita di 5 metri di spessore ogni anno dal fondo dello strato di ghiaccio.

17 – Isole di Tuvalu, Polinesia

Fonte foto: Nature

Questo piccolo arcipelago polinesiano è una luce in mezzo al buio: da anni si temeva che l’innalzamento del livello dei mari lo avrebbe sommerso, invece ora uno studio mostra la sua crescita. Gli studiosi dell’Università di Auckland hanno scattato varie fotografie aeree e hanno comparato la dimensione della superficie terrestre degli atolli nei vari anni. Purtroppo però le isole basse potrebbero non sopravvivere e oggi sono ancora salve grazie alla direzione delle onde e grazie ai sedimenti che le tempeste hanno accumulato, che vanno a compensare l’erosione della terraferma.

18 – Stintino e la Spiaggia Rosa di Budelli, Sardegna, Italia

Fonte foto: Wikipedia

La Pelosa di Stintino è una delle spiagge più note della Sardegna, ma rischia di essere devastata in maniera irreversibile. L’allarme si ripete ogni anno soprattutto quando i turisti vengono attirati su queste coste meravigliose dalla bella stagione, ma proprio il sovraffollamento sta soffocando la spiaggia. Ecco allora alcune regole che aiuterebbero a limitare i danni: tutela del fondale marino, divieto di rimozione di sabbia e conchiglie, divieto di rimuovere la posidonia spiaggiata, capace di nutrire l’arenile ed evitare l’erosione, riduzione del calpestio, raccolta dei rifiuti a mano. Il caso di turismo eccessivo letale più tristemente noto in Sardegna è sicuramente quello della Spiaggia Rosa di Budelli, nell’arcipelago della Maddalena, la cui sabbia colorata veniva saccheggiata dai turisti in visita al punto da sparire e costringere a chiudere la spiaggia.

19 – Kilimanjaro, Tanzania, Africa

Fonte foto: utente truebacarlos su Flickr

L’inconfondibile abbinata tra il bianco del ghiacciaio di Rebmann e i colori della savana sottostante potrebbe in futuro non essere più scontata. Se oggi il Kilimanjaro è riconoscibile in qualsiasi immagine proprio per questo accostamento unico, pare che entro i prossimi 20 anni il ghiacciaio si ridurrà fino a sparire.

20 – L’Avana, Cuba

Fonte foto: utente marco su Flickr

Niente e nessuno potranno mai cancellare il passato rivoluzionario, per molti glorioso, dell’isola, ma lo scorrere del tempo e le aperture verso il resto del mondo che hanno caratterizzato gli ultimi anni potrebbero generare una contaminazione tra il passato esclusivo di Cuba e nuovi modi di vivere più moderni. E’ il caso di vedere L’Avana e i sui quartieri storici, su tutti l’Avana Vieja, prima che la trasformazione – nel bene e nel male – sia compiuta.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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