In Albania a rischio gli ultimi fiumi incontaminati d’Europa

È in atto un progetto enorme che prevede la realizzazione di almeno 3.000 dighe in tutti i Balcani, con danni irreversibili alla fauna e alle comunità locali.

L’Albania sembra la JaneEyre interpretata da Charlotte Gainsbourg nel film di Zeffirelli: piccola, orgogliosa, ostinata. Tratti duri, di una bellezza non canonica, inquieta. L’Albania è la magrolina sempre un passo indietro rispetto alle burrose sorelle bionde che suo malgrado si ritrova a dovere gestire situazioni più grandi di lei. Una figura ricorrente nei racconti di famiglia, compresa l’Europa.

Nella transumanza di politologi che in questi giorni attraversano il web con opinioni pro o contro l’UE, male non fa ricordarsi che l’Europa, intesa come terra comune, viene prima degli Stati d’Europa e delle banche europee.

Vjiosa, fiume selvaggio d’Europa
Il fiume Vjiosa è lungo circa 274 km, di cui 80 km nel territorio della Grecia, a partire dal monte Mavrovouni da cui sorge, e 192 km nel territorio dell’Albania, dove fa da confine naturale tra il distretto di Fier e il distretto di Vlora. Le meraviglie legate a questo fiume sono di rara bellezza perché attraversa aree naturali protette, come ad esempio quelle appartenenti a parco nazionale Vikos-Aoos, ospita specie animali protette e dà origine a fenomeni unici, come la Gola di Këlcyra, soprannominata la “fonte delle acque nere”, esempio di come l’ecoturismo oggi non soltanto sia praticabile, ma redditizio. Senza ferire l’ambiente.

I tentennamenti del Governo albanese e la battaglia legale con la società italiana
Quando nel maggio 2017, dopo 20 anni di significativi rinvii, il Governo albanese decise di recidere il contratto per il progetto di costruzione di una centrale idroelettrica a Kalivaç nei pressi della città di  Tepelenë sembrò una vittoria, a cui avevano contribuito i 228 scienziati provenienti da 33 Paesi che avevano firmarono un appello pubblico, chiedendo una moratoria di tre anni.

La decisione non piacque alla Hydro srl, società italiana che in precedenza aveva ottenuto la concessione per la costruzione e la gestione della centrale idroelettrica di Kalivaç. Nell’ottobre 2014 il titolare Francesco Becchetti denunciò l’Albania presso l’Arbitrato Internazionale della Camera Internazionale di Commercio, lamentando un danno economico derivante dal congelamento di tutte le sue attività e aziende in territorio albanese. A gennaio 2018, dopo una battaglia legale costata 4 milioni di euro, lo Stato albanese ha vinto il processo d’arbitrato, ciò nonostante ha riaperto le procedure per una nuova gara internazionale di 125 milioni di euro per una concessione dalla durata di 35 anni della centrale idroelettrica di Kalivaç.

EcoAlbania, l’ONG in lotta
Nata il 15 dicembre 2014 su iniziativa dei professori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Tirana e del team di “Save the Blue Heart of Europe”, EcoAlbania (Center for Protection of the Natural Ecosystems in Albania) è un’organizzazione non governativa composta da biologi, professionisti, educatori, assistenti sociali, giornalisti e volontari che hanno come obiettivi la protezione del territorio albanese, l’educazione al rispetto per l’ambiente, le attività di ricerca e le campagne a sostegno delle biodiversità.

 

L’arte e il sostegno dell’Europa in piazza a Tirana
Lo scorso 24 maggio a Tirana si è tenuta una manifestazione contro le centrali idroelettriche che minacciano per 30 km il corso del fiume Valbona, con gravi ripercussioni all’ecosistema. È stato calcolato che 49 specie europee di acqua dolce si estinguerebbero o perderebbero tra il 50 e il 100% della loro presenza nei Balcani. Effetti disastrosi si riverserebbero poi sull’economia locale, perché verrebbe compromesso “il miracolo delle Alpi albanesi”, così viene chiamata la Valle di Valbona che ogni anno attrae turisti da tutto il mondo in cerca di sport e natura incontaminata. In segno di protesta, Piazza Scanderbeg si è perciò simbolicamente inondata di fiumi grazie a un’installazione audio visiva. La manifestazione, coordinata dall’ONG TOKA, è stata finanziata da Guerrilla Foundation di BerlinoLush UKHeinrich Boell Foundation (Ufficio di Sarajevo) e dai donatori olandesi che sostengono le sovvenzioni gestite dalla Fondazione Het Actiefonds.

Tu cosa puoi fare?
Puoi firmare la petizione promossa da Patagonia a sostegno del “Cuore blu d’Europa” compilando il modulo qui https://blueheart.patagonia.com/intl/it/take-action.

 

Immagine di Copertina: Gregor Subic

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