Da oggi siamo ufficialmente in debito ecologico con la Terra

Earth Overshoot Day: le risorse naturali del 2018 sono finite!

Nulla di complicato, niente parole difficili, poche variabili, solo un fatto: oggi è l’Earth Overshoot Day. Oggi, 1 agosto 2018, la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse che la Terra ha prodotto nell’intero anno. Più concretamente: la carne, il pesce, l’acqua, la legna, la frutta e la verdura prodotti nel corso dell’anno sono stati consumati. Domani, 2 agosto, iniziano i giorni in overshoot, i giorni letteralmente “andati oltre”, in eccesso.

I consumi delle risorse naturali sono maggiori e corrono più velocemente rispetto alla capacità degli ecosistemi di rigenerarsi. Così ogni anno, con cadenze sempre più ristrette, sempre più drammatiche, ormai dagli anni Settanta, da quando cioè il Global Footprint Network ha iniziato a calcolare il numero dei giorni che la biocapacità terrestre è in grado di fornire all’impronta ecologica umana, ossia alla porzione di terra fertile destinata ai consumi dell’uomo. Nel 1971 l’Earth Overshoot cadeva il 21 dicembre e i giorni in overshoot erano 10. Oggi cade l’1 agosto e i giorni in overshoot sono 151.

Già, perché l’Earth Overshoot Day non è una data simbolo, una ricorrenza o “la giornata mondiale del”, ma il risultato matematico del rapporto fra due grandezze (la biocapacità annuale della Terra e l’impronta ecologica annuale dell’umanità) moltiplicato per il numero dei giorni dell’anno.

Un sistema economico i cui andamenti finanziari mirano esclusivamente alla crescita mal si sposa con un Pianeta dove nulla è per sempre. Si pensi all’anidride carbonica, elemento che riguarda tutti, carnivori, vegani, miliardari, clochards. Le foreste,  tramite la fotosintesi clorofilliana, meccanismo tanto magico quanto semplice, che solitamente si impara a scuola fin dalle elementari, insieme agli oceani sono in grado di smaltire non più di 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno. L’uomo ne produce 36 miliardi. I 16 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in eccesso si accumulano nell’atmosfera, con effetti climatici disastrosi che si ripercuotono su ogni singola risorsa naturale, al punto che il 61% della attuale impronta ecologica dell’umanità serve soltanto a smaltire l’anidride carbonica.

Le risorse consumate sono maggiori rispetto alla capacità rigenerativa del Pianeta, è un concetto semplice. E tuttavia c’è ancora chi pensa che la ricchezza espressa dalle borse mondiali sia completamente slegata dalle risorse naturali; chi vive come se il mercato delle risorse del futuro si potesse autoregolare attraverso risorse invisibili e misteriose. C’è addirittura il Presidente della nazione più influente del mondo che non crede nel cambiamento climatico. Tutte posizioni che ben si sposano con un dato assai comodo e però incontestabile: sul lungo termine saranno, saremo tutti morti, e le generazioni future non potranno esercitare rappresaglie sulle mute spoglie di chi se l’è goduta egoisticamente, nonostante la corsa all’accumulo compulsivo abbia lasciato intendere che si avesse a cuore gli eredi.

La salvaguardia del Pianeta non riguarda soltanto i piani alti della società, lo ha capito bene la Cina, il Paese più popolato del mondo. Dando una scorta alle misure immediate e agli obiettivi con scadenza 2050 annunciati nell’ultimo plenum del Partito Comunista in carica, impressiona constatare che la salvaguardia dell’ambiente è motivo di impegno collettivo, senza esclusioni. Entro il 2050 la Cina si slegherà da qualsiasi combustibile fossile, e molto è stato già fatto a favore delle realtà locali in difesa dell’ambiente, come ad esempio l’avere ridotto del 50% la produzione industriale di alcuni materiali particolarmente pesanti in termini di impatto ambientale, sopra tutti l’acciaio. Un impegno, quello deciso dal Partito Comunista cinese e promosso dal suo Ministero dell’Ambiente, che ha coinvolto l’intera cittadinanza, non soltanto imprenditori e industrie: basti pensare che per passare dalle caldaie a carbone alle caldaie meno inquinanti, lo scorso inverno migliaia di case sono rimaste senza riscaldamento per via della scarsità di gas naturale. Un sacrificio del genere in Italia sarebbe impensabile.

L’azione di un cinese ha ripercussioni sulla vita di un bengalese, così come quella di un bengalese si ripercuote su quella di un russo, eccetera. Come ribadito in occasione degli accordi sui 17 Sustainable Development Goals, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile approvati nel 2015 da tutti i Paesi del mondo e con scadenza 2030, il sovrasfruttamento delle risorse naturali, il degrado del suolo, la perdita delle biodiversità e il cambiamento climatico sono facce della stessa medaglia: la nostra. Niente affatto d’onore.

 

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Stela Xhunga

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