Ballando con il cuore… abbracciando la vita

Una giornata nel laboratorio di tango-terapia in un centro di riabilitazione cardiologica a Roma

Video di Oriana Boselli.

È sabato mattina, ci troviamo all’interno dell’ICC, l’Istituto Clinico Cardiologico di Roma; i partecipanti del laboratorio di tango-terapia “Balliamo col cuore” arrivano puntuali, chi da diverse parti di Roma, altri direttamente dal reparto di degenza dalla struttura, dove hanno da poco subito interventi cardiochirurgici.

L’ambiente è rilassato, cordiale, sereno: c’è posto per i sorrisi, gli abbracci e due chiacchiere; si capisce subito che non è il solito contesto medico di riabilitazione con camici bianchi e musi lunghi.

Le due terapeute che conducono il corso, la dottoressa Lucilla Croce (psicologa dell’equipe della riabilitazione cardiologica presso l’ICC) e la dottoressa Delia Caridi, fanno accomodare i partecipanti seduti in cerchio per due parole iniziali, a seguire si comincia con esercizi di riscaldamento per poi andare su quelli più specifici che riguardano i linguaggi del tango.

Le psicoterapeute adattano gli esercizi in base ai partecipanti: oggi c’è un paziente che ha subito un importante intervento al cuore da soli dieci giorni. Gli esercizi che si basano sul linguaggio tanghèro pongono l’attenzione sulla ricerca dell’altro attraverso lo sguardo, detto “mirada”, la connessione emotiva e dei corpi, la camminata consapevole, gli abbracci, la respirazione.

Questa è solo una piccolissima parte di tutto il lavoro, perché quello che emerge spontaneamente sono i vissuti emotivi.

Le emozioni sono difficili da descrivere, bisogna viverle in prima persona, perché ognuno di noi sperimenterà vissuti diversi all’interno di un contatto con un’altra persona.

Alla fine si torna seduti in cerchio e si esprimono le sensazioni provate, ci si confronta sull’esperienza, aiutati dalle psicoterapeute nella rielaborazione dei vissuti. In questo momento di condivisione le prime parole sono: “Mi sono distratto dalla vita quotidiana, dai problemi dalla malattia e mi sono fermato ad ascoltare il mio corpo, il mio respiro, le sensazioni che trasmetto e che provo in un abbraccio”.

Una partecipante che aveva avuto un recente lutto ha detto che questi momenti le donano serenità, rilassatezza e senso di condivisione e che anche grazie a questo, è riuscita a superare un brutto momento di depressione.

In questi incontri si esce dalla solitudine, dai propri vissuti legati alla malattia e da paziente si torna ad essere ‘persona’.

Questo laboratorio è uno spazio interiore, un lusso che ci si concede raramente.

Chiedo alla dottoressa Lucilla Croce, psicologa, psicoterapeuta, specialista in Psicologia della Salute, e ideatrice del progetto “Balliamo col cuore”: “Cosa è la tango-terapia?”

“E’ utile precisare che un laboratorio di tango-terapia non è una lezione di tango finalizzata solo all’apprendimento dei passi, non si approfondiscono più di tanto gli aspetti tecnici ed estetici delle figure. La tango-terapia utilizza principalmente gli strumenti del tango argentino (il ballo, la musica, i codici, la sua filosofia, la sua cultura) per poter esplorare le proprie risorse individuali, il proprio stile di contatto e di relazione con se stessi e con gli altri. La psicologia e il tango, sotto molti aspetti, hanno in comune lo stesso linguaggio: ascolto, fiducia, relazione, contatto, ruoli, sono tutte tematiche che ritroviamo in entrambe le discipline. Il tango, in ultima analisi, è una metafora della vita. Il termine ‘terapeutico’ in questo caso, si riferisce alla possibilità di promuovere un senso di benessere personale, che agisce a livello bio-psico-sociale, grazie anche a una maggiore consapevolezza di sé, attraverso l’esperienza che passa dal corpo e dall’incontro con l’altro. Il corpo rappresenta il nostro essere nel mondo, è la nostra ‘struttura’ e ha una sua memoria, che registra, conserva, mostra e dimostra ciò che siamo”.

