Dario Fo: Il Barbarossa e la beffa di Alessandria

A un anno dalla scomparsa del premio Nobel Dario Fo è uscito in libreria, edito da Guanda, un suo romanzo storico che racconta una storia poco conosciuta e affascinante: la sconfitta di Federico Barbarossa a opera degli abitanti di Alessandria, allora definita “La città della paglia”.

Mesi di assedio da parte dei tedeschi non hanno piegato questi straordinari lombardi e Dario Fo, in questo libro, ci racconta come siano riusciti a beffare uno dei più grandi eserciti dell’epoca.
Divertente, irriverente, una vicenda in cui l’ordinaria triste ingiustizia viene ribaltata e il tiranno sconfitto.
Ve ne anticipiamo un brano, buona lettura!

Laudata historia italicae gentes
«Per giungere a scoprire i segreti dell’universo prima
mi servo del fantastico.
Creo, spesso con azzardo, fatti e moti del tutto immaginari.
Poi ricerco, servendomi di inchieste inoppugnabili, per verificare se quello che ho inventato è proprio la verità.»
Galileo Galilei

Stiamo vivendo in un tempo brutalmente chiamato della disinformazione. Si lamenta spesso il disinteresse di gran parte dei nostri ragazzi, specie quelli delle ultime generazioni, per la cultura e in particolare per la storia recente e antica del nostro Paese. Antonio Gramsci, nel carcere di Turi di Puglia dove i fascisti lo avevano rinchiuso, scriveva: «Se non sappiamo da dove veniamo, è impossibile capire dove vogliamo andare». Dobbiamo ammettere che a questo vuoto di conoscenza i nostri ragazzi sono stati costretti.
Nelle scuole il racconto della storia è imposto dall’alto, senza coinvolgimento civile e culturale. Inoltre i fatti, per antica consuetudine, vengono spesso corrotti e mistificati e, soprattutto quando si tratti di eventi determinanti del nostro passato, censurati e sostituiti con fandonie.
La rilettura che proponiamo intende offrire ai giovani la possibilità di conoscere fatti e vicende della storia dei nostri padri così come sono veramente accaduti. Eventi non di rado sconvolgenti, di cui essi non conoscono quasi nulla giacché sono stati scientemente truccati.
L’episodio che raccontiamo in questo libro, legato alla nascita dei Comuni, alle guerre contro il Barbarossa e alla città di Alessandria, è a questo proposito esemplare. Si svolge infatti in un’epoca, il Medioevo, ancora ritenuto un periodo oscuro, nonostante gli studi, le ricerche e le scoperte del secondo Novecento ne abbiamo rivoluzionato la concezione, mostrando al contrario che la civiltà
medievale può essere paragonata a quella espressa dalle comunità dei Greci antichi inventori delle polis. Tuttavia nomi, termini ed espressioni come, ad esempio, movimento dei Patarini, Umiliati, Motta, Brolo, moto ereticale, nei nostri testi scolastici continuano a rimanere parole vaghe.
Gli stranieri, con una certa ironia, ci vedono come una popolazione di superficiali inattendibili e incapaci di realizzare una società degna di rispetto. La ragione di questo basso giudizio non è dovuta solo al nostro comportamento individuale, ma alla mancanza di una morale politico-civile dei nostri educatori e governanti. E pensare che noi Italici abbiamo dato prova al mondo intero di aver saputo guadagnare la testa delle grandi innovazioni del vivere sociale e dell’amministrazione della giustizia.
Stiamo pensando, appunto, ai Comuni, un fenomeno che ha origine a partire dall’anno Mille nel Centro Nord della nostra terra e che in breve tempo raggiunge valori e significati di civiltà collettiva ai quali si sono ispirati molti altri popoli seguendo il nostro esempio.
Per essere precisi, i primi centri che hanno saputo imporre la propria autonomia sia all’imperatore che al clero egemone sono le Repubbliche marinare, da Venezia ad Amalfi, da Genova a Pisa, così come in Germania le città della Lega Anseatica, che hanno vita nel XII secolo e alle quali si era legata anche Napoli.
Subito dopo ecco apparire fra i popoli innovatori Milano. Ed è proprio da qui, da Milano, che la nostra storia va a cominciare.
(…)

La città galleggiante, tra storici ufficiali e storici apocrifi
Dobbiamo ripartire un’altra volta dal Barbarossa, che dopo aver saccheggiato la città di Asti, circondata da mura di pietra, si mette in marcia per raggiungere Pavia, l’antica capitale dei Longobardi rimasta sempre fedele all’Impero.
Dopo mezza giornata di cammino, seguendo la Bormida, proprio nel punto in cui il fiume si innesta nel Tanaro, giunge con l’esercito davanti a una grande palude e si arresta sorpreso, non per la distesa d’acqua, ma per qualcosa che si erge nel mezzo: vede infatti spuntare nel centro di quell’acquitrino una strana costruzione di difesa dove le murate sono costituite da larghe palizzate.
L’impressione è quella di trovarsi di fronte a una struttura difensiva da mentecatti.
«E questa cos’è?»
Un suo attendente risponde pronto: «Alessandria, così battezzata in onore di papa Alessandro, tuo acerrimo nemico.»
Il Barbarossa commenta: «Distruggetela!»

E Dario Fo ci racconta perché la distruzione di Alessandria non fu poi così semplice…

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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