Ossimoro romano: il banco vegano all’ex mattatoio (VIDEO)

Ci sono persone che decidono di iniziare a camminare in salita perché sanno che, una volta arrivati in cima, ci sarà una piacevole discesa…

Nel video di Simona Belotti il nostro inviato Alessandro Ribaldi intervista Barbara, proprietaria di un banco vegano al mercato romano di Testaccio. Poi interviste ai passanti sulla dieta vegana. Sappiamo tutti cos’è il tofu?

 

Barbara è una mamma di poco più quarant’anni che nella sua vita ha sempre adottato uno stile di vita in grado di essere quanto mai in sintonia con il mondo animale. L’abbiamo intervistata.

Chi è Barbara

Vegetariana (quasi) dalla nascita, 7 anni fa decide di abbandonare anche latticini, miele e uova e diventare vegan. Trasformare il suo approccio alla vita e alimentare in un lavoro è il passo successivo. Nel 2015 apre un banco 100% vegano e diventa imprenditrice di se stessa. Non è però il solito negozietto che vuole cavalcare l’onda lunga dell’interesse su uno stile alimentare sempre più diffuso, ma un vero e proprio banco, all’interno di un mercato di Roma a Testaccio, in uno dei rioni più popolari della Capitale.

Il Mercato del Testaccio

Un mercato, quello testaccino, da sempre animato dalla stessa gente del quartiere, sinonimo di cultura romana e romanesca. Tra pescivendoli e macellai vedere spuntare una donna che vende tofu, seitan, tempeh e soia è quindi un qualcosa che sorprende e, per chi ha una testa un po’ troppo tradizionale, può anche scioccare. «La scelta di aprire questa attività in un posto così è voluta – spiega Barbara –volevo stare su strada, in mezzo alla gente, per far capire alle persone che i prodotti vegan non sono cari e possono essere molto più fruibili di quanto si pensi. Inoltre Testaccio è il quartiere dove fino al 1975 sorgeva il mattatoio e il mio obiettivo è poter irrompere in una zona dal mio punto di vista molto triste».

L’impatto del Banco vegan

La partenza non è stata delle migliori. «Nella prima fase della mia attività – racconta – più che irrompere forse sarebbe stato più giusto dire che sono riuscita a rompere». I rapporti infatti con gli altri banchi non sono stati idilliaci, per usare un eufemismo, e qualche tensione bisogna ammettere che c’è stata (soprattutto conseguentemente alla diffusione di volantini dove si denunciava i maltrattamenti animali). Ora però tutto sembra passato o, se non è passato, non interessa più alla protagonista di questa storia. Il suo obiettivo è infatti riuscire a far diventare l’Italia un paese meno tradizionalista e far capire che l’alimentazione vegan può essere pulita, giusta e sana. «La strada da fare – continua Barbara – è lunga, ma non nascondo la soddisfazione di avere tra le mie clienti signore che si sono avvicinate solo per curiosità. Ora con loro mi ci scambio le ricette e mi dicono che si sentono meglio e più in salute».

Vegani “rompiscatole”?

I vegani tendenzialmente amano fare proselitismo. È vero, lo fanno perché sono rompiscatole. Sono loro stessi a dirlo, senza vergognarsi. Rimanere zitti, dopo aver scoperto di avere una coscienza che fa i conti ogni giorno con il disinteresse totale che c’è sui diritti degli animali, d’altronde non è facile. «Io non ce l’ho con le persone che non fanno la mia scelta – aggiunge ancora la commerciante – a me sta solo a cuore la sorte degli ultimi della terra».

Il mondo animale, nell’ultimo tempo, sembra inoltre essere diventato “amico” della grande distribuzione. Noti marchi che hanno sempre commercializzato prodotti alimentari di origine animale, come latte, dolci, yogurt e biscotti, propongo alternative vegan. Una sovraesposizione che può aiutare a sensibilizzare sul tema? «No, non c’è nulla di genuino in questa tendenza. Quella V verde è usata male, pensate l’ho vista anche su una mela! Ma poi secondo voi un marchio che produce latte vaccino e poi improvvisamente decide di offrire un’alternativa di soia lo fa per etica o per marketing?». La risposta sembra effettivamente scontata. Non serve essere un economista per capire che i soldi di quella bevanda vegan andranno anche ad alimentare stalle, sfruttamento e violenza.

«Poi c’è un altro aspetto da considerare – conclude Barbara – i prodotti vegan della grande distribuzione sono pessimi. Io nel mio piccolo cerco di offrire alimenti di qualità e biologici. Perché non è vero che il tofu e il seitan sono cattivi». Di cattivo, dalle parti di Testaccio, ci sono solo sono i pregiudizi di chi vede in questa donna una nemica o una minaccia. Al contrario dovrebbe essere considerata un punto di vista differente o una nuova possibilità per fermarsi e mettersi a pensare. Perché almeno pensando non è mai morto nessuno.

Alessandro Ribaldi

Alessandro Ribaldi

Ha lavorato in radio, televisione, carta stampata e web. Laureato dal 2007. Giornalista dal 2011. Sognatore da una vita.

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Alessandro Ribaldi

Alessandro Ribaldi

Ha lavorato in radio, televisione, carta stampata e web. Laureato dal 2007. Giornalista dal 2011. Sognatore da una vita.