Il caldo ci rende più stupidi?

Il sì dalla scienza

Se con l’inizio dell’estate vi è capitato di fare cose strane, sbagliare strada per tornare a casa o dimenticare importanti documenti di lavoro, non allarmatevi: secondo gli esperti è colpa del caldo!

Da uno studio recentemente pubblicato sul Plos Medicine sembrerebbe essere dimostrato che il calore altera le nostre abilità cognitive. Abituati alle puntuali raccomandazioni che giungono con le prime manifestazioni dell’estate da parte di media, dottori e familiari verso le categorie più vulnerabili, pochi studi hanno mai indagato gli effetti del caldo su persone giovani e in salute. Oggi possiamo dire di avere una prova empirica e una scusante alle nostre sviste per i mesi di afa e sudore.

L’esperimento

Il periodo estivo del 2016 è stato ricordato come uno degli anni più caldi di sempre in tutto il mondo. Approfittando di questo record un team di ricercatori coordinati da Jose Guillermo Cedeño-Laurent e guidati dal dipartimento di Salute Pubblica di Harvard (Harvard T.H Chan School of Public Health) ha indagato, per il periodo compreso dal 9 al 20 luglio, su come le alte temperature condizionano le capacità cognitive di persone giovani e sane.

“Di solito quando si studiano gli effetti del caldo, si considerano le categorie più a rischio per la salute, vale a dire bambini, anziani e ammalati. Il nostro, invece, è il primo studio che si focalizza sui ventenni sani. Inoltre in genere si studiano gli effetti del caldo all’aperto. Ma il 90% degli adulti americani passa il tempo al chiuso e bisognava capire cosa succede a casa e in ufficio” spiega Jose Guillermo Cedeño-Laurent

Il test ha preso in esame e diviso in due gruppi 44 studenti ventenni di Boston: il primo gruppo è stato collocato in un dormitorio moderno dotato di aria condizionata, il secondo presso un edificio costruito in anni meno recenti e privo di condizionatori. Durante i 12 giorni di analisi, agli studenti è stato chiesto di eseguire alla mattina appena svegli due semplici test direttamente dal loro smartphone. Un test richiedeva di identificare rapidamente di che colore erano le parole che apparivano sullo schermo, l’altro test consisteva nella risoluzione di problemi matematici di base.

I risultati parlano chiaro: durante i giorni più caldi, gli studenti senza aria condizionata sono stati più lenti nel test dei colori impiegando il 13,4% di tempo in più rispetto all’altro gruppo di studio e hanno fatto più errori nei test di matematica, ottenendo in media punteggi del 13,3% più bassi rispetto al gruppo dei giovani refrigerato dai condizionatori. Gli studiosi si sentono di affermare che esiste un evidente calo delle funzioni cognitive quando si è sottoposti ad alte temperature.

Emerge un altro importante problema che riguarda tutti noi: le ondate di calore nel susseguirsi degli anni sono più calde e frequenti a causa dei cambiamenti climatici con il conseguente riscaldamento a livello globale. Studi come questo evidenziano l’enorme rischio che tutta la popolazione corre se non si ha un cambiamento di rotta a partire dalle nostre azioni quotidiane. I deficit di funzione cognitiva, sottolineano gli studiosi, “si estendono a settori più ampi della popolazione e possono avere implicazioni significative sul livello di istruzione, produttività economica e sicurezza sul lavoro”.

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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