Microplastiche: una seria minaccia ambientale

L’ “UNEP Frontiers 2016 Report-Emerging Issues of Environmental Concern”, il Rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente, inserisce l’inquinamento da microplastiche negli oceani tra le sei minacce ambientali emergenti.

Viene stimato che ogni anno finiscano nel mare e negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica e, secondo le Nazioni Unite, se non si interviene subito nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci.

Le microplastiche (di dimensione inferiore a 5 millimetri) si dividono in primarie e secondarie, le prime sono direttamente rilasciate nell’ambiente sotto forma di piccoli frammenti derivanti da attività umane di tipo domestico o industriale, possono essere aggiunte ai prodotti come nel caso dei cosmetici oppure possono originarsi nell’uso o nel mantenimento di altri prodotti come nel caso degli pneumatici o dal lavaggio dei tessuti sintetici. Le microplastiche secondarie si originano invece dalla degradazione di oggetti di plastica più grandi in frammenti sempre più piccoli una volta che sono esposti all’azione marina. La busta di plastica abbandonata in mare, per esempio.

Il Rapporto “Primary microplastics in the oceans: a global evaluation of sources”, presentato dall’Iucn Global Marine and Polar Programme nel 2017 è arrivato a concludere che tra il 15% e il 31% di tutta la plastica negli oceani, stimata intorno ai 9.5 milioni di tonnellate annue, ha origine da fonti primarie. E’ una percentuale significativa che fino ad ora non era stata stimata. Nei Paesi dove le strutture per il trattamento dei rifiuti sono più avanzate, le microplastiche primarie superano addirittura quelle delle microplastiche secondarie.

Il Rapporto ha ipotizzato tre tipi di scenari sui quantitativi rilasciati negli oceani per quanto riguarda le microplastiche primarie: ottimistico, pessimistico e intermedio per un range  che va dagli 0.8 milioni di tonnellate all’anno ai 2.5 milioni di tonnellate all’anno.

Sempre secondo il Rapporto Iucn, le minuscole particelle di plastica di derivazione primaria sono per lo più originate dai lavaggi dei tessuti sintetici e dall’erosione degli pneumatici. Guardando ai numeri, in uno scenario intermedio di 1.5 milioni di tonnellate per anno di microplastiche che arrivano al mare, ha stimato che oltre il 63% delle fonti di microplastiche primarie sono rappresentate dai lavaggi dei tessuti tessili e dall’abrasione dei pneumatici durante la guida (34% e 28% rispettivamente). Un terzo importante contributo è dato dalle polveri urbane (24%), mentre i prodotti per l’igiene personale e i cosmetici rappresentano il 2% circa delle fonti di microplastiche primarie negli oceani di tutto il mondo e i pellets di plastica lo 0,3%. Per rendersi conto, 1.5 milioni di tonnellate all’anno, tradotti in termini pro capite sarebbe a dire l’abbandono a cadenza settimanale nelle acque, da parte di ciascun abitante della Terra, di 212 grammi di plastica.

L’Iucn dice che i recenti appelli a vietare l’uso delle microsfere in cosmetica sono una buona iniziativa, ma fa notare che, essendo questa fonte responsabile solo per il 2% delle microplastiche primarie, gli effetti di un divieto, comunque necessario, sarebbero più limitati di altri interventi necessari per ridurre la presenza di microplastiche.

Fonti:
“UNEP FRONTIERS 2016 REPORT– Emerging Issues of Environmental Concern
“Primary microplastics in the oceans: a global evaluation of sources”, Iucn Global Marine and Polar Programme

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Nel Manifesto di People For Planet  si propongono 3 leggi: la terza riguarda la limitazione delle microfibre rilasciate nei lavaggi e propone di rendere obbligatorio il montaggio, sulle lavatrici, di un filtro che trattenga le microfibre;  non è solo di buon senso, utile e discretamente facile da realizzare, è anche urgente!

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In copertina:
Una parte del problema delle microplastiche nei mari deriva dai pneumatici. Fotomontaggio di Armando Tondo

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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