L’auto all’idrogeno è morta? La rivoluzione dell’auto ecologica (VIDEO)

Vi ricordate di Atari? Secondo alcuni era il miglior sistema operativo ma venne spazzato via da Microsoft.
Apple riuscì a resistere per anni nella sua nicchia di grafici e fotografi. E registi che continuavano a inquadrare computer Apple nei film. Poi Linux esplose. Ed Apple inventò lo smartphone.

Nel video: Jacopo Fo intervista il professor Maurizio Fauri dell’Università di Trento sulla nuova mobilità sostenibile. Video di Mattia Mariuccini.

I percorsi delle nuove tecnologie sono tortuosi

È quello che sta accadendo, a velocità accelerata, nel mondo dell’auto ecologica. All’inizio del 2000 l’economista Jeremy Rifkin giurava che l’auto a idrogeno avrebbe sfondato. E sulla carta aveva ragione. Poi venne fuori l’auto ad aria compressa di Guy Nègre e pareva invincibile ma non arrivò mai sul mercato (dedicheremo un’inchiesta a questo mistero).
Poi si è tornati alle origini: una delle prime auto costruite nel 1830, infatti, era elettrica ma molti scommettevano che non ce l’avrebbe fatta.

Finché non arrivò Elon Musk che inventò la Tesla. Bruciò tutti i suoi soldi (tanti) e dovette spendere anche le caparre ricevute per un’auto che tardava ad arrivare. Ma alla fine la Tesla stregò i consumatori: costava un botto (oltre 160.000 euro) toccava i 250 Km all’ora, aveva 500 Km di autonomia e, soprattutto, era strafiga. Bella come uno smartphone!
A questo punto i giochi sono fatti.

E’ vero che sul nostro territorio ancora le centraline per la ricarica non sono molte (e sembra che spesso quelle che ci sono in molti comuni italiani non funzionino – anche a questo tema dedicheremo un inchiesta, segnalaci se nella tua città le centraline sono attive), ma ora si può dire che è solo una questione di tempo.

Torniamo all’auto a idrogeno: è una normale auto elettrica che non ha le batterie perché ha un dispositivo chiamato “cella a combustione” (fuel cell) che genera l’elettricità via via che il motore la richiede, unendo l’idrogeno con cui è stato rifornito il serbatoio dell’auto con l’ossigeno dell’aria. Una reazione chimica che genera acqua pura ed elettricità.

Perché l’auto a idrogeno non ce l’ha fatta? Il problema è duplice: da un lato il crollo del prezzo delle batterie per autotrazione dovuto all’enorme aumento della produzione e dall’altro lato la pericolosità del trasporto e dello stoccaggio dell’idrogeno. A contatto con l’ossigeno presente nell’aria basta un nulla perché l’idrogeno, che è un elemento molto instabile, si trasformi in una miscela tonante: può infatti esplodere con una minima scintilla in caso di perdite o di incidenti stradali.

Vi è poi un altro problema: creare una rete di distribuzione di questo gas richiederebbe investimenti colossali. L’autoproduzione di idrogeno potrebbe essere una soluzione ma il pubblico potenziale, quello che ha la cultura tecnica e la passione ecologica per desiderare questa tecnologia, è limitato e quindi c’è poca domanda; ecco perché nessuno propone sul mercato impianti familiari a prezzi convenienti. Io sospetto anche che “idrogeno” sia un nome che fa paura perché è associato alla BOMBA ALL’IDROGENO. Il mercato globale è condizionato dall’immaginario globale… Ma c’è chi ancora pensa che l’immaginazione non sia arrivata al potere.

Nel periodo dal 2003 al 2011 l’ex governatore della California puntò molto sulle auto e sulle autostrade con stazioni di rifornimento a idrogeno e persino il governo Bush tentò di sostenerlo: inutilmente, verrebbe da aggiungere, se guardiamo al poco appeal che questo genere di autovetture sembra avere sul mercato dell’auto.

A dire il vero forse le grandi aziende non vi hanno rinunciato del tutto: in occasione dell’ultimo Salone dell’Automobile di Tokyo (fine ottobre 2017) Toyota per esempio ha presentato un’automobile alimentata con una fuel cell a idrogeno, dichiarando un’autonomia di marcia di 1.000 km.

Ma l’impressione resta sempre la stessa: che Tesla e le macchine elettriche cinesi a basso costo abbiano messo una pietra tombale sopra l’auto a idrogeno.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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