Perché vogliamo un’Autorità che faccia un controllo preventivo sui contratti rivolti al pubblico

Se di una legge potessimo dire che è “bella”, il c.d. “Codice del Consumo” (d.l. 6 settembre 2005, n. 206, in GU n. 235 del 8 ottobre 2005 – Suppl. Ordinario n.162) sarebbe tra quelle che meritano un tale appellativo: entrato in vigore il 23 ottobre 2005 (e da allora soggetto ad alcune modifiche e aggiornamenti), “armonizza e riordina le normative concernenti i processi di acquisto e consumo, al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori e degli utenti “ (art. 1).
Di cosa tratta? Di 170 articoli che rappresentarono una piccola rivoluzione copernicana nei rapporti tra consumatore/utente da un lato e produttore/professionista dall’altro lato: per la prima volta il nostro ordinamento riconosceva in modo organico – e unico in Europa per completezza – una serie di diritti che toglievano a tutti noi – quando ci affacciamo alla piazza del “mercato globale” – quell’aura da “pollo da spennare” che ci ha caratterizzato per decenni, dando nuova dignità al singolo e riconoscendo cittadinanza ai soggetti collettivi che lo rappresentano.

Tutela della salute e diritto alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi; diritto a una adeguata informazione e a una corretta pubblicità, a pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; educazione al consumo, correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali ed erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza. Mica poco, vero? E questi sono solo i contenuti dell’art. 2; poi c’è anche la c.d. class action, la possibilità cioè di agire in giudizio per i gruppi di consumatori danneggiati dal medesimo fatto, oltre al riconoscimento a ricevere tutela giudiziaria attraverso le associazioni dei consumatori.

E allora? Cosa ci manca?

La risposta è semplice: effettività ed efficacia.

Facciamo un passo indietro e qualche considerazione con esempi concreti.

Punto primo: certi contratti sono “necessitati”, cioè non possiamo farne a meno pena l’uscita dalla vita sociale. Io posso decidere se acquistare o non acquistare il bene tanto decantato nella televendita ma difficilmente potrò esimermi dallo stipulare un contratto bancario, di telefonia, di somministrazione di energia, acqua e gas; se ho un veicolo il contratto di assicurazione è obbligatorio. Si parla spesso in questi casi di “contratti per adesione” ma qui, a dire il vero, non si pone nemmeno l’alternativa del “prendere o lasciare”: se vogliamo essere “socialmente abili” dobbiamo prendere. Punto. Nessuna trattativa, nessuna contrattazione, impossibile modificare alcunché.

E se tra le pieghe delle tante clausolette si nasconde qualcosa che non è in linea con i nostri diritti di consumatori/utenti? Prima di tutto difficilmente ce ne accorgiamo al momento della fatidica firma: e poi, diciamocelo con franchezza, alzi la mano chi si legge sempre tutte le condizioni contrattuali dei contratti che sottoscrive… E quando succede, a quel punto, la sensazione che tutti proviamo è un senso di totale impotenza: formichine davanti a colossi intoccabili.

Non sarebbe meglio se vi fosse un ente, un’autorità investita di un potere ad hoc, alla quale demandare i contratti di questo genere per un controllo preventivo? Sembra un’idea irrealizzabile?!? Niente affatto: in Italia già c’è il piccolo ma importante esempio di una Camera di Commercio, quella di Udine, che offre il servizio del “Contratto Garantito”. Si legge sul sito della CCIAA udinese: ““CONTRATTO GARANTITO” è un’iniziativa della Commissione di Controllo sulle clausole vessatorie istituita presso la Camera di Commercio di Udine e composta dalle Associazioni rappresentative delle imprese e dei consumatori della provincia … Tutti i contratti già predisposti dagli operatori economici che, su iniziativa spontanea degli stessi o su richiesta delle parti interessate o d’ufficio, verranno sottoposti al controllo della Commissione, potranno – in caso di esito positivo dell’esame – ottenere il marchio “CONTRATTO GARANTITO”, al fine di rendere evidente al pubblico dei consumatori e degli utenti che le condizioni generali di contratto, i moduli o i formulari utilizzati dal professionista-imprenditore per la conclusione degli affari, sono stati preventivamente valutati da un organo amministrativo imparziale e ritenuti rispondenti alla normativa posta a tutela del contraente debole.
Il marchio “CONTRATTO GARANTITO” servirà per contraddistinguere tutte quelle imprese che, appartenendo a settori economici omogenei, sceglieranno di utilizzare i nuovi contratti-tipo direttamente elaborati dalla Commissione di Controllo.”

People For Planet propone proprio questo: non una procedura volontaria (per altro in parte già prevista dall’art. 37bis del Codice del Consumo ma un passaggio preventivo obbligato presso un’Autorità Indipendente Amministrativa che controlli le clausole – vessatorie e non – di tutti i contratti standard per i quali non vi sia possibilità di intervento per il contraente singolo.

Punto secondo: l’effettività della tutela.
Il controllo preventivo, benché importante, non è sufficiente. A monte del rapporto contrattuale possiamo essere tutelati dal Codice del Consumo e dal controllo dell’Autorità, ma tutto ciò rimane sterile se a valle, davanti a una violazione dei miei diritti di consumatore, l’unica strada possibile è rivolgersi a un giudice: una procedura lunga, costosa, non pratica.

La tutela è lettera morta se non otteniamo:

– Giustizia veloce nel caso concreto
– Una sanzione comminata all’imprenditore scorretto
– L’imposizione allo stesso di rispettare il contratto.

Per questo People For Planet propone che l’Autorità Indipendente Amministrativa non eserciti solo il controllo preventivo dei contratti, ma sia munita di potere inibitorio, sanzionatorio, e di emissione di ordini vincolanti circa il caso concreto e idonei a tradursi in prescrizioni di tipo generale, per prevenire il ripetersi di casi analoghi.

Costituita l’Autorità, qualunque consumatore potrà rivolgersi a essa in modo molto semplice, mediante un modulo predisposto per via telematica, e chiedere l’intervento nel caso concreto, evidenziando la violazione della normativa, senza limite minimo di cifra e senza costi.
L’Autorità, esaminato il caso, interverrà direttamente nei confronti del venditore, prescrivendo la reintegrazione della lesione, e se del caso comminando sanzioni.
Rendiamo concreta la tutela del consumatore!

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Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

1 commento

  • Buongiorno a Voi. Fa piacere ritrovare le proprie idee ben esplicitate da altri. Per prima cosa fa sentire meno soli, e per seconda riaccende una piccola lucina di speranza. I contratti per adesione sono, come penso sia ormai chiaro a tutti, la formulazione di un cartello, e non solo quelli dei fornitori di linee telefoniche. Che dire delle banche? Dei venditori di energia e gas? Anche nel caso di acquisto di un’auto, un’assicurazione, e poi chissà quanti altri. In pratica ognuno di noi ha sottoscritto contratti capestro senza conoscerne le conseguenze e senza poter contrattare nulla (eppure si chiama contratto). E a proposito di conseguenze, non sarebbe , male inserire in questo progetto di legge, maxi risarcimenti per i firmatari, così da inibire questi “bravi ragazzi contrattaroli” in fase di espressione della loro creatività, e a risarcire persone comuni che hanno sofferto di sevizie legali da parte di coloro i quali. Sicuramente sarò tra i promotori e a disposizione per approfondimenti di ogni genere.

Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

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