Dalla banalità del male alla banalità del mare

Un viaggio fra i dati di Ministero e ONG

“La Spagna dice NO e va tutto bene. La Francia dice NO e andiamo alla grande. Malta dice NO e ci sembra sensato. La Germania dice NO e ci prostriamo. L’Italia dice NO e siamo tutti fascisti e razzisti di merda.
Come funziona? Che pena questi che si agitano intorno a questa vicenda della nave Aquarius cercando lo sciacallaggio mediatico mentre l’Italia sta facendo quello che fanno sempre gli altri paesi a partire da Malta che ad aprire il suo porto non ci pensa minimamente.
Primo: la nave che ospita queste persone non sta affondando, ma una nave super attrezzata e funzionale dove nessuno sta rischiando di morire.
Secondo: sono allibito perché le persone che ora strombazzano in tv sono le stesse che non hanno mai protestato contro  la Francia e tutti i paesi europei quando chiudono porti e frontiere; mai un fiato.
Terzo: l’Italia non può più essere il campo profughi della Merkel, dell’europeista Emmanuel Macron o del premier spagnolo Pedro Sanchez. Fatevene una ragione.”

Le parole sono di Paolo Ferrara, statista e ideologo di punta del M5S e hanno raggiunto oltre i 32.000 like e le 33.000 condivisioni su Facebook. Al di là delle manchevolezze ortografiche, stupisce l’assenza di numeri e dati reali, come ci si aspetterebbe da uno statista.

Questo il cruscotto giornaliero fornito dal sito del Ministero degli interni italiano, non certo dal sito di una ONG o della Germania, sulla situazione dei migranti sbarcati in Italia. I numeri sono aggiornati all’11 giugno 2018, data di pubblicazione del post su Facebook da parte di Ferrara:

Come si evince dai grafici, l’Italia non è affatto un campo profughi, men che meno di Pedro Sanchez, premier da soli 10 giorni che si è fatto carico di accogliere i 629 migranti a bordo della nave Aquarius. Si sa, l’esito di una storia – sia essa d’amore o di politica – dipende molto dalle decisioni prese durante la fase iniziale. E quando una storia finisce, è dell’inizio e della fine che si conservano i ricordi più vividi.

Quale sarà il ricordo finale che ci lascerà questo Governo non è dato a sapersi, ma probabilmente come prima azione politica ci saremmo aspettati l’abolizione dei vitalizi, l’introduzione del reddito di cittadinanza o l’abrogazione – divenuta all’indomani della campagna elettorale rinominata “riformulazione” –  della legge Fornero.

Pedro Sanchez ha dato un chiaro segnale della sua logica solidarista rispetto alla logica sovranista del predecessore Mariano Rajoy e di Matteo Salvini, ma non potrà accogliere tutte le navi future.

Salvini, da parte sua, agendo pubblicamente e trasformando la nave in un palcoscenico, circondata da motovedette con i rifornimenti di cibo e la garanzia di evacuare donne incinte e feriti in caso di emergenza, dichiara di avere conseguito la “prima VITTORIA” e di avere fatto in una settimana più di quanto abbia fatto la sinistra in sette anni.

Dunque il problema rimane.

Tanto più che ci vuole una buona dose di insipienza, o di malafede, per pensare che la chiusura ai migranti riguardi soltanto Salvini.

Il Ministro responsabile della chiusura dei porti è Danilo Toninelli. Interpellato la sera dell’11 giugno da Enrico Mentana, ha esordito dicendo “penso di aver dimostrato che abbiamo dimostrato una grande serietà”.
Luigi Di Maio ha chiamato le barche con i migranti “taxi di mare”.
Giuseppe Conte non dà segno di volere assumere una sua leadership particolare, e non è detto che il Ministro Giovanni Tria avrà la forza politica di tenere fede alle tesi sostenute nell’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, quando ha parzialmente sconfessato il contratto Lega-M5S in favore di una condotta più prudente in ambito italiano e nei rapporti con la Ue.

La criminalizzazione delle ONG

Nel 2014 la città di Lampedusa fu candidata al Nobel per la pace. Gli sforzi delle autorità, delle ONG e dei cittadini volontari erano motivo di orgoglio per tutti, a eccezione degli xenofobi. Oggi le ONG sono viste con sospetto o addirittura criminalizzate dall’opinione pubblica.

Il “codice di condotta” che nel 2017 l’allora Ministro degli esteri Marco Minnitti impose alle ONG e l’inchiesta voluta dal dott. Carmelo Zuccaro non hanno fatto che acuire il sentimento di malfidenza nei confronti delle ONG, ree, secondo Zuccaro, di “destabilizzazione dell’economia italiana” e di essere finanziate ora dai trafficanti ora dai “nemici economici dell’Italia”. Tutte ipotesi mai confutate, perché le fonti e i dati forniti “con certezza” non sono processualmente utilizzabili. Le indagini, tutt’ora in corso, non hanno mai accreditato le annunciazioni enfatiche di Zuccaro.

Ad oggi nulla risulta a carico delle ONG e la Guardia Costiera Italiana ha ribadito che le ONG non costituiscono un fattore di attrazione per traffici illeciti, ma il cortocircuito mediatico è ormai inarrestabile e le donazioni a favore delle ONG calano del 20%.

Come si è giunti a confondere gli scafisti con i soccorritori di mare, gli operatori di terra e le persone che cercano di mantenere viva la vocazione di un mare che accoglie persone vive anziché morte, è materia che esula le competenze giornalistiche. Pertiene piuttosto alla sociologia, all’antropologia. O forse al marketing.

Chissà che un domani i sindaci di Napoli, Messina, Palermo e Reggio Calabria vengano accusati di traffico di persone per avere dato la disponibilità di attracco alla nave Aquarius.

Quella della “voce grossa” è una strategia debole 

Appurato che l’organizzazione delle cooperative e degli strumenti di pronto soccorso andrebbero migliorati per evitare che la mala condotta dei pochi intacchi l’operato e la credibilità dei più, è così ingenuo pensare che gli investimenti maggiori, in termini di diplomazia e di risorse europee, non soltanto italiane, dovrebbero mirare alla risoluzione dei conflitti e a un sistema di accoglienza che guardi oltre l’emergenza della singola barca?

Un cittadino africano che volesse migrare in Europa per lavorare, senza scappare da alcunché (è una colpa?) non può più farlo legalmente.

Per chi proviene dall’Africa, migrare regolarmente è diventata un’impresa pressoché impossibile.

Non esiste alternativa alla clandestinità perché non esistono canali legali per migrare, né corridori umanitari per i profughi.

L’isolamento dei migranti bloccati su Aquarius non apparirebbe così simbolico se non sapessimo che in futuro ci saranno altre Aquarius e di mezzo ci sarà sempre il mare, elemento che attrae e respinge la capacità di meraviglia e il senso di mistero che accompagna la vita degli uomini, tutti.

Stavolta l’Italia ha fatto la voce grossa con l’Ue e ha “funzionato”. Ma la strategia della voce grossa funziona se dall’altra parte si ha qualcuno molto ragionevole, o molto spaventato.

Non è un’Europa spaventata che sognavamo. Di spaventoso c’è già il mare di notte.

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Stela Xhunga

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