Per questo nel tango è impossibile mentire, perché nel linguaggio del corpo ritroviamo tutte le nostre esperienze, le nostre memorie, le nostre rigidità e la capacità o meno di saperci fidare e affidare all’altro. La possibilità di mettersi in ascolto del nostro corpo, consente di entrare in contatto con quei segnali complessi a cui non dedichiamo quasi mai la giusta attenzione, come gli stimoli sensoriali, propriocettivi e cinestetici. Questi stimoli vissuti nella consapevolezza possono essere integrati a livello cognitivo, permettendo una maggiore comprensione di sé.

Anche lo yoga, il pilates e le varie forme di ginnastica usano il corpo per conseguire un miglioramento del benessere, ma nella tango-terapia il corpo non esegue soltanto esercizi individuali, qui il corpo si relaziona anche con un partner e con un gruppo di persone più ampio.

“Il ballo del tango – continua la dottoressa Croce –  stimola l’ascolto dell’altro, diventa un potente strumento di dialogo intimo tra due corpi, che devono conoscersi e riconoscersi per poter generare un movimento quasi all’unisono, che nasce da un’improvvisazione, dall’essere presenti ‘nel qui e ora’. La magia del tango è tutta in quel miracoloso fluire che può derivare solo da una comunicazione profonda, una connessione che scaturisce dall’incontro autentico di due identità”.

In questo laboratorio, in particolare, si parte dalla necessità di una riabilitazione fisica e psicologia delle persone che hanno avuto esperienze di patologie legate al cuore, per poi ampliare lo sguardo sulla promozione del benessere della persona in generale e in relazione con gli altri. Nel caso specifico, gli incontri sono infatti aperti a tutti, familiari e amici dei pazienti, ma anche a chi problemi (medici) di cuore non ne ha. Questo permette una maggiore integrazione tra le persone, indipendentemente dal loro stato di salute, per evitare che ci si etichetti o si venga etichettati come ‘pazienti’ o peggio ancora come ‘malati’.

Chi può partecipare a questi laboratori?

Tutti possono approcciare a questo tipo di esperienza, seguiti da professionisti esperti, che, oltre alla conoscenza del tango, sappiano gestire le dinamiche di gruppo e i vissuti, anche di profonda entità emotiva, che possono emergere. Inoltre non è necessario saper ballare né essere in coppia.

Quali benefici porta?

I principali benefici riconosciuti da questo tipo di esperienza sono prima di tutto in termini di benessere generale, comprendendo la persona nella sua totalità e non focalizzando l’attenzione (come ancora fa la medicina ufficiale) solo sulla parte dolente del paziente, spesso senza considerarne gli aspetti psicologici e sociali.

Questo ballo mette in moto le emozioni e tutti i muscoli del nostro corpo, si sono riscontrati benefici a livello motorio, cardiovascolare, neurologico e psicologico.

Nell’abbraccio e nel movimento, accompagnato dalla musica che trasporta corpi ed emozioni, si producono endorfine e viene stimolato l’ormone dell’attaccamento emotivo, l’ossitocina.

Dall’intervista al cardiologo promotore del laboratorio di tango-terapia all’interno dell’ICC, il dottor Massimo Romano, responsabile della riabilitazione cardiologica, emerge una profonda consapevolezza dei benefici di questo approccio.

“Come nasce il progetto d’inserire la tango-terapia in questo specifico contesto medico, quello della riabilitazione cardiologica?

“Questo progetto nasce dal bisogno di andare oltre la semplice riabilitazione medica e fisioterapica dei pazienti cardiopatici o cardiochirurgici.

Inizialmente la riabilitazione cardiologica si focalizzava sulla ricerca di un recupero meccanico, respiratorio e muscolare, ma ci siamo accorti che questo non bastava. Nella nostra pratica clinica è chiaramente emersa la necessità anche di un recupero psicologico, perché l’uomo è qualcosa di più, è emozione, sensazione.

La tango-terapia ci permette di ripristinare il benessere personale come emozione psicofisica dell’individuo, in rapporto alla coppia, alla famiglia, agli altri, al gruppo e in ultima analisi, all’universo di cui siamo parte.”

Senza dubbio un medico illuminato, proveniente dalla medicina occidentale e ufficiale, che non tratta i pazienti come macchine a cui aggiustare pezzi rotti, ma vede la persona intera nella sua complessità.

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Valentina Frangella

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