In Italia il consumo di suolo non si ferma. E così il cemento si mangia il Bel Paese.

Dal Rapporto sul Consumo di Suolo in Italia è allarme cementificazione.

La presentazione dell’edizione 2018 del Rapporto realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale  (ISPRA) e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), tenutasi a Palazzo Montecitorio il 17 luglio, ha messo in evidenza un trend italiano tutt’altro che incoraggiante: un consumo di suolo ad oltranza che in Italia continua ad aumentare anche nel 2017, nonostante la crisi economica e i tentativi da parte di Istituzioni e Associazioni di sensibilizzare sul tema di territorio e ambiente.

Il Rapporto ha come obiettivo quello di restituire una fotografia completa e aggiornata del territorio e di fornire una valutazione delle dinamiche di cambiamento della copertura del suolo e della crescita urbana, anche a livello locale, e delle conseguenze sull’ambiente, sul paesaggio, sulle risorse naturali e sul sistema economico. Andiamo a vedere alcuni dei dati emersi:

Il cemento, durante lo scorso anno, ha sottratto alla natura 2 metri quadrati al secondo, che equivalgono a 15 ettari al giorno, per una superficie totale di 52 km quadrati all’anno: un dato, stabile in tutta Italia, ma in crescita nel Nord-Est. È come se avessimo costruito un’intera piazza Navona ogni due ore. In termini economici la sfrenata urbanizzazione rappresenta per il Paese una perdita superiore ai 2 miliardi di euro l’anno.

La rapida e costante trasformazione innescata da nuove infrastrutture e cantieri (che da soli coprono più di 3.000 ettari) non sembra trovare nessun tipo di limitazione sconfinando anche in aree protette e zone a rischio idrogeologico, arrivando a invadere addirittura le aree vincolate per la tutela del paesaggio come coste, laghi, fiumi, montagne e vulcani. I numeri, ancora una volta, ci sorprendono negativamente: la stima è di 74.554 ettari di territorio consumato all’interno delle nostre aree protette. In termini percentuali emerge che: il 24% del territorio trasformato è soggetto a vincoli paesaggistici, il 6% a rischio frana, il 32% ad alto rischio sismico e l’1,6% protetto. Il territorio più minacciato è quello delle coste e dei bacini idrici dove il cemento ricopre oltre 350 mila ettari, circa l’8% della loro estensione totale.

Maglia nera delle trasformazioni sul suolo 2017 va al Parco nazionale dei Monti Sibillini, con oltre 24 ettari di territorio consumato, seguito da quello del Gran Sasso e Monti della Laga, con altri 24 ettari di territorio impermeabilizzati da costruzioni ed opere successive ai recenti fenomeni sismici del Centro Italia. I parchi nazionali del Vesuvio, dell’Arcipelago di La Maddalena e del Circeo sono invece le aree tutelate con le maggiori percentuali di cementificazione.

Si continua quindi a ricoprire irreversibilmente aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, strade, infrastrutture e insediamenti commerciali. A livello nazionale il consumo di suolo è passato dal 2,7% stimato per gli anni ’50 al 7,65% del 2017 segnando una crescita percentuale del 180%.

“È nostro dovere seguire le trasformazioni del territorio, risorsa non rinnovabile e vitale per il nostro benessere e per l’economia – ha dichiarato il Presidente ISPRA e SNPA Stefano Laporta – senza interventi normativi efficaci, il consumo di suolo non si fermerà”.

Ma esistono soluzioni a questo fenomeno che sembrerebbe non risparmiare nulla? Sembrerebbe di sì ma manca la volontà. C’è il disegno di legge del 2016 “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato” che però, dopo che ci sono voluti tre anni e tre mesi per l’approvazione della Camera a Montecitorio, è ancora oggi bloccato al Senato. Il provvedimento mira ad introdurre incentivi alla rigenerazione urbana, al riuso degli edifici sfitti e delle aree dismesse, introducendo maggiore tutela delle aree agricole e soprattutto un obiettivo di zero consumo di suolo netto al 2050.

Noi aspettiamo…

 

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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