L’Italia è il paese più sicuro d’Europa. Eppure cresce la paura. E la voglia di armarsi

Dal 2008 a oggi gli omicidi si sono quasi dimezzati. Nell’ultimo anno i reati sono diminuiti del 10 per cento. Ma pare che non se ne accorga nessuno. Anzi…

L’Italia non è mai stata così sicura.
Eppure non ha mai avuto così tanta paura. È quello che emerge dal rapporto Censis sulla sicurezza presentato il 27 giugno. Nell’ultimo decennio il picco di reati si è registrato nel 2013 , quasi 2,9 milioni, per scendere poi di anno in anno fino ai 2,2 milioni del 2017 (tra l’altro, chi c’era al governo in questi 5 anni? Non risulta ci fosse lo “sceriffo” Salvini…). Solo tra il 2016 e il 2017 i reati sono diminuiti del 10,2%. Rispetto a dieci anni fa, il miglioramento è ancora più drastico. Gli omicidi nel 2008 sono stati 611, l’anno scorso solo 343 (calo del 43,9%), le rapine passano da 45.857 a 28.612 (- 37,6%), i furti scendono da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%).

Eppure questi dieci anni sono quelli della grande ondata migratoria, quella che, a quanto pare, terrorizza gli italiani…

Siamo il Paese più sicuro d’Europa.
I dati del Censis ci dicono che gli omicidi volontari consumati in Italia nel 2015 (ultimo anno per cui è possibile fare confronti) sono stati 469, con una incidenza di 0,8 ogni 100.000 residenti, inferiore a quella dei paesi Ue, che è dello 0,9 per 100.000 residenti .

Inferiori alla media europea sono anche i reati più violenti e che destano maggiore allarme sociale. Sempre nel 2015, le lesioni dolose sono state 64.000, con una incidenza di 105 ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media che in Europa è di 195 sulla stessa quota di popolazione e che sale a 365 per 100.000 in Francia e addirittura a 663 nel Regno Unito.

Le rapine sono state 35.000, ovvero 57,8 ogni 100.000 residenti, inferiori alla media europea di 71,8 per 100.000 e decisamente di meno anche rispetto a Regno Unito, Francia e Spagna. Bassissimo anche il numero di violenze sessuali denunciate, che in Italia sono state 4.000, in Spagna 8.640, in Francia quasi 20.000, mentre in Germania sono state  oltre 27.000 e nel Regno Unito più di 36.000.

Gli unici reati che, invece, vedono l’Italia in una posizione più arretrata rispetto alla media Ue (ma non rispetto a Regno Unito e Francia, e sulle stesse posizioni della Germania) sono i furti, che in Italia sono 1.723 per 100.000 residenti, contro una media dell’Unione europea che è di 1.391 sulla stessa quota di popolazione.

Eppure la criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive.

Come scrive il Censis: «Il calo della criminalità non si è tradotto in una percezione di maggiore sicurezza personale e la paura sembra essere diventata la chiave interpretativa di molti dei comportamenti degli italiani, che sono disposti a modificare stili di vita e abitudini consolidate pur di essere più sicuri. L’insicurezza si traduce dunque, sempre più spesso, nella perdita di importanti fette di libertà personali e in un ampliamento della solitudine: non si ha fiducia negli altri, si esce poco la sera, non si frequentano determinati luoghi, si riducono i viaggi e le occasioni di stare insieme. Oggi 41 milioni di italiani, pari al 78,7% dei cittadini che hanno più di 14 anni, dichiarano che bisogna stare attenti agli altri ».

Così sempre più italiani si armano.
C’è già un’arma in 4 milioni e mezzo di case, e le licenze per porto d’armi sono aumentate del 13,8% in un anno, quelle per il tiro a volo addirittura del 21,1%. Ma i cittadini ne vogliono di più: il 39% degli italiani è favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale. E subito il buon Salvini ha twittato:  «Una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene nelle proprie case è una nostra priorità».

Eppure il rischio che una proliferazione delle armi porti ad un aumento dei morti è reale: basti pensare a quanto accade in America, dove le armi da fuoco sono vendute liberamente.

