L’ Economia circolare: Ripensare le basi dell’economia

Oltre 245.000 tonnellate di pneumatici fuori uso recuperate e 63 milioni di euro di valore economico distribuito. 80.000 tonnellate, pari a 8 torri Eiffel, di granuli e polverini di gomma riciclata venduti sul mercato ogni anno, trasformati in nuovi prodotti*. Questi sono solo due esempi di “circolo virtuoso” che raccontano gli esiti di un’economia di tipo circolare.

L’economia circolare

Economia circolare: la definizione è nella stessa parola! Pensiamo a quello straordinario esempio dato da Madre Natura: nulla è un rifiuto, nulla finisce in una “discarica”. In natura tutto ciò che per un piccolo o grande sistema appare come uno “scarto” costituisce invece una risorsa per altre specie, esseri viventi o per la Natura stessa.
Ricordiamo le immagini del nostro libro di scienze di bambini? L’immagine descriveva bene come una pianta cresce grazie ai nutrimenti contenuti nel terreno, si sviluppa, muore, per costituire nuovo humus sul quale nuove piante nasceranno… e il ciclo si ripete all’infinito.

Negli anni ‘70 questo modello circolare “naturale”, in grado di auto-rigenerare se stesso, e quindi capace di agire e perpetuarsi in maniera autonoma, ha attirato l’attenzione degli economisti, che ne hanno voluto fare un modello alternativo al sistema economico classico di stampo lineare.

L’economia lineare

Nell’economia lineare, che ha caratterizzato e caratterizza ancora in maniera prevalente il nostro sistema attuale, il percorso è opposto: prende inizio con l’estrazione di materie prime sempre nuove che vengono trasformate in un prodotto, procede lungo la strada del consumo di massa e si conclude con l’esaurimento del prodotto stesso, che lascia sempre dietro a sé una quota di scarto. La linea è dritta: produco la smart TV, la compero, la uso qualche anno, la porto in discarica, ne acquisto una nuova; e così per scarpe e vestiti, elettrodomestici, ecc… Insomma, per tutti i beni di consumo (eh, già, si chiamano così, no?!?).

Ora, non serve essere piccoli o grandi scienziati o economisti in odore di Nobel per rendersi conto che il modello lineare ha portato con sé anche conseguenze importanti in termini di danni ambientali, cambiamenti climatici, disuguaglianze sociali e guerre sanguinose per il possesso di materie prime.

Natura ed economia

Come si diceva, negli ultimi anni l’esigenza di elaborare un modello alternativo, più sostenibile, si è fatta sempre più urgente. Va rivisto non soltanto il ciclo produttivo, ma anche il metodo di misurazione della performance dei prodotti. Non è più sufficiente utilizzare indicatori che ne valutano l’efficienza esclusivamente in termini di prodotto interno lordo ma è necessario tenere conto di altri parametri, che riducano sensibilmente il ruolo della finanza e del denaro, e che devono essere ritenuti altrettanto importanti.

L’idea alternativa è dunque presa dal modello circolare offerto in natura: produzione e consumo di tipo rigenerativo, basato sull’impiego di fonti energetiche rinnovabili, sull’estensione della vita dei prodotti, sulla produzione di beni di lunga durata, sulle attività di ricondizionamento e la riduzione della produzione di rifiuti.

Un’economia di tipo circolare, dunque, si basa più sulla produzione di servizi che di prodotti; e questi ultimi sono pensati nell’ottica in cui “ogni fine implica un nuovo inizio”, quindi una seconda, terza, quarta vita.

In analogia agli organismi viventi si può procedere secondo una serie di semplici principi base:

Non esistono rifiuti. I componenti biologici e tecnici di un prodotto sono progettati per essere riproposti all’interno del sistema: i biologici possono essere compostati, i tecnici riutilizzati attraverso un esiguo utilizzo di energia. I rifiuti, dunque, divengono “nuova materia prima”.

Eliminare lo spreco d’uso del prodotto. La maggior parte dei prodotti che possediamo giace inutilizzata per una quantità di tempo inimmaginabile. Ecco, dunque, che l’economia circolare abbraccia il principio della sharing economy, attraverso la condivisione di servizi e oggetti. Se si pensa che un’auto privata rimane non marciante per il 90% del proprio tempo di vita, risultano ben evidenti – per esempio – i vantaggi dei servizi di car sharing.

Abbandonare la pratica della dismissione prematura della materia. Ancor prima del riciclo e del riuso, è fondamentale individuare i casi in cui siamo abituati a eliminare un intero prodotto nonostante sia solo un suo componente ad essere non funzionante. Così come si deve rinunciare alle pratiche di obsolescenza programmata e alle dipendenze da mode e tendenze.

Abbracciare l’energia derivante da fonti rinnovabili. Energia, ovvero, che provenga dal flusso generato da forze naturali, prima di tutto dal sole.

Entrare nell’ottica dell’approccio sistemico e olistico. Considerando, quindi, ogni elemento in relazione a tutti gli altri, come parte di un insieme in cui sono le influenze reciproche a disegnare l’evolversi della realtà.

Considerare la diversità come ricchezza. All’interno di un sistema interconnesso, è fondamentale che ogni elemento mantenga la propria specificità in un’ottica di versatilità e adattabilità che garantiscano lunga vita al singolo prodotto, attraverso processi di aggiornamento e riconversione.

Economia circolare e politica

Alla luce delle esigenze del pianeta e nell’ottica di un crescente bisogno di sostenibilità, l’Unione Europea nel dicembre 2015 ha stilato un “Piano d’azione  per l’economia circolare” che gestisca la transizione verso un’economia in cui “il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse sia mantenuto quanto più a lungo possibile, la produzione di rifiuti sia ridotta al minimo, […] che rilasci poche emissioni di biossido di carbonio, utilizzi le risorse in modo efficiente e resti competitiva”.
Ha stabilito, inoltre, gli obiettivi sullo spreco per il 2030, prevedendo di riciclare il 65% dei rifiuti urbani e il 75% dei rifiuti da imballaggio, riducendo la produzione dei rifiuti che finiscono in discarica fino ad un tetto massimo del 10%.

Lo si ritenga o no sufficiente, fin qui l’azione di chi ci governa dal cuore dell’Europa. Molto è poi lasciato ai singoli Stati e alle singole amministrazioni locali. Ma l’ultima parola, o meglio, l’ultimo “gesto” spetta alla fine a ognuno di noi.

 

Fonti:
*Ecopneus – Rapporto di sostenibilità 2016
F.Iraldo e I.Bruschi, Economia Circolare, Principi guida e casi studio, Osservatorio sulla Green Economy, IEFE Bocconi
https://www.ideegreen.it/economia-circolare-definizione-ed-esempi-95289.html
http://www.wasteitalia.it/economia-circolare
http://www.adocnazionale.it/economia-circolare-sostenibilita-sviluppo
http://www.ecopneus.it/it/chi-siamo/rapporto-di-sostenibilita-2016.html

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Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate: Il Fatto Quotidiano, Pubblico, GazzettaGiallorossa, LineaDiretta24, AmorRoma Magazine, ForzaMagica.

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Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate: Il Fatto Quotidiano, Pubblico, GazzettaGiallorossa, LineaDiretta24, AmorRoma Magazine, ForzaMagica.