Che cos'è la Chimica Verde

Chimica verde: cos’è e di cosa si occupa

Per chimica verde si intende l’invenzione, la progettazione e l’uso di prodotti chimici e processi per ridurre o eliminare l’uso e la produzione di sostanze pericolose.

Da diversi anni l’attenzione all’ambiente e al pianeta – e gli studi, che con sempre più precisione prevedono l’esaurimento entro pochi decenni delle risorse da idrocarburi – hanno indotto anche le grandi multinazionali del petrolio e le aziende che utilizzavano i combustibili fossili per la produzione di beni a guardare altrove, e quindi a studiare sistemi di produzione e a commercializzare prodotti che non inquinino, siano biodegradabili e sostenibili.

Anche perché si è ormai capito che usare alcune sostanze molto inquinanti non conviene non solo dal punto di vista ambientale ma nemmeno da quello economico perché lo smaltimento dei rifiuti diventa troppo costoso. E poiché la chimica è quella scienza che studia la materia e la sua trasformazione, si capisce quanto sia importante – proprio come scienza in sé – nello studio non solo del tipo di sostanze impiegate, ma anche della gestione dei processi.

E più nello specifico: cos’è la chimica verde?
Secondo la IUPAC, l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata – un’organizzazione non governativa a cui aderiscono molte nazioni, compresa l’Italia per il tramite del Consiglio Nazionale delle Ricerche – per chimica verde si intende: “L’invenzione, la progettazione e l’uso di prodotti chimici e processi per ridurre o eliminare l’uso e la produzione di sostanze pericolose”. Una definizione sostanzialmente analoga a quella adottata dall’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, che identifica 12 punti chiave che si possono leggere sul sito ufficiale: tra gli altri, prevenire la produzione di rifiuti piuttosto che trattarli dopo che sono stati prodotti; ridurre al minimo la tossicità delle sostanze chimiche utilizzate; usare ogni volta che sia possibile materie prime rinnovabili.
Si parla di chimica verde, ad esempio, per le bioplastiche o i biolubrificanti.

Per capire meglio ancora l’ambito di applicazione della chimica verde partiamo da una domanda: una particella di sodio è identica a un’altra particella di sodio?
Per un chimico tradizionale una molecola è uguale a un’altra, per un chimico verde no. Da dove arriva quella molecola? Quanta energia si è consumata per produrla? Queste sono le prime domande che il chimico verde si pone; e subito dopo: come posso produrre la stessa molecola usando le risorse rinnovabili del territorio, energia rinnovabile, scarti agricoli, e quant’altro arrivi dall’ambiente e all’ambiente possa tornare?

La chimica verde NON si occupa di alimenti ma di tutto il resto. Degli scarti alimentari per esempio. L’industria alimentare produce una grande quantità di rifiuti, solo il 40% del vegetale viene utilizzato, il resto è scarto e quello scarto può diventare un’opportunità per decine di altre applicazioni. I polisaccaridi estratti dai residui di lavorazione possono essere usati come leganti nella preparazione di biofilm, che sono biodegradabili, biocompatibili e non tossici. E quindi adattissimi alla conservazione e al packaging degli alimenti anche perché agiscono da barriera selettiva nei confronti dell’umidità e della perossidazione lipidica, principale causa dell’irrancidimento dei grassi alimentari.

E tutto questo grazie alla chimica! O meglio, alla Chimica Verde! Ve ne racconteremo delle belle, restate connessi!

 

Disegno di Jacopo Fo – gennaio 2018

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Gabriella Canova

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Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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