Essere parte del cambiamento: il circuito di credito commerciale

Una piccola e intensa rivoluzione culturale in campo economico, destinata a far parlare di sé, è già in atto: si tratta del circuito di credito commerciale, che, dalla sua nascita, nel 2010, è cresciuto fino a diventare una realtà possibile in 12 regioni italiane.

Ma cos’è un circuito di credito commerciale e come può essere considerato un sistema complementare a quello euro? La risposta è data da chi ha messo in pratica un circuito di scambio di beni e servizi, promuovendo, sostenendo e incoraggiando le aziende dello stesso territorio a interagire fra loro, per favorire, in questo modo, anche la conoscenza reciproca. Il primo caso in Italia, Sardex, è stato oggetto di interesse da parte del Financial Times e a seguire, undici realtà territoriali hanno riproposto il suo modello: per la regione Abruzzo, è attiva Abrex, che nei prossimi giorni ci racconterà nel dettaglio cosa vuol dire essere un strumento finanziario per le imprese.

«… Lo strumento è ben rodato: si chiama compensazione multilaterale dei crediti e dei debiti, in inglese clearing. Se A deve qualcosa a B che deve qualcosa a C, e così via, la scelta più ragionevole non è quella di costringere tutti a pagare, chiedendo i soldi che non hanno a banche che non li vogliono dare, ma di compensare il più possibile i debiti e i crediti fra di loro, riducendo il bisogno complessivo di liquidità …» (Massimo Amato, Libertaria, il piacere dell’utopia, 2010, numero 3-4).

E’ Massimo Amato, docente di Storia, istituzioni e crisi del sistema finanziario globale dell’Università Bocconi di Milano, che spiega cosa siano i circuiti alternativi commerciali, come ad esempio quelli in cui non è previsto uno scambio monetario e in cui, anche solo parzialmente, sono i beni e i servizi che diventano moneta al posto del denaro. Come nei circuiti di credito commerciale.

Cosa sono, dunque e come operano nello specifico?

Per circuito di credito commerciale s’intende un sistema economico capace di connettere le imprese dello stesso territorio e della stessa regione, in grado di promuovere i loro prodotti specifici e anche di fare da garante per i metodi di pagamento e soprattutto di credito che possano essere complementari o sostitutivi del denaro tradizionale.  

Un finanziamento reciproco, insomma, di aziende, senza tassi d’interesse, che permette di agevolare la ricchezza della regione o del territorio locale in cui si opera e di aiutare l’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Sembra essere vantaggioso per tutti gli imprenditori che vogliano farsi conoscere sul territorio o semplicemente incrementare il proprio volume d’affari con nuovi clienti: la rete commerciale, con il sistema del circuito di credito, tende ad aumentare automaticamente, grazie all’ottimo lavoro di mediazione di società che hanno abbracciato la causa e sostengono le aziende interessate a entrare nel sistema.

L’esempio di Sardex

Come Sardex, il primo circuito operativo in Italia, nato nel 2009, dalla volontà di cambiamento di un gruppo di laureati, stanchi della crisi e dell’espatrio verso paesi più stabili economicamente.

Da Serramanna, paese del Sud Sardegna, cinque amici, con lauree diverse, decidono di pensare a un’economia che fosse realmente vantaggiosa per la loro regione, la Sardegna e per le imprese del territorio in difficoltà: nasce, quindi, l’idea di Sardex, circuito di credito commerciale che ha dato il via a un importante cambiamento a livello nazionale, tanto da meritare un posto nell’home page del Financial Times (qui la traduzione italiana). 

Per parlare un po’ di cifre, si legge sul loro sito che il circuito di credito commerciale Sardex ha mosso nel 2013 una cifra corrispondente a 24 milioni di euro, senza bisogno di denaro, circa 36 milioni in beni, per 2500 aziende coinvolte. Nel 2015, poi, con oltre 3500 aziende iscritte, la società registra la quota di 100 milioni di transato, con la crescita destinata a salire [1]. Soprattutto perché, in diverse regioni italiane, alcuni imprenditori hanno preso esempio dalla Sardegna e appoggiati da Sardex e/o da Emineo, altra realtà importante all’interno dello sviluppo di progetti commerciali, hanno deciso di creare il loro circuito di credito per rilanciare le aziende del territorio.

… E quelli a seguire

Sono undici le realtà territoriali al momento coinvolte: Valdex in Valle d’Aosta, Piemex nel Piemonte, Linx in Lombardia, Marchex nelle Marche, Liberex in Emilia-Romagna, Tibex nel Lazio, Samex nel Molise e Sannio, Felix in Campania, Umbrex in Umbria, Venetex in Veneto e Abrex in Abruzzo.

Un nuovo modo di pensare l’economia, dicono alcuni, che Sardex spiega in eventi e conferenze viaggiando dal Nord al Sud del Bel Paese, per proporre il circuito di credito commerciale pensato per il territorio e le aziende locali, con numerosi consensi e sempre maggiori partecipazioni, al punto da essere considerata, sempre dal Financial Times, tra le mille aziende a maggior crescita d’Europa [2].

Un’innovazione sociale, forse, per altri comunque un fenomeno economico di portata nazionale difficile da ignorare:

«… C’è chi lo definisce una nuova via per decongestionare la crisi finanziaria e poi c’è chi come noi lo definisce un esempio di Social Innovation. Un modello che combina un nuovo tipo di economia, tra elementi passati con altri innovativi: lo scambio di servizi e competenze, la rete integrata ed interagente con un territorio e le nuove tecnologie a supporto del sistema.[3]»

Altre Fonti:

[1] http://smartmoney.startupitalia.eu/analisi/54616-20160412-cosa-fa-sardex-spa
[2] http://www.emineo.it/notizie/
[3] http://www.openhub.it/blog/2014/04/18/circuiti-di-credito-commerciali-unesplosione-economica/

 

Roberta Bellantuono

Roberta Bellantuono

Giornalista pubblicista freelance, appassionata di letteratura

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