Buona festa della mamma con lo smartfon!

Un omaggio scherzoso alle mamme nate nell’era analogica, alle prese con questa nuova, folle era digitale

Domani è la festa della mamma. Nel mandare un augurio a tutte, un pensiero va sempre alle nostre rispettive genitrici. Molto probabilmente gli auguri glieli manderemo via messaggio sul cellulare, via chat. Sempre ammesso che li vedano.

Chi ha madri sulla sessantina ha capito già dove andiamo a parare: su quell’amabile crogiuolo di insensatezze che sono i dialoghi con le nostre mamme fatte sui nuovi supporti tecnologici. Perchè la mamma-tipo di quelli della mia generazione è in pensione o vicina alla pensione, è figlia del boom degli anni 50 e 60, ha studiato e si è emancipata e il cellulare ce l’ha e lo vuole usare. Purtroppo per noi.

Intendiamoci, molte mamme utilizzano o hanno utilizzato queste nuove tecnologie per lavoro e magari sono anche più capaci di noi ad usarle. Ma molte altre hanno cominciato ad usare il computer e soprattutto lo smartphone per forza, e lo fanno in un modo tutto loro. È  diventata ormai un simbolo per tutti la mamma del fumettista Zerocalcare, che chiama il figlio per avvisarlo che “non c’è più Google” o che “è sparita la F dalla tastiera”.

Ma rimaniamo in particolare sul dialogo su smartphone che avviene con le nostre mamme e genera una serie di mostri. Un giorno gli scienziati identificheranno alcune tipologie di madri che usano lo smartphone, ne possiamo anticipare alcune, con alcuni consigli:

  • La madre 2.0 “impegnata”: è convinta di saper padroneggiare le chat come Mark Zuckerberg ed è ancor più convinta dell’utilità e della necessità di chattare col mondo, tanto che vi subisserà di quelle che una volta si chiamavano “catene di S. Antonio”, messaggi “da mandare subito a tutti i vostri contatti” relativi a ogni tipo di emergenza. Condivide con urgenza la preghiera contro la guerra, la segnalazione della truffa, la notizia fake, le foto dei gattini. Inutile cercare di convincerla a smettere, lasciatele inoltrare tutto, la sua coscienza si sentirà sollevata.
  • La madre 2.0 “ludica”: anche questa tipologia fa ricorso a frequenti messaggi massivi, ma qui la categoria gattini e “buongiornissimo” va per la maggiore. Vale come sopra, anche se qui la probabilità che un giorno vi condivida un potentissimo virus che vi resetta anche il microonde è leggermente più alta.
  • La madre 1.0: generalmente in pensione, utilizza lo smartphone per necessità di comunicazione con i membri più stretti della famiglia. Utilizzandolo meno, è anche meno pratica. I suoi messaggi risentono ancora dell’influenza di una guerra mai vinta contro il T9 o l’autocorrect e i membri più giovani della famiglia hanno ormai una Stele di Rosetta che gli permette di capire almeno le parti fondamentali del discorso.
  • La madre 0.0, detta anche Nokia 3310: ha lasciato il vecchio telefonino perchè si è suicidato, altrimenti avrebbe continuato ad usare quello. Usa lo smartphone ma solo per strette necessità, si connette solo con il wi-fi di casa e proprio per questo spesso il suo telefono è, appunto, a casa. Mentre lei è fuori. E voi siete con una gomma bucata in autostrada.

Le tipologie allo studio sono molteplici, esistono pagine sui social seguite da milioni di persone che raccolgono gaffes  e dialoghi fantastici, che si declinano anche con varianti regionali.

 

Un pensiero affettuoso va a tutte loro e anche a noi: uno studio di Save the Children pubblicato proprio in questi giorni racconta come le donne italiane debbano essere “equilibriste” per conciliare vita e lavoro e diventino madri in età sempre più avanzata, in cima alla classifica europea per “vecchiaia”.

Chissà tra qualche anno quanto sarà cambiata ancora la tecnologia, quanto saremo vecchie noi e quanto faremo fatica a starle dietro, e quanto faremo ridere i nostri figli.

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi