Cannabis light “bocciata” dal Consiglio superiore di sanità

No alla libera vendita della cannabis light: la motivazione è che non può esserne esclusa la pericolosità, nonostante i bassi livelli di Thc. Ma il ministro della Salute Grillo precisa: “Il Css è un organo consultivo, chi decide è il governo”

Si vieti di vendere la cannabis light.

E’ questo, in sintesi, il parere espresso dal Consiglio superiore di sanità (Css), l’organo di consulenza tecnico scientifica del Ministro della salute, in riferimento ai “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” a basso contenuto di Thc acquistabili in diversi punti vendita (tabaccherie, canapa shop, ma anche distributori self service) in tutta Italia. Il Css spiega che “non può essere esclusa la pericolosità della cannabis light'”, e che pertanto devono essere  attivate, “nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”.

Livelli di Thc non trascurabili

Secondo il Css, come riporta in un articolo l’Adnkronos, “la biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.

Rischi ancora da valutare

E ancora, continua Adnkronos, secondo il Css non pare in particolare “che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)”.

Dossier più ampio

Come spiega Roberta Siliquini, presidente del Consiglio superiore di sanità, i pareri espressi in merito alla cannabis light fanno parte di un dossier più ampio sull’argomento che può dar luogo anche a ripercussioni legislative: tocca ora al ministro della Salute trasmetterlo ad altri soggetti, secondo quello che riterrà più opportuno fare.

Il ministro della Salute assicura: nessuna chiusura punti vendita

Il neoministro della Salute Giulia Grillo, in un’intervista riportata dall’Ansa, spiega che non ci sarà alcuna chiusura dei punti vendita di cannabis light, semmai una loro regolamentazione. Secondo Grillo il parere del Consiglio superiore di Sanità che chiede di vietare la vendita della cannabis light è “una conclusione un po’ forte, visto che si tratta di un principio di precauzione e comunque di una quantità di sostanza attiva molto bassa”. E spiega che il Css è un organo consultivo, mentre le decisioni vengono prese dal Governo, e che tra le decisioni, al momento, “non c’è la chiusura dei canapa shop, casomai una loro regolamentazione. Lo dico anche ai tanti cittadini che mi hanno inviato mail allarmate e che dopo aver investito in un’attività dichiarata legale da una legge del 2016 non possono ora pagare il prezzo per una mancata regolamentazione”. Per il ministro M5S occorrerà inserire un divieto i vendita ai minori come è già stato fatto per alcol e fumo di sigaretta.

(Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2018)

Per saperne di più vedi gli articoli e i video della nostra Inchiesta sulla Canapa:

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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