Dalla Scozia l’auto che va a whisky

“Andare a tutta birra”? Un concetto ormai superato!

Non poteva arrivare che dalla Scozia, patria della distillazione, l’auto che va a whisky!

Dalla collaborazione tra la Celtic Renewables, società spin-off dell’Università di Edimburgo Napier, e la Tullibardine Distillery, distilleria del Perthshire, nasce la “benzina alcolica”: e così il futuro dei carburanti sembra trovare oggi le sue radici nel biofuel realizzato con gli scarti di produzione del distillato in questione. Un’idea innovativa, ecologica e dai risultati incoraggianti.

Dopo due anni di esperimenti, i ricercatori della Napier University di Edimburgo sono riusciti a realizzare questo nuovo tipo di biocarburante, chiamato biobutanolo, ottenuto direttamente dagli  scarti della produzione del whisky. Un composto che nasce dalle sostanze che si depositano sul fondo delle vasche usate per l’invecchiamento del whisky e dagli scarti del grano che viene fatto fermentare per la sua produzione.

Un’invenzione 100% green e con ottime prospettive di sviluppo tanto che, per mettere a punto un impianto pilota, ha ricevuto da parte del governo scozzese un finanziamento di 9 milioni di sterline (circa 10 milioni di euro) finalizzato alla realizzazione, entro il 2019, della prima pompa di biofuel a Grangemouth, una cittadina a 40 chilometri di distanza da Edimburgo.

Non si parla solo di vantaggi di tipo ambientale ed economico: è stato provato infatti che il biobutanolo ha un rendimento superiore del 30% rispetto all’etanolo utilizzato per alimentare le automobili. Inoltre, a rendere il progetto ancora più interessante, vi è l’affermazione, da parte dei ricercatori scozzesi, che non è necessario apporre modifiche al motore delle normali automobili, ma che il nuovo carburante è perfettamente compatibile con i motori a diesel e benzina che lo bevono senza alcun problema.

Infine, stando ai calcoli, solo in Scozia il mercato del whisky renderebbe possibile produrre annualmente oltre 50 milioni di litri del nuovo biocarburante, cosa che, secondo gli scienziati coinvolti, favorirebbe lo sviluppo di un nuovo settore economico per la Scozia, con un indotto stimato intorno alle 100 milioni di sterline.

Aspettando gli sviluppi, brindiamo (con un buon bicchiere di whisky) a questa notizia!

 

Commenta con Facebook
Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

commenta

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst