Buona Festa della Rimozione

Il 25 Aprile è la Festa della Liberazione ma forse dovremmo chiamarla Festa della Rimozione.

Quando il 12 settembre 2017 la Camera dei Deputati approvò la proposta di legge del deputato PD Emanuele Fiano di rendere reato l’apologia e la propaganda del fascismo tramite simboli, fummo in molti a essere grati a Fiano, me compresa. Oggi, personalmente, un po’ meno. Perché aiuta i fascisti a nascondersi.

Il 12 settembre 2017 era un martedì. A opporsi alla proposta di introdurre un nuovo articolo nel codice penale, l’articolo 293-bis, per punire «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco» furono Lega Nord (per ovvi motivi), Forza Italia (per altrettanto ovvi motivi) e Movimento 5 Stelle (per motivi tutt’ora poco chiari).
Lo stesso giorno Alessandro Di Battista scrisse sul suo profilo Facebook:

«Dopo 42 giorni di ferie oggi la Camera dei deputati si è riunita e al primo punto dell’ordine del giorno ha inserito una legge che potrebbe mandare in galera chi fa il saluto romano o mettere fuori legge la scritta “Mussolini dux” dell’obelisco del Foro Italico. Il Movimento Cinque Stelle ha votato contro a questa ennesima pagliacciata! Ora ci daranno dei fascisti, fanno sempre così, ma meglio subire attacchi puerili che avallare un sistema che si occupa di tutto tranne che delle reali esigenze dei cittadini. Anche oggi, non cadendo nelle trappole ridicole del Partito Democratico, vado a casa con la coscienza a posto. E ai falsi, ipocriti “comunisti” (vera sciagura italiana) dico che un comunista vero oggi penserebbe alla sanità, alle persone senza reddito, e vorrebbe buttare giù il capitalismo finanziario, non l’obelisco del Foro Italico. Se non sbaglio fu Ennio Flaiano a dire che “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”».

Il patrimonio artistico italiano, compreso quello di epoca fascista, non era minimamente messo in discussione dalla proposta di legge, tuttavia si accesero non poche polemiche che questionavano cosa sia l’arte e cosa no, quale arte fascista salvare e quale no, come la sterile proposta avanzata da qualcuno di abbattere i monumenti e l’architettura fascista. Tuttavia è chiaro a tutti che molta produzione di estetica fascista – ma sarebbe più corretto parlare di estetica razionalista – gode di una caratura artistica enorme, e che il non accettarlo equivale ad abbaiare alla luna scambiandola per bistecca. Pensiamo a una città come Milano senza Sironi, né Balla, né la Stazione Centrale. Pensiamo a Riccardo Gualino, l’unico imprenditore industriale mandato al confino (formalmente perché colpevole di bancarotta fraudolenta, sostanzialmente perché colpevole di antifascismo) che fece progettare i suoi uffici in stile razionalista – o fascista, che dir si voglia.

Dunque, appurato che l’obelisco del Foro Italico deve stare dove sta, che l’arte e l’architettura non c’entrano nulla con la proposta di Fiano, e che gli aforismi di Flaiano meriterebbero una cornice migliore, rimane il fatto che l’articolo 293-bis, più che fare un torto ai fascisti, li aiuta: a nascondersi. A confondersi, a dissimularsi, a sembrare persino poi non così tanto fascisti.

La chiamiamo Festa della Liberazione alludendo a un fatto storico e concluso nel tempo, ma la verità è che dovremmo chiamarla Festa della Rimozione. Perché di tutto ci siamo liberati, meno che del fascismo delle piccole cose e del timore di conviverci. Rimuovere il fascismo dagli oggetti e dalle estetiche non serve a nulla, perché gli atteggiamenti fascisti esistono anche senza simboli fascisti e saluti romani.
È fascista, oltre che stupido, credere che basti una rimozione a sistemare tutto. Non si può, né si deve cancellare tutto, anzi, è bene discernere, riconoscere, anche con l’ausilio di oggetti e segnali, ogni fascista per strada, ogni atteggiamento fascista, ogni tentativo di imposizione, compresi quelli contenuti in questo articolo. Se volano schiaffi, pazienza.

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Stela Xhunga

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