Direttive UE per l’edilizia sostenibile, è il momento di accelerare

Il tempo incalza e non ne rimane molto a disposizione degli Stati europei per adeguarsi, mantenendo fede alle promesse fatte in vista delle scadenze imposte dalle direttive sull’efficienza energetica in edilizia.

Il cammino verso l’efficienza energetica degli edifici ha avuto inizio diversi anni fa e da allora molte leggi, riforme, decreti e direttive, hanno caratterizzato questo percorso, portandoci alla direttiva europea sull’efficienza energetica detta EPBD 2 (Energy Performance of Buildings Directive).

Una delle maggiori novità introdotte è il concetto di “Edifici ad energia quasi zero-NZEB (Near Zero Energy Buildings)”, descrizione destinata a tutti gli edifici “ad altissima prestazione energetica, con fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze.” Sono considerati NZEB gli edifici nei quali il bilancio tra energia consumata e prodotta è vicina allo zero e sono minimi i consumi per il riscaldamento, la climatizzazione, l’illuminazione, la ventilazione e la produzione di acqua calda sanitaria. Queste tipologie di abitazioni sono certificate da sistemi e standard come CasaClima, PassivHaus e Leed.

Lo standard Passivhaus tedesco, il nostrano Casaclima di Bolzano e lo statunitense Leed si sono orientati infatti verso il near zero richiedendo all’edificio di non superare determinati limiti di kWh/m2 anno (consumo totale di energia primaria per la climatizzazione- in regime continuo degli impianti 24 h- riferito all’unità di superficie utile) e di arginare la domanda di energia primaria al di sotto di tot kWh per metro quadro.

Una direttiva indispensabile per la riduzione sostanziale dei consumi energetici di un comparto decisamente molto inquinante e che delinea un quadro prescrittivo molto preciso, che spazia dalla definizione dei requisiti minimi per ciascun componente edilizio, fino alla definizione della strumentazione finanziaria.

Il miglioramento delle prestazioni energetiche previsto dalla direttiva coinvolge tutto il patrimonio immobiliare, dagli edifici di nuova costruzione fino agli edifici esistenti o ristrutturati, pubblici e privati e si esprime anche in merito ai sistemi tecnici dell’edilizia (impianti di riscaldamento, sistemi di produzione dell’acqua calda, impianti di condizionamento, ventilazione.
Le scadenze si stanno però avvicinando: dal 1° gennaio 2019 infatti tutti i nuovi edifici pubblici dell’Unione Europea (scuole, sedi comunali, biblioteche ecc..), e dal 1° gennaio 2021 tutti i nuovi privati, dovranno essere “near zero energy”.

Le disposizioni della direttiva sono state parzialmente recepite in Italia, è stato inserito il concetto di Prestazione energetica per gli attestati (APE) e sono stati istituiti gli incentivi del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici. Ma gran parte del cammino per raggiungere l’obiettivo ambizioso del quasi zero deve essere tracciato, e se si considera anche che gli edifici sono elementi fondamentali per le politiche di efficienza energetica dell’UE-  in quanto rappresentano circa il 40% del consumo di energia finale– si comprende anche com’è che nel 2016 sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE sono state pubblicate anche delle raccomandazioni (L 2L 208/46)  che la Commissione ha voluto mettere a punto per assicurare che tutti gli edifici di nuova costruzione siano NZEB entro la fine del 2020.
Nelle Raccomandazioni infatti si legge…gli Stati membri dovrebbero valutare il più rapidamente possibile l’opportunità di adeguare le pratiche esistenti. Si raccomanda altresì agli Stati membri di definire il meccanismo da utilizzare per controllare il conseguimento degli obiettivi in materia di edifici a energia quasi zero e considerare la possibilità di introdurre sanzioni […] Si raccomanda un collegamento più stretto tra le politiche, le misure e gli obiettivi in materia di edifici a energia quasi zero[…] La Commissione raccomanda inoltre agli Stati membri di accelerare l’elaborazione di politiche specifiche a sostegno della ristrutturazione degli edifici esistenti per trasformarli in edifici a energia quasi zero. Gli Stati membri dovrebbero elaborare insiemi coerenti di strumenti strategici per offrire agli investitori la necessaria garanzia di stabilità a lungo termine in materia di edifici efficienti

La lentezza anche italiana nel recepimento delle norme europee ha generato un paradosso: negli stessi giorni in cui l’Italia ha approvato i decreti su APE e prestazioni energetiche completando quindi il recepimento della direttiva del 2010, l’Unione europea ha avviato la revisione della 2010/31/CE (EPBD 2) prevista dalla Direttiva stessa per il 2017 con l’obiettivo di renderla ancora più stringente e ambiziosa.

Nella seduta del 17 aprile scorso, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la revisione della direttiva 2010/31/UE (EPBD 2) sulla base di tre direttrici:
– obbligo di migliorare la prestazione energetica di edifici nuovi e esistenti;
– strategie nazionali di ristrutturazione degli immobili e indicatori d’intelligenza;
– sostegno allo sviluppo di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici.

Seguendo il trend del settore edilizio, che ha visto l’attività di costruzione del ‘nuovo’ ridursi sensibilmente negli ultimi anni, la revisione della direttiva punta sull’efficientamento energetico in fase di ristrutturazione e fissa un nuovo obiettivo, questa volta a 30 anni: decarbonizzare fortemente il parco immobiliare entro il 2050, con tappe intermedie per il 2030 e il 2040.

