Questo non è un gioco!

Diciamo “Basta!” alla pubblicità del gioco d’azzardo – Seconda parte


Nella Prima parte della nostra indagine sul fenomeno della ludopatia abbiamo raccontato della diffusione del gioco d’azzardo in Italia. Non vi è alcun dubbio, le cifre parlano chiaro… urge uno STOP!

La pubblicità è l’anima della ludopatia

Nei primi 9 nove mesi del 2017 la spesa negli investimenti pubblicitari nei giochi è stata di 45,9  milioni (+ 1,8% contro i 45,1 milioni di euro dello stesso periodo 2016). Secondo uno studio Agimeg, su dati elaborati dalla Nielsen l’85, il 7% degli investimenti è stato destinato alla televisione, che ha segnato un +3,8% con 39,4 milioni. La radio, con investimenti per oltre 2 milioni (rispetto ai 204 mila euro del 2016) registra un +900%. In diminuzione la pubblicità sui giornali (1,5 milioni contro 2,9 milioni) e periodici (358 mila euro contro 511mila); Internet vede un calo di oltre il 32% degli investimenti, da 3,1 milioni del 2016 a 2,1 milioni del 2017.

Per pubblicizzare il gioco online, dei 12 milioni impiegati nei primi 9 mesi del 2017, il 96% è stato speso in televisione. La quota per promuovere il poker online ha sfiorato i 2,2 milioni di euro (+4%).

Secondo dati Nielsen, categoria comprendente Scommesse, Lotto, Superenalotto e Totocalcio, le aziende che hanno più investito in pubblicità nei giochi nel periodo gennaio-settembre 2017 sono Sisal, a seguire Bet365, William Hill, Lottomatica e Bwin. Nel gioco online, invece, Pokerstars seguita da Betsson, 888, William Hill e Tombola.

La legge di Stabilità 2016 – l. n.208 del 2015 – vieta la pubblicità dei giochi con vincita in denaro nelle trasmissioni radiofoniche e televisive “generaliste” – dalle ore 7 alle ore 22 – e in quelle indirizzate in prevalenza a un pubblico di minori.

E allora come mai la parte più grande degli investimenti pubblicitari nel gioco si concentra sulla televisione? Perché sono esclusi dal divieto i media specializzati come le tv a pagamento, le radio, le tv locali e i canali tematici sulle piattaforme a pagamento.

I canali generalisti sono gruppo minoritario. Per esempio: il divieto di pubblicità nella fascia oraria stabilita è valido per Rai1, Rai2 e Rai3, ma non per Rai4, RaiMovie, RaiPremium, RaiSport, etc, perché individuati dalla legge come canali semi-generalisti o tematici.

Gioco lecito non vuole dire innocuo

Secondo i dati di un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità le strutture che prevedono attività cliniche specifiche per il gioco di azzardo sono 184 su 612 SerT/SerD (Servizi per Tossicodipendenze / Dipendenze) e 95 su 769 centri del privato sociale: nel periodo d’indagine gennaio 2014 – agosto 2015 hanno preso in carico poco meno di 24mila persone per DGA (Dipendenza da Gioco d’Azzardo).

Probabilmente la punta dell’iceberg: il Dipartimento delle Politiche Antidroga stima un numero di giocatori patologici da un minimo di 300mila a un massimo di 1.300.000.

Attenti al gioco!” è il nome del progetto Codacons, in cooperazione con S.I.I.PA.C. (Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive) e co-finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per contrastare e prevenire il Gioco d’azzardo Patologico: oggi sul nostro territorio ci sono 20 sportelli informativi e on-line è scaricabile una app, con tanto di test “Scopri se sei ludopatico”, concepita per sensibilizzare e identificare i problemi legati al gioco d’azzardo patologico, oltre che base per iniziare percorsi riabilitativi (mappa e maggiori informazioni sul sito www.attentialgioco.it).

C’è chi dice no

Molti Enti locali (regioni, province, comuni) hanno intrapreso iniziative per arginare il fenomeno della ludopatia. E’ notizia di poche settimana fa che il Tar del Friuli Venezia Giulia ha confermato la legge regionale che istituisce una distanza obbligatoria di almeno 500 metri da scuole, chiese e bancomat – intesi come luoghi sensibili – per l’installazione dei giochi.

Altri Comuni hanno imposto l’affissione di cartelli che ricordano i rischi del gioco d’azzardo e negano l’autorizzazione all’installazione di slot nei nuovi esercizi commerciali.

Molte volte sono gli stessi proprietari di bar a decidere di rinunciare al guadagno derivante dalle macchinette “mangiasoldi” e non è una scelta da poco visto che si tratta spesso di cifre che vanno dai 1000 ai 1500 euro al mese.

Esiste un vero e proprio movimento NO SLOT (www.noslot.org) “Per contrastare il gioco d’azzardo di massa, per informare su leggi e normative, per promuovere la cultura del buon gioco”. Il sito è promosso da Vita.it

Il programma del nuovo Governo

Come si diceva in apertura della nostra inchiesta, nel programma di governo Lega-M5S è previsto il contrasto all’azzardo: basta macchinette, divieto assoluto di pubblicità, tutela di sicurezza, dignità e salute prima di ogni cosa. Per la prima volta la questione entra in un’agenda di governo. E per noi – che di questo tema abbiamo cominciato ad occuparci ben prima dell’insediamento del nuovo esecutivo – non può che essere un’ottima notizia!

Anche su questo punto attendiamo che le promesse siano mantenute… Vedremo!

Intanto People for Planet chiede a gran voce che almeno la pubblicità ai casino on line e al gioco d’azzardo, così come avviene per le sigarette, sia vietata in modo assoluto da tutti i mezzi di comunicazione. Da subito.

Leggi anche la Prima parte dell’inchiesta: A che gioco stiamo giocando?

Ricerca e fonti a cura di Alessandra Colaiacovo 

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Gabriella Canova

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Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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