Nel Mediterraneo livelli di microplastiche paragonabili ai vortici di plastica del Pacifico

Nelle acque mediterranee italiane si riscontra un’enorme e diffusa presenza di microplastiche, comparabile ai livelli presenti nei vortici oceanici del nord Pacifico. Di questi, fatti di detriti e parti in plastica di tutte le dimensioni ed estesi almeno tre volte la Francia, si è molto sentito parlare in questi mesi; la loro estensione, tra l’altro, era stata ampiamente sottostimata.

Le acque italiane del Mediterraneo non sono  “messe meglio”, le microplastiche sono diffuse anche qui e non c’è molta distinzione tra aree protette e aree più antropizzate:  i picchi più alti di concentrazioni plastiche sono stati rilevati in aree portuali,  ma anche in aree marine protette, a dimostrazione che questo tipo di inquinamento ormai arriva dovunque.
Questi sono alcuni dei risultati diffusi dall’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova (Ismar), dall’Università Politecnica delle Marche (Univpm) e da Greenpeace Italia, frutto di campionamenti nelle nostre acque,  realizzati della nave ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior, che la scorsa estate ha visitato le coste del Mediterraneo.

Gli obiettivi dei campionamenti effettuati dall’Ismar-CNR sono stati: di stabilire la quantità e la composizione di microplastiche sulla superficie delle acque marine italiane e nello zooplancton; di produrre maggiori dati per supportare la standardizzazione e armonizzazione dei protocolli per la ricerca scientifica. A questi risultati si aggiungeranno, nei prossimi mesi, anche quelli raccolti dall’Università Politecnica delle Marche per stabilire la presenza e la composizione di microplastiche nei pesci e negli organismi marini.

Sono stati analizzati campioni di acqua di mare prelevata in 19 stazioni lungo la costa italiana, da Genova ad Ancona: i prelievi  sono stati effettuati sia in zone sottoposte a un forte impatto antropico (foci di fiumi e porti) che in aree marine protette proprio per valutare eventuali differenze. I risultati hanno confermato quanto anticipato: l’enorme presenza anche nel Mediterraneo di microplastiche con valori paragonabili a quelli che si trovano nelle ‘zuppe di plastica’ presenti nei vortici oceanici.
A preoccupare gli scienziati è il fatto che concentrazioni cosi elevate di microplastiche siano evidenti anche nel Mediterraneo, un bacino semi-chiuso fortemente antropizzato, con un limitato riciclo d’acqua che ne consente l’accumulo, dove è anche più elevato il rischio di perdere la biodiversità delle specie.
E non è una questione di riserve, aree protette o meno – spiega la riceratrice di Ismar-Cnr Francesca Garaventa, responsabile dei campionamenti – perché alle Tremiti, nonostante la protezione di quei mari, c’erano più microplastiche finite lì a causa di correnti e vortici che non in altre zone d’Italia. Nessun luogo è completamente al sicuro dagli inquinanti. Nella stazione di Portici (Napoli) zona a forte impatto antropico, si trovano valori di microplastiche pari a 3,56 frammenti per metro cubo, ma valori non molto inferiori – 2,2 – si trovano anche alle Isole Tremiti”.
Per dare un’idea di cosa significhino questi dati, hanno spiegato i ricercatori,  si possono considerare due piscine olimpioniche: una riempita con l’acqua delle Isole Tremiti e una con l’acqua di Portici: nella prima ci troveremmo a nuotare in mezzo a 5.500 pezzi di plastica e nella seconda in mezzo a 8.900 pezzi.

E’ possibile consultare a questo link i dati dei campionamenti:
http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2018/plastic/Campionamenti_gp_23.04.18.pdf

L’analisi ha permesso di identificare anche le tipologie, sono 14 tipi di polimeri. La maggior parte delle plastiche ritrovate è fatta di polietilene, ovvero il polimero con cui viene prodotta la maggior parte del packaging e gli imballaggi usa e getta.

Le microplastiche nelle acque marine provengono da lavaggi di tessuti sintetici, dall’usura degli pneumatici, dalla segnaletica stradale, dai prodotti per l’igiene personale (cosmetici, dentifrici), nonchè dalla frammentazione e decomposizione di materiali plastici di dimensioni più grandi.

I dati raccolti confermano che i nostri mari stanno letteralmente soffocando sotto una montagna di plastica e microplastica, per lo più derivante dall’uso e dalla dispersione di articoli monouso” commenta Serena Maso, campagna mare di Greenpeace. “Per invertire questo drammatico trend bisogna intervenire alla fonte, ovvero la produzione. Il riciclo non è la soluzione e sono le aziende responsabili che devono farsi carico del problema, partendo dall’eliminazione della plastica usa e getta.”

Ma non solo, People for Planet sta portando avanti un’iniziativa, da tempo, legata alla riduzione delle microplastiche provenienti dai lavaggi dei tessuti sintetici in lavatrice. Con la sottoscrizione di un Manifesto si richiede alle forze politiche di rendere obbligatoria l’installazione da parte delle ditte produttrici  di filtri appositi, in grado di trattenere le microplastiche,  alle lavatrici. Consulta questo link per vedere la nostra iniziativa e sottoscrivere il  Manifesto.

Riduzione alla fonte per la produzione di materiali plastici, in particolari di quelli usa e getta  e riduzione delle emissioni di microfibre (da lavaggi e dall’usura- in generale- di componenti a base plastica con un ciclo di vita più lungo), oltre al riciclo,  sono di certo  le modalità più efficaci  e più urgenti per ridurre questo inquinamento così diffuso e preoccupante.

 

Fonti:

http://www.ismar.cnr.it/eventi-e-notizie/notizie/nel-mediterraneo-livelli-di-microplastiche-paragonabili-a-quelli-dei-vortici-di-plastica-del-pacifico

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/04/23/news/grenpeace-cnr_in_italia_microplastiche_in_mare_come_negli_oceani_siamo_messi_male_perfino_alle_tremiti_-194610995/

http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/comunicati/Nuova-ricerca-di-Greenpeace-CNR-ISMAR-e-UNIVPM-nel-Mediterraneo-livelli-di-microplastiche-paragonabili-a-quelli-dei-vortici-di-plastica-del-Pacifico/

 

Photo by:  Martin Petras from Pexels

 

Commenta con Facebook
Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

commenta

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.