C’è poi un’altra direttiva importante che riguarda il settore edilizio, anch’essa con scadenza al 2020, la direttiva 2008/98/CE che riguarda il riutilizzo e il riciclo dei materiali provenienti da costruzione e demolizione (C&D). Anche qui l’obiettivo è importante, il 70% di utilizzo di materiali da riciclo al 2020 e la necessità di accompagnare nei diversi Paesi, attraverso specifici provvedimenti, il target.

Lo scenario di evoluzione normativa e scadenze a breve è stato dunque tracciato in maniera forte e a 360° dall’Europa.

Molti sono i modi in cui la politica e gli enti deputati a legiferare o regolamentare, anche premiando, possono agire come volano per attuarne gli obiettivi. Questa prospettiva di innovazione ha bisogno di chiari indirizzi normativi per accompagnare e accelerare i cambiamenti negli interventi in edilizia. E il tempo è decisamente poco per arrivare al 2020. Governo, ma anche Regioni e Comuni possono e devono agire, e come suggerisce anche la raccomandazione del 2016:  in maniera rapida, coerente e finalizzata.

Vediamo alcuni esempi di come in Italia ci siamo mossi finora:

– Con Decreto interministeriale 19 giugno 2017 è stato approvato Il Piano d’Azione Nazionale per incrementare gli edifici a energia quasi zero (Panzeb), elaborato da un gruppo di lavoro composto da Enea, RSE e CTI, con il coordinamento del Ministero dello sviluppo economico, riporta anche una valutazione dell’indice di prestazione energetica per alcuni edifici aventi diversa tipologia edilizia, destinazione d’uso e zona climatica e analizza i sovra costi di investimento, per gli edifici nuovi e per quelli esistenti, connessi al raggiungimento delle condizioni di Nzeb.

– La Provincia Autonoma di Trento ha approvato un capitolato tecnico per l’utilizzo di riciclati nei lavori di manutenzione pubblica, ha introdotto un Piano di smaltimento dei rifiuti inerti, nel quale è stata data priorità al recupero e riciclo, e ha reso obbligatori gli acquisti verdi includendo anche gli aggregati riciclati, per almeno il 30% del totale.

– Con la Legge n.65/ 2014, emanata dalla Regione Toscana, i Comuni applicano incentivi economici mediante la riduzione degli oneri di urbanizzazione in misura crescente fino ad un massimo del 70%, a seconda dei livelli di risparmio energetico, di qualità ecocompatibile dei materiali e delle tecnologie costruttive utilizzate.

– La Regione Veneto promuove invece l’utilizzo di materiali ecologicamente compatibili, sulla base di requisiti minimi di valutazione, fra i quali la riciclabilità globale, la loro natura di materie prime rinnovabili, il contenuto consumo energetico richiesto per estrazione, produzione, distribuzione e smaltimento.

– La Regione Lombardia con Legge regionale n. 7 /2012, ha anticipato le disposizioni previste dalla Direttiva 31/2010 al 31 dicembre 2015, data a decorrere dalla quale tutte le nuove costruzioni, pubbliche o private, devono brientrare nella definizione di Nzeb. L’anticipazione permetterà di risparmiare al 2020 circa 80 mila tep/anno nello scenario alto e 70 nello scenario medio.

– La Provincia di Bolzano ha approvato la Delibera sull’efficienza complessiva degli edifici n. 362/2013 e successive modifiche, con l’obbligo di CasaClima di classe A per le nuove costruzioni a partire del 1 gennaio 2017.

– La Regione Emilia Romagna con Legge regionale n. 26/2004, modificata con Legge regionale n. 7/2015, ha previsto un anticipo di due anni rispetto alle scadenze nazionali (2017 per gli edifici pubblici e 2019 per tutti gli altri edifici) per l’obbligo di rispettare i requisiti Nzeb nel caso di edifici di nuova costruzione.

Secondo un’indagine effettuata dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, alla fine del 2017 sono stati realizzati in Italia tra 650 e 950 edifici con sistemi ad alta efficienza Nzeb, di cui il 93% a uso residenziale, quasi tutti in Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto.

Il quadro mostra che ci sono stati passi avanti, iniziative che hanno anticipato le scadenze, definito strategie e azioni, fornito bonus, mutui agevolati, ma le scadenze si avvicinano e gli obiettivi sono ambiziosi rispetto a quanto realizzato: è venuto il momento di accelerare.

 

 

Immagini: Bioedilizia – Immagini di Armando Tondo

Fonti:

http://www.rinnovabili.it/greenbuilding/edifici-ad-energia-quasi-zero-un-passo-avanti-e-tre-indietro
http://www.nextville.it/news/1365
www.fonti-rinnovabili.it
Autore: Giorgio Tacconi, http://www.ingegneri.info/news/ambiente-e-territorio/edifici-a-energia-quasi-zero-nzeb-a-che-punto-siamo-in-italia
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/PANZEB_13_11_2015.pdf
www.ediltecnico.it
http://m.edilportale.com/news/2018/04/risparmio-energetico/efficienza-energetica-entro-il-2050-gli-edifici-dovranno-essere-smart-e-a-energia-quasi-zero_63692_27.html

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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