Batteri, disegno di Jacopo Fo

Igienizzano e sono eco-friendly: i nuovi detersivi sono a base di batteri buoni

Detergenti a base di batteri probiotici in grado, oltre che di pulire le superfici dai microrganismi presenti, di inibire la ricontaminazione da parte di nuovi patogeni, garantendo una pulizia più duratura nel tempo.

Disinfettanti, quindi, con un potere pulente innovativo e sconosciuto agli attuali prodotti chimici (che, dopo aver igienizzato una superficie, non sono in grado di prevenire la ricolonizzazione batterica della medesima superficie). E che, inoltre, sono anche biocompatibili e rispettosi dell’ambiente.

Il “Probiotic Clean Hygiene System”
Il sistema di igienizzazione a base di batteri probiotici si chiama PCHS (Probiotic Cleaning Hygien System). E’ un sistema di pulizia che si basa sull’azione dei batteri probiotici del genere Bacillus: se con i tradizionali sistemi di pulizie la carica batterica – di ogni specie – viene rimossa nel momento in cui si effettua la pulizia, per poi riprendere a crescere dopo pochi minuti, con il sistema PCHS si mantiene invece bassa nel tempo (fino a oltre il 90% in meno rispetto ai detergenti chimici) rendendo l’ambiente igienicamente stabile e più sicuro. Questo accade perché il nuovo sistema di pulizia a base di batteri probiotici non solo è in grado di detergere le superfici dai microrganismi presenti, ma anche di inibire nel tempo la ricontaminazione da parte di nuovi patogeni (grazie all’azione di enzimi che vengono prodotti dai batteri probiotici e che contribuiscono all’eliminazione dello sporco).

Rischio di infezioni ospedaliere dimezzato
Una sanificazione di tipo biologico che, oltre a comportare un livello di igiene maggiore e più stabile nel tempo rispetto ai prodotti chimici tradizionali, ha anche in sé il vantaggio di essere “eco-friendly”, e quindi rispettosa dell’ambiente. Una caratteristica non da poco se si considera che, come spiega Elisabetta Caselli, docente e ricercatore di Microbiologia clinica all’Università di Ferrara, in un video realizzato da People for Planet, “l’uso di disinfettanti tradizionali per l’igienizzazione delle superfici negli ambienti ospedalieri è uno dei fattori che contribuisce maggiormente allo sviluppo dell’aggressività dei microrganismi patogeni e che favorisce la selezione di specie batteriche resistenti” perché gli agenti patogeni, a furia di aggrediti, possono mutare dando luogo a ceppi ultra-resistenti difficili da debellare. La studiosa precisa che i prodotti igienizzanti a base di probiotici, oltre a comportare un effettivo abbattimento della presenza dei patogeni sulle superfici, determinano anche una diminuzione dell’antibioticoresistenza, inducendo una riduzione del 50% del rischio di contrarre infezioni a livello ospedaliero.

L’antibioticoresistenza
I fattori che favoriscono lo sviluppo dell’antibioticoresistenza sono diversi. Tra questi oltre all’uso (e a volte all’abuso, anche in ambito di pulizie casalinghe) di detergenti chimici tradizionali, c’è un uso non corretto delle medicine, in particolar modo degli antibiotici. Negli ultimi anni si parla molto, ad esempio, dell’eccessiva assunzione di questa tipologia di farmaci soprattutto tra i bambini (ma non solo) per trattare malanni invernali come raffreddore, laringite e tracheite, che sono spesso di origine virale, così come troppo frequentemente si interviene con l’assunzione di antibiotici in caso di influenza, anche questa di origine virale.

No a cure fai-da- te
Nello sviluppo di specie batteriche super-resistenti un posto di riguardo occupa il fenomeno dell’auto-prescrizione di trattamenti antibiotici mediante l’assunzione di farmaci avanzati da terapie precedenti e stipati nell’armadietto dei medicinali di casa. Spesso infatti le confezioni degli antibiotici contengono più compresse di quelle necessarie per la terapia prescritta dal medico e le compresse avanzate rimangono a disposizione, spingendo al loro consumo anche quando non necessario.

La campagna di People for planet per i farmaci sfusi
Per evitare questa situazione si sta valutando nel nostro Paese, come già accade in altre nazioni, la possibilità di vendere i farmaci sfusi – anziché confezioni che contengono una quantità prestabilita di compresse o bustine – così da avere a disposizione il preciso numero di dosi che consenta di portare a termine la cura (antibiotica e non solo) in base alla prescrizione medica, riducendo in questo modo anche la spesa economica. Un argomento molto sentito anche da People for planet, che per informare e sensibilizzare sull’argomento ha attivato una campagna per i farmaci sfusi.

Cosa dicono i produttori di igienizzanti?
People for planet ha rivolto alcune domande sui prodotti igienizzanti di uso comune nelle case a Napisan, uno dei brand più noti in questo settore, per capire come funzionano i loro prodotti e che valore aggiunto hanno rispetto ad altri che non presentano le stesse caratteristiche, e chiedendo loro di esprimere un parere in merito alle problematiche legate all’iper-igiene. La loro risposta è stata che dopo un confronto interno per policy aziendale non è stato possibile rispondere alle domande, suggerendoci di consultare i loro siti che trattano ampiamente dei loro brand e prodotti e del tema dell’igiene in generale.

 

INDICE INCHIESTA BATTERI

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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