Leggi razziali, i rettori chiedono scusa

Perché è un gesto doveroso, ma rivoluzionario

Meglio tardi che mai. Ci sono voluti 80 anni, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Un passo molto piccolo rispetto al significato generale che rappresenta e, per questo, un gesto ancora più importante. Con una cerimonia ufficiale, i rettori delle università italiane chiederanno formalmente e pubblicamente scusa alle comunità ebraiche (e a tutto il mondo) per le leggi razziali, per la solerzia con la quale a partire dal 1938 il mondo accademico italiano attuò le leggi che escludevano gli ebrei dalle università. Chiederanno scusa non solo per non essersi opposti alle infami espulsioni, ma per aver anzi perseguito una puntuale applicazione di quei vergognosi provvedimenti, che peraltro portarono – grazie alla cacciata di un numero equivalente di docenti ebraici – alla collocazione nei ruoli universitari di quasi 500 aspiranti docenti italiani, pronti a rimpiazzare quel circa 7% del personale universitario rimosso d’ufficio per le leggi discriminatorie. Un bel passo avanti, si diceva, perché l’assunzione di responsabilità è doverosa in un paese con un minimo di senso delle istituzioni. Ma il progresso è ancora maggiore, per il significato generale che tale simbolico gesto riveste.

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Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

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