Inchiesta sulla Caccia: incontriamo l’esperto in conservazione

“Tutto il mondo sfrutta la caccia per proteggere l’ambiente. Tranne noi”.

“E’ vero che i cacciatori, o almeno alcuni gruppi di cacciatori, partecipano oggi come pochi altri al ripopolamento degli spazi naturali in Italia, attraverso la cura e il recupero degli habitat, e vantano addirittura il merito del ritorno del lupo nel nostro Paese”. Afferma Spartaco Gippoliti è un noto conservazionista internazionale, tra l’altro membro dell’IUCN/SSC Primate Specialist Group.

“La caccia può e deve essere una risorsa come lo è altrove. La Spagna per esempio ha messo insieme un business talmente florido intorno allo stambecco iberico dei Pirenei, altrove addirittura estinto, e lì cacciato entro certi limiti all’interno di vaste riserve di caccia. Quando la Francia ha chiesto degli esemplari per riportarli sui Pirenei e tentare la stessa cosa ci sono state delle resistenze proprio per motivi economici.
Non è un caso se in Spagna esistono ancora relativamente floride popolazioni di avvoltoi, ad esempio, e la lince pardina è in ripresa. Guardiamo altrimenti al sistema americano o tedesco, dove la conservazione si fa di perfetto accordo con i cacciatori: per orsi, lupi e alci, anche in Canada, non c’è nessun conflitto tra ambientalismo e caccia, ma i veri problemi nascono dallo sfruttamento petrolifero, i gasdotti, il taglio del legname. Quello che dovremmo perseguire è un sistema dove non si segue né l’ottica del cacciatore – più ce ne sono, e di poche specie, meglio è – né l’ottica dell’ambientalista – dove la natura si intende come una divinità a priori, dalla quale bisogna escludere l’uomo e le sue esigenze: sicurezza e alimentazione (agricoltura e allevamento) in primis. Mi piacerebbe che a guidarci fossero le ricerche ecologiche – disciplina pressoché ignorata in Italia – e il rispetto per la biodiversità nel suo complesso”.

Ma perché sembra esserci un odio atavico nei confronti dei cacciatori, qualcosa che va oltre i problemi che innegabilmente creano e la mancanza di un coordinamento e una gestione della caccia? “La risposta è molto semplice e sta in un film di Walt Disney, Bambi, e, più in generale, in tutte le favole disneyane che lentamente, ma neanche troppo, hanno sublimato alcune specie animali a discapito di altre: animandole poi, cosa ancor peggiore, di caratteristiche umane”.
“Perché, potremmo chiederci allo stesso modo, il lupo fa paura e il cane no? A contare i morti e i feriti dovrebbe essere vero il contrario. Ma il cane lo conosciamo – è una creatura nostra – e il lupo solo attraverso qualche vecchia fiaba”. Allo stesso modo le idee che l’opinione pubblica si crea degli animali e della loro tutela è troppo spesso basata su vaghi principi etici trasportati nelle nostre menti dall’animazione americana, mentre il “cattivo” è sempre l’uomo con la carabina che spara al cerbiatto e quello buono il vecchio chino a coltivare la terra.

“Per arrivare a risultati concreti per l’ambiente, sarebbe importante trovare un punto di incontro tra ambientalisti e cacciatori – continua Gippoliti – . E’ chiaro che quando le risorse pubbliche sono limitate, la caccia deve essere sfruttata in questo senso: far pagare i cacciatori per eliminare gli animali in eccesso, o già molto adulti, e finanziare così la protezione dell’ambiente. Dobbiamo capire che oggi il vero problema per l’ambiente non è il cacciatore, quanto le trasformazioni su scala regionale degli ecosistemi. In questi tempi difficili per l’ambiente, in cui la Cina sta comprando l’Africa per sfamarsi, non è francamente rilevante se un cacciatore spara a un cinghiale o a un potamocero in Uganda”.

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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