Rifiuti sulle spiagge: scatta e segnala con le app ufficiali

I nostri inseparabili cellulari possono essere a servizio dell’ambiente

Il potere di alcune immagini drammatiche ci rivela quanto dannosa sia la plastica che finisce nei nostri mari, killer per l’ambiente e per moltissime specie animali che muoiono scambiandola per cibo o rimanendo intrappolate in sacchetti, reti e rifiuti di ogni genere. Questa plastica però non la vediamo costantemente, il mare la occulta come una coperta e i danni a volte ci sembrano meno tangibili. Vale invece il discorso contrario quando parliamo di Beach Litter, i rifiuti che invadono le nostre spiagge. Oltre a raccoglierli, vale la pena di segnalarne la presenza utilizzando alcune app per consentirne un censimento. Non siamo forse incollati ai nostri smartphone anche in spiaggia?

I rifiuti sulle spiagge italiane

Secondo l’indagine “Beach litter 2018 di Legambiente, in 78 spiagge sono stati 48.388 i rifiuti rinvenuti, su un’area complessiva di 416.850 mq (pari a circa 60 campi di calcio). In media si trovano 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia lineari campionata, 6,2 per ogni metro di spiaggia.

La regina di questo scempio è la plastica (80%). Ma oltre la metà dei rifiuti raggiungono le spiagge perché non gestiti correttamente a terra. Si aggiungono poi i rifiuti abbandonati direttamente sulle spiagge o provenienti dagli scarichi non depurati e dalla cattiva abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera.

Lungo le spiagge si trovano soprattutto frammenti di plastica – residui di materiali che hanno già iniziato il loro processo di disgregazione – anelli e tappi di plastica e poi i famigerati cotton fioc. La plastica è appunto il materiale più trovato (80% degli oggetti rinvenuti), seguito da vetro/ceramica (7,4%), metallo (3,7%) e carta/cartone (3,4%). Parliamo cioè di frammenti di bottiglie in vetro e materiale da costruzione, quindi lattine e poi frammenti di carta, ma un’importante percentuale è costituita da bicchieri, piatti e tovaglioli di carta (13%) e pacchetti di sigarette (12%). Significativo questo dato: per una spiaggia su 3 (28 spiagge su 78) la percentuale di plastica è pari o maggiore al 90% del totale dei rifiuti monitorati.

Per tartarughe, mammiferi e uccelli marini, filtratori, invertebrati o pesci i rifiuti significano soffocamento, malnutrizione, esposizione alle sostanze tossiche contenute o assorbite dalla plastica. E l’ingestione è stata documentata in oltre 180 specie marine. Inoltre i rifiuti si degradano e si frammentano in pezzi sempre più piccoli, le microplastiche, tanto invisibili quanto letali.

 

La citizen science contro i rifiuti

Il monitoraggio di Legambiente si inserisce in una serie di azioni di “citizen science”, frutto cioè di un monitoraggio che in questo caso è stato condotto dai circoli, da volontari e cittadini. I dati vengono poi trasmessi all’Agenzia Europea dell’Ambiente.
La stessa agenzia, nel suo intento di monitoraggio costante, ha infatti lanciato l’iniziativa “Marine Litter Watch” che con un’app tenta di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini, chiamati a segnalare la presenza di rifiuti sulle spiagge, da classificare secondo linee guida ufficiali utili a poter condurre un monitoraggio omogeneo su tutto il territorio Ue.
L’app è scaricabile sia su dispositivi iOS che Android ed è rivolta in particolare a gruppi di cittadini e comunità che organizzano azioni di monitoraggio o pulizia (come fanno appunto i volontari di Legambiente). I dati raccolti sono pubblici e si possono consultare online in qualsiasi momento.

A ridosso dell’estate anche Greenpeace ha lanciato il suo servizio “Plastic Radar”, che sfrutta il canale WhatsApp: le segnalazioni sulla presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie dei mari italiani possono essere inoltrate al numero +39 342 3711267. I risultati possono invece essere consultati sul sito plasticradar.greenpeace.it. Si invita a segnalare con una foto di quale rifiuto si tratta, possibilmente anche evidenziando il marchio e il tipo di plastica di cui è costituito, inserendo anche le coordinate geografiche del luogo di ritrovamento.

Un’altra app interessante – utile in estate come in inverno – si chiama “Riciclario”. Scaricabile sia per dispositivi iOