Ridurre l’inquinamento e il traffico con il crowdshipping: una nuova sfida per la sharing economy

Si potrebbe tradurre come “spedizioni fatte per mezzo della folla”. Il crowdshipping è quel fenomeno che rientra nella sharing economy per cui si utilizza come vettore di una consegna una persona che è già in viaggio.

Pensiamo a un ragazzo che tutte le mattine fa lo stesso tragitto per l’università. Potrebbe sfruttare il suo spostamento per portare un oggetto a qualcuno all’università, senza deviazioni dal suo percorso. Con il crowdshipping ogni movimento di una persona diventa un’opportunità per altri di ricevere e spedire merci da/verso qualunque meta del mondo.

Per il momento è ancora un fenomeno marginale ma sono molte le università che stanno studiando i modi per ottimizzare questa pratica e molti sono anche i professionisti che pensano di aprire queste nuove attività. Fra il 2014 e il 2015 è iniziato un forte incremento delle startup di crowdshipping, che induce a ritenere che le aziende stiano investendo nel settore. Nell’ultimo decennio sono nate 49 iniziative in Europa e 48 negli Stati Uniti. I Paesi più avanti sono gli Usa (18% di piattaforme) e la Francia (11%). Alcune esperienze hanno fallito, altre non sono riuscite ad allargare il mercato. Altre si stanno facendo strada.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita dell’utilizzo dell’e-commerce e, insieme alle polemiche per i tanti corrieri che percorrono le strade, si sono moltiplicate le idee per rendere le spedizioni più sostenibili.

Il mercato delle consegne di pacchi è cresciuto del 48% negli ultimi due anni, secondo il Parcel Shipping Index di settembre 2017, l’indice di Pitney Bowes che monitora 13 Stati fra cui l’Italia. Il crowdshipping porterebbe a un evidente risparmio di emissioni nocive e a diminuire la congestione delle strade nelle aree urbane.

Che le città siano inquinate non è un mistero. Secondo il rapporto della Lancet Commission on Pollution & Health, l’inquinamento provoca nel mondo nove milioni di morti all’anno.

Anche il traffico è un problema grave. Si calcola che ogni cittadino paghi circa 700 euro a anno a causa della congestione stradale, che aumenta le emissioni e allunga i tempi di viaggio, secondo un’analisi di Confcommercio e Isfort del 2015.

E quante volte capita di vedere una coda di macchine che hanno a bordo una sola persona? Le automobili e i veicoli pesanti sono un mezzo di trasporto inefficiente a causa del basso fattore di carico. Secondo una stima dell’Ademe (Agence de l’Environnement et de la Maitrise de l’Energie) in media ogni automobile produce 140 grammi di CO2 per chilometro percorso. Utilizzando i dati della piattaforma colis–voiturage si può calcolare che per ogni chilometro percorso in crowdshipping si risparmierebbero 10 grammi di CO2.

Un gruppo di professori dell’Università Roma Tre ha scelto di usare come campione i propri studenti per valutare le regole da applicare per un crowdshipping ottimale. L’87% degli intervistati in linea di principio accetterebbe di fare da corriere dietro un compenso adeguato: il guadagno medio indicato è di 5 -10 euro a consegna. Le iniziative esistenti provvedono invece una retribuzione media di 2-4 euro. Il 93% di loro sarebbe ben disposto ad accettare i beni recapitati in questo modo a certe condizioni, soprattutto sulla puntualità del recapito. Dal sondaggio è uscito lo studio “Analisi del crowdshipping come soluzione innovativa per promuovere la crescita e la sostenibilità delle aree urbane” di Michela Le Pira, Edoardo Marcucci, Valerio Gatta e Céline Sacha Carrocci, pubblicato nel 2017. I ricercatori notano come il successo dipenda molto dalla consapevolezza della sostenibilità da parte dei cittadini e dalla loro volontà di fare sforzi per assicurarla.

Secondo i quattro professori, il crowdshipping è in linea con il paradigma della sharing economy supportato dalla Commissione europea e può collocarsi a pieno diritto fra le iniziative di questo tipo. La sharing economy è già stata applicata a diversi settori, come le case o i trasporti, ma è ancora caratterizzata da contraddizioni e incontra difficoltà di diffusione. Pensiamo alle proteste dei tassisti contro la app Uber. Ad avere la concorrenza del crowdshipping sarebbero i corrieri tradizionali, il cui servizio risulterebbe in fin dei conti più costoso.

Il problema alla base del crowdshipping è il modello di business che verrà scelto e la sua regolamentazione. Il rischio è che possa nascere un’esperienza come quella di Foodora o delle altre piattaforme di trasporto del cibo dai ristoranti. Queste iniziative hanno creato lavoro precario e senza diritti. Gli alti tassi di disoccupazione in alcuni Paesi interferiscono con lo sviluppo corretto dei modelli di consumo collaborativo. Se regolato male il crowdshipping potrebbe portare a un aumento dei viaggi dedicati invece che a una loro riduzione, con conseguenze negative sulle emissioni inquinanti. Secondo i ricercatori di Roma Tre un modo per evitare questa deriva è chiarire che il compenso della “folla” è a titolo di rimborso. I viaggi non possono essere dedicati e la deviazione massima dal percorso di viaggio normale del corriere deve essere minima.

Il resto delle regole può essere definito di volta in volta. I passeggeri che possono fare da vettore vengono individuati attraverso algoritmi oppure attraverso una lavagna virtuale dove i crowdshipper scrivono le loro disponibilità e aspettano che un mittente li contatti. Il trasporto può essere fatto con mezzi privati o pubblici, motorizzati e non. Restrizioni sulle spedizioni riguardano le merci pericolose o proibite come armi ed esplosivi e in alcuni casi farmaci e oggetti che possono offendere la morale. Attenzione anche ai problemi di sicurezza: molte delle piattaforme esistenti autorizzano i trasportatori a controllare il pacchetto da consegnare e il ricevente a scegliere solo crowdshipper fidati con un profilo e recensioni.

Il crowdshipping può far capo ai modelli C2C (Consumer to Consumer) o B2C (Businnes to Consumer): nel primo un utente affida al crowdshipper un documento urgente o un oggetto dimenticato affinchè venga recapitato al destinatario. Nel B2C la differenza è che il ricevente acquista da un negozio. Nei modelli B2C i costi di trasporto sono in prevalenza fissi mentre nel C2C il prezzo viene fissato dal crowdshipper.

Alcune esperienze di crowdshipping

Fra le iniziative di maggiore successo c’è Zipments, attiva a New York dal 2014. Alla fine del 2015 la piattaforma è stata acquisita da Deliver, azienda fondata da un gruppo di imprenditori attenti all’ambiente della Silicon Valley, e ha esteso il suo mercato da New York a tutti gli Stati Uniti. Zipments è cominciata come scambio su base locale: i corrieri ricevono un piccolo quantitativo di pacchi per la consegna nel loro quartiere e utilizzano le loro auto private, la bicicletta o si muovono a piedi per completare il trasferimento del pacco. L’idea è che quelle persone dovrebbero comunque tornare a casa nella loro zona dopo una giornata di lavoro e che quindi possono portare con loro le merci senza troppe deviazioni dal loro percorso.

La particolarità è che le consegne vengono fatte nello stesso giorno dell’ordine. Oltre al luogo e tempo migliore per il recapito, il richiedente può anche scegliere il corriere che preferisce. A ognuno di loro viene dato un voto in base all’affidabilità e alla precisione. Quella con le valutazioni migliori è Jennifer-Jo Marine che ha consegnato più di 2500 pacchi muovendosi in bicicletta dal febbraio 2013. Quasi tutti i crowdshipper newyorkesi utilizzano la bicicletta. Zipments ha dietro un modello di business ben consolidato. Molti dei corrieri avevano già diverse esperienze lavorative in questo ruolo. Il costo è di dieci dollari a consegna ma può variare in base all’urgenza e alle dimensioni della merce da portare. Alcuni negozianti al dettaglio hanno firmato accordi con Zipments e stabilito che nella scelta dei metodi di recapito dei prodotti comprati in e-commerce comparirà l’opzione Zipments.

Molto diversa l’esperienza di PiggyBee, online dal 2012, volta ad assicurare viaggi ecologici anche di lunga durata. La ricompensa per il trasporto viene scelta dal ricevente e nella maggior parte dei casi consiste solo nell’amicizia e nei ringraziamenti. La piattaforma non applica commissioni. È pensata per chi durante i viaggi dimentica oggetti importanti. Le merci più richieste sono documenti e fogli di lavoro, libri e tecnologie.

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Livia Liberatore

Livia Liberatore

Giornalista professionista, si occupa soprattutto di lavoro, recruitment e management

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