Gli italiani sono razzisti

Italiani brava gente? Di fronte all’emigrazione soffriamo di xenofobia razziale come gli svizzeri, i tedeschi, i sudafricani…

“In Gran Bretagna, prima dell’arrivo di pakistani e indiani, il pregiudizio della razza – xenofobia razziale – veniva considerata una malattia americana. E nel Nord degli Stati Uniti lo si era considerato a lungo un malanno tipico del Sud. In seguito alle grandi migrazioni si scoprì che il male era endemico. Infuriava anche in Svizzera contro gli italiani, in Germania contro i turchi. Questa tensione, e il pensiero e l’azione che essa provoca, sono lo sviluppo più drammatico e discusso dei tempi moderni.” (da J. K. Galbraith – L’età dell’incertezza – Mondadori – 1977)

Nella mia esperienza di lavoro in Mozambico ho potuto registrare come il Sud Africa, Paese reduce dall’apartheid, esercitasse politiche di respingimento molto violente contro i tentativi di emigrazione dal Mozambico. Del resto se i mozambicani al sud subivano i respingimenti dei sudafricani, a loro volta al nord li esercitavano contro i migranti dalla Tanzania. E, saltando dall’Africa all’Italia, tutti ricordiamo le tensioni “razziali” provocate a cavallo tra gli anni 50 e 60 dall’emigrazione dal Sud verso il Nord.

“Negli anni Trenta, il movimento di una poverissima popolazione contadina dal sud delle grandi pianure verso la California – gli Okies e gli Arkies del grande romanzo di John Steinbeck – fu causa di una enorme tensione sociale. Okies e Arkies erano, una volta lavati e ripuliti, indubbiamente bianchi.

Ciò nonostante essi furono rappresentati come una razza a parte. Oggi i loro figli sono indistinguibili dagli altri cittadini della California. E così sarà dei figli, al massimo dei nipoti, degli immigrati recenti, i quali avranno aspirazioni educativo-professionali più alte di quelle dei loro genitori o nonni e potranno appagarle in misura più o meno grande. Quando ciò accadrà i problemi di colore e di razza si attenueranno fino ad apparire senz’altro arcaici. Ricchi e poveri anche se della stessa lingua, colore e razza, non vivono facilmente fianco a fianco. Gli agiati di razze diverse solitamente vivono insieme molto pacificamente”. (Galbraith, op. cit.)

L’Italia, come gli altri Paesi, messa di fronte a un importante fenomeno migratorio,  non è immune dal razzismo, anche se a noi italiani piace crederlo, secondo la vulgata nazionale di “italiani brava gente”.  La crescente e allarmante diffusione xenofoba è dimostrata da quanto è accaduto tra giugno e luglio. In due mesi, secondo quanto raccolto dal giornalista Luigi Mastrodonato, si sono avuti 35 casi di violenze contro extraeuropei: 22 casi di aggressioni fisiche, 9 casi di spari con pistola ad aria compressa e 3 morti (Gioia Tauro, 3 giugno; Genova, 12 giugno; Aprilia, 29 luglio)

In Italia, come negli altri Paesi, la funzione della politica di fronte alla xenofobia razziale è fondamentale. In realtà l’Italia ha un calo demografico progressivo. Nonostante il flusso (peraltro ridotto negli ultimi anni) di migranti la popolazione totale residente si va contraendo, sia per il gap negativo tra nascite e decessi sia per l’emigrazione di italiani all’estero. I migranti servono.

Sta alla politica governare questo fenomeno, “educando” tutti, residenti e nuovi arrivati, alla convivenza e alla cooperazione, nel comune interesse, cosa che la politica oggi in Italia non sta facendo, anzi…

Nei Promessi Sposi Renzo, molto agitato, si reca da un avvocato e, per farsi benvolere, gli porta in dono quattro capponi vivi.

Manzoni scrive così:

“Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente…  In tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

Nella metafora, Manzoni indica in Renzo il potere e nei capponi gli amministrati che credono che i loro guai derivino dagli altri capponi, non da Renzo che li agita. Evitiamo di fare la fine dei capponi di Renzo.

 

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Bruno Patierno

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Project Manager di People For Planet

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