Farmaci sfusi per ridurre gli sprechi

Tutti abbiamo in casa un cassetto in cui sono riposti gli “avanzi” dei medicinali.

Prima o poi arriva il momento di in cui decidiamo di mettere un po’ di ordine e per prima cosa selezioniamo i farmaci scaduti: chi è responsabile li porta negli apposti contenitori in farmacia, i più sbrigativi e meno attenti all’ambiente li gettano nella spazzatura.
Uno studio curato dalla sezione giovani dell’Anaao, l’associazione dei medici e dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale, quantifica in 6mila tonnellate i farmaci che gettiamo ogni anno.
Capita spesso, ad esempio, che le confezioni degli antibiotici contengano 5 pastiglie e se la terapia ordinata dal medico è di 7 giorni siamo costretti a comprare due scatole di medicinale, con un avanzo di 3 compresse.
Oltre allo spreco economico, questi farmaci inutilizzati rappresentano un pericolo anche per la salute: capita di riutilizzare questi medicinali, magari in dosi sbagliate o(peggio) che finiscano nelle mani dei bambini, con le conseguenze che si possono immaginare.
Basti pensare che il 40% delle richieste di consulenza al Centro Antiveleni di Milano (CAV) riguarda casi di esposizione a farmaci: nel 34% dei casi sono coinvolti bambini con meno di 6 anni, che ingeriscono soprattutto analgesici, antibiotici, ormoni o loro antagonisti.
La vendita di farmaci sfusi in farmacia è già una realtà in Paesi come Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti e Canada. In Francia è uno dei punti qualificanti del programma del nuovo presidente Macron, mentre in Svizzera, alla fine del 2017, il Consiglio Nazionale della Confederazione ha deciso di avviare la sperimentazione nelle farmacie.
Gli spetti positivi sono evidenti: una drastica diminuzione della spesa a carico del paziente e del Servizio Sanitario Nazionale; la riduzione dei rischi dell’automedicazione.

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2014 è passato un emendamento che ha approvato l’uso della “dose unica del farmaco” negli ospedali. Si legge su un articolo a firma di Chiara Daina sul Fattoquotidiano.it del 24 dicembre 2014: “Per adesso verrà adottato in ambito ospedaliero attraverso una tecnologia barcode (viene assegnato un codice a barre al paziente e al farmaco in dose unitaria) che permette la tracciabilità della prescrizione e della somministrazione dei farmaci.”
A quell’emendamento sarebbe dovuta seguire una legge simile anche per i medicinali venduti in farmacia e invece non se ne è saputo più niente.

Della questione si parlò molto nel 2006, quando, il 24 ottobre, Striscia la Notizia mandò in onda un servizio sul tema dei farmaci sfusi, nel quale si stimava un possibile risparmio per il servizio sanitario nazionale di oltre 400 milioni di euro. Al tempo la spesa totale per i farmaci del SSN era di circa 17 miliardi di euro (dati Federfarma-Rapporto Osmed 2006).
Oggi – dati 2016 (Federfarma-Rapporto Osmed 2016) – la spesa si aggira intorno ai circa 22 miliardi di euro: facendo le debite proporzioni si arriverebbe a risparmiare oltre 500 milioni di euro.
L’entità economica degli interessi in gioco è di assoluta evidenza: ma perché osteggiare un intervento che potrebbe proteggere la salute dei cittadini e nel contempo favorire le casse dello Stato? Rispondendo a queste critiche, Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc (Associazione per i Diritti degli utenti e Consumatori) scriveva: “Negli Stati Uniti, portato come Paese ad esempio in cui avviene questa distribuzione di farmaci sfusi, il farmacista non infila le mani nude nel barattolo di pillole per consegnarle una ad una al paziente, ma, quando non vengono contate da un macchinario sterile (molto diffuso), i farmacisti seguono regole severissime di igiene per inscatolare queste pillole (supposte, fiale o altro) sfuse; farmaci che poi vengono inseriti in un contenitore di plastica sterile sigillato, su cui viene stampata un’etichetta con data di scadenza, nome del farmaco, posologia, ecc. In più viene stampato e consegnato il foglietto con tutte le controindicazioni (il tutto obbligatorio per legge)”.
E questo Moretti lo scriveva nel 2006. Oggi, 12 anni dopo, la tecnologia è molto più avanzata e le soluzioni possono essere ancora più semplici sia in termini di igiene che di packaging.

Salviamo la nostra salute, e l’ambiente: People For Planet propone di adottare anche in Italia la distribuzione dei farmaci sfusi. Meno sprechi e ambiente più pulito.

PER FIRMARE IL MANIFESTO DI PEOPLE FOR PLANET CLICCA QUI

La campagna di People For Planet arriva fino al Venerdì di Repubblica!

Farmaci sfusi Venerdì Repubblica marzo 2018

(Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2018)

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

2 commenti

    • decisori politici? Ti risulta che i politici abbiano la competenza e l’indipendenza per decidere qualcosa in autonomia? Ma forse tu scrivi da Marte, o comunque da un paese che non è l’Italia. Ma in effetti sono troppo cattivo e sterilmente cinico: proprio qui in Italia abbiamo un ministro (anzi ministra, non vorrei essere accusato di sessismo) tra i più competenti del pianeta nella sua materia, e con la schiena dritta, come ha dimostrato la vicenda dei vaccini.

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.