In base ai dati di un’indagine dello scorso anno del Gallup e del Pew Research Center, risulta che il 42% delle famiglie americane possiede un’arma, per un totale di oltre 137 milioni di statunitensi esposti al rischio di utilizzare e/o di rimanere vittima di un’arma da fuoco. Che un maggior numero di armi circolanti faccia lievitare il numero di uccisioni è un dato ovvio. Lo testimonia il fatto che in America nel 2016 sono avvenuti 14.415 omicidi volontari con arma da fuoco, pari a 4,5 ogni 100.000 abitanti, contro i 150 avvenuti in Italia, dove le leggi sono più restrittive, pari a 0,2 per 100.000 residenti.

Se immaginassimo di avere le stesse regole e la stessa facilità degli americani di entrare in possesso di un’arma, in Italia le famiglie con armi in casa potrebbero lievitare fino a 10,9 milioni e i cittadini complessivamente esposti al rischio di uccidere o di rimanere vittima di un omicidio sarebbero 25 milioni. Con il cambio delle regole e un allentamento delle prescrizioni, ci dovremmo abituare ad avere tassi di omicidi volontari con l’utilizzo di armi da fuoco più alti e simili a quelli che si verificano oltre Oceano.

Le vittime da arma da fuoco potrebbero salire fino a 2.700 ogni anno, contro le 150 attuali, per un totale di 2.550 morti in più. Questa è la “sicurezza” che vuole Salvini.

Come si spiega questa distanza tra realtà e percezione della realtà?
Una responsabilità pesante ce l’hanno i media.  Secondo il rapporto “Notizie da paura”, curato dall’Osservatorio di Pavia, l’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità nei media è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana rispetto all’informazione pubblica in Europa. La voce “criminalità e sicurezza” è la seconda per spazio, con un peso del 34%, nelle edizioni di prima serata dei principali telegiornali italiani (quasi il doppio di Francia e Germania). Secondo gli autori del rapporto è «una scelta dell’informazione italiana di “prendere le distanze dalla realtà”, dando visibilità a crimini, come gli omicidi per esempio, che, secondo le statistiche Istat, sono in costante calo».

Un omicidio dai risvolti inquietanti (Yara, Sarah ecc) tiene banco per mesi, se non anni, nei Tg e nei talk show, una notizia positiva dura lo spazio di un istante.

Un poliziotto che riceve un ceffone da un immigrato diventa un caso nazionale. L’immigrato che mette a repentaglio la sua vita per salvare un italiano dall’annegamento fa notizia per un giorno.

La cattiva notizia tiene incollati, quella buona annoia.

Come annoiano i dati. Nessuno li legge. Peggio, nessuno (o assai pochi) ci crede. I dati vengono dalle odiate istituzioni, dall’establishment, non vengono dalla “pancia”, dal “popolo”, non tengono conto del fastidio che dà il nero davanti al supermercato (e se poi lo incontri di notte, in una strada poco frequentata, quel brivido che sale lungo la schiena…); lo srilankese che ti offre fiori mezzi appassiti con insistenza; l’arabo che, chissà mai, magari è un terrorista…

La paura fa novanta, si dice. La paura è inconscia, se ne frega dei dati. Ed è su questa paura inconscia che giocano i populisti alla Salvini. I movimenti populisti tendono a inseguire un rapporto diretto tra politica e consenso, che implica l’assecondare istinti e paure senza considerare i rischi di questo cedimento. La politica e le istituzioni dovrebbero mediare le pulsioni di una società che è naturalmente emotiva, ma ai populisti quest’opera di mediazione interessa zero. A loro interessa capitalizzare la paura. L’Italia non è un paese insicuro, anzi, non è mai stato così sicuro. E affermare il contrario, come fa la Lega, vuol dire diffondere una gigantesca fake news.

Ma è una fake news che fa molto comodo. In un paese dove cresce l’insoddisfazione e la rabbia perché c’è poco lavoro, gli stipendi scendono invece di salire, gli effetti della ripresina ancora non si vedono e il nostro benessere è inferiore a quello che avevamo dieci anni fa, alimentare il mito dell’insicurezza, trovare un “nemico” contro cui sfogarsi (i migranti, gli stranieri), e proporre soluzioni semplici per problemi complessi (dai porti chiusi al porto d’armi per tutti, alla legittima difesa garantita, per poter sparare a chiunque entri nella “nostra proprietà”) è un gioco molto redditizio, in termini di consenso.

Ma molto, molto pericoloso per la nostra democrazia.

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Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet