Il biomonitoraggio ambientale attraverso le api

Le api sono straordinari indicatori biologici per valutare lo stato di salute ambientale e i rischi di esposizione animale (uomo incluso)

Di Monia Tamburini

Le api e il miele
Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita: è una delle frasi più a effetto che popolano la rete e attribuite ad Albert Einstein (notizia poi smentita).
Chi sia l’autore di questa intuizione a noi può anche interessare poco… Ben altro rilievo ha invece la riflessione di quanto sia sottile il filo che ci unisce al mondo animale e di quanto si sottovalutino i segnali importanti che ci arrivano da esseri forti e allo stesso tempo delicati come le api.
Il risultato dell’attività delle api, il miele, ha una storia antichissima e le api “sociali” avrebbero un’età che va da 20 a 10 milioni di anni or sono. Un milione di anni fa compare l’uomo.
Le prime tracce che testimoniano l’uso del miele da parte dell’uomo, che probabilmente se ne cibava fin dalle origini, sono databili a circa 10mila anni fa su pitture rupestri scoperte in Spagna.
Al miele, così come all’ape, era attribuito un valore sacro e un’origine divina, come testimoniano diversi miti: quello di Zeus nutrito dal latte della capra Amaltea e di miele dalle figlie di Melisseo, di Dioniso allevato a miele da una ninfa, e di Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, che insegnò agli uomini l’arte dell’apicoltura.
Oggi il miele è una materia prima diventata insostituibile nell’alimentazione dello sportivo: tra le sostanze dolci è l’unico alimento che non subisce manipolazioni da parte dell’uomo, è fortemente caratterizzato da elementi naturali (api e piante) e ha il grande vantaggio di poter fornire all’organismo calorie prontamente disponibili.
Proprio per le sue modalità di produzione, il miele è un vero e proprio veicolo di monitoraggio del territorio: durante l’attività di bottinamento, vale a dire nella fase di raccolta del nettare che serve a produrre il miele, le api catturano e concentrano una miriade di molecole chimiche sospese nell’aria, disciolte nelle acque e radicate nel terreno e nelle piante. Grazie anche ad altre matrici, quali la cera e l’alveare come organismo collettivo, e per l’alta ricettività nei confronti delle variazioni dell’ecosistema in cui opera, l’ape è considerata il “bio indicatore per eccellenza” perfetta per biomonitorare l’ambiente.

Il biomonitoraggio
Il biomonitoraggio è uno strumento innovativo di controllo che può trovare varie applicazioni nel campo degli studi ambientali: permette infatti di rilevare gli effetti dell´inquinamento osservando organismi viventi e i loro parametri biologici attraverso lo studio di variazioni ecologiche dovute all´effetto di una o più sostanze inquinanti presenti nei vari comparti della biosfera.
Questi studi permettono di osservare eventuali modificazioni morfologiche, fisiologiche e genetiche sia a livello cellulare e di organismo, ma anche a livello di popolazione e di comunità.
Perché proprio le api e in particolare il loro prodotto d’eccellenza? Perché non tutti gli organismi sono adatti a essere impiegati come bioindicatori e le api – che già nel 1980 vennero definite “bioindicatori ideali” – per contro rispondono bene ai requisiti richiesti, tra cui la disponibilità d´informazioni biologiche e geografiche, la disponibilità di tecniche di campionamento affidabili e standardizzabili e i costi contenuti sia per il campionamento che per gli esami.
Da qualche anno la dottoressa Serena M. R. Tulini, della Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agroalimentari e Ambientali – Università degli Studi di Teramo, insieme al suo staff di aziende (Az. Agricola ApiLibere di Annalisa Casali; Api UniTe-Buzz Eco Scan; TerÁpia – MenteAlchemica) promuove un’importante attività di biomonitoraggio con le api: in particolare dal 2016, grazie alla sensibilità dell’azienda Ducati Motor Holding S.p.A., è attivo anche un progetto che, nell’ambito delle attività rivolte al controllo e contenimento delle emissioni tossiche, raccoglie i dati relativi allo stato di benessere di un’intera colonia di api.

Come funziona il biomonitoraggio attraverso le api?
Le famiglie di api si muovono entro circa 7 km di raggio rispetto al proprio alveare e sono circa 8000 i prelievi giornalieri dalle matrici ambientali (aria, acqua e suolo) che possono fornire dati qualitativi e quantitativi relativi alla salubrità o meno di un determinato ecosistema. A questi si aggiungono informazioni importanti riguardanti la combinazione e gli effetti sinergici degli inquinanti su ampio raggio.
La zona di studio del progetto di cui abbiamo detto sopra è costituita dal perimetro aziendale della sede produttiva Ducati di Borgo Panigale (Bologna): si tratta di un ambiente definito come area mista (urbana, industriale e agricola) per cui molto complessa, e questo ha permesso di indagare sulla presenza di pesticidi, metalli pesanti, cloruri, solfati e nitrati e altre classi tossicologiche. Si tratta di elementi che hanno la peculiarità di accumularsi e sedimentare all’interno degli organismi umani e animali: e allo stesso modo l’ape assorbe, cattura e raccoglie…
Il miele rappresenta la matrice di raccolta per il breve periodo mentre la cera viene utilizzata per le valutazioni di lungo periodo grazie alla sua natura lipidica che conserva a lungo nel tempo le sostanze inquinanti. Sulla base dei dati raccolti per tutto il periodo di monitoraggio i principi attivi ricercati (cioè quelli pericolosi per l’uomo) si sono rivelati essere quasi non percepibili (la soglia di rilevabilità e di 0,01 mg/kg). Gli alveari hanno prodotto circa 80 kg di miele e gli unici interventi dell’apicoltore (www.apilibere.itFacebook) sono stati di ordinaria profilassi.

Ciò nonostante ci sono stati due gravi episodi di mortalità registrati nel periodo tra giugno e settembre 2016: una distesa di api morte ha allarmato l’apicoltore. Sono stati raccolti quindi corpicini a campione e inviati in laboratorio per ricercarne la causa di morte, dove non sono stati evidenziati elementi tossici con valori rilevanti. Senonché anche nel periodo intorno alla metà di giugno 2017 si è assistito a un fenomeno simile: api morenti disorientate e scoordinate e api morte con ali aperte e ligula estroflessa, un classico scenario da intossicamento da glifosate. Perché non era stato rilevato in laboratorio? Perché la composizione chimica del glifosate non rientra nello studio delle classiche metodiche di analisi sui pesticidi per cui durante i prelievi di biomonitoraggio non sono state evidenziate anomalie Ma questo diserbante, che in effetti veniva utilizzato ciclicamente in azienda, è stato individuato come la causa principale di mortalità acuta e massiva delle api. Ovviamente è stato prontamente sostituito da un altro prodotto erbicida, e nelle ispezioni successive il tutto era rientrato nella norma.

Fonti:
– Ducati Motor Holding S.p.A.
– pH s.r.l. – Gruppo TÜV SÜD
– Az. Agricola Api Libere di Annalisa Casali (Codemondo-RE)
– Serena M.R. Tulini (Medico Veterinario SVETAP, Ricercatore presso Università degli Studi di Teramo)
www.arpae.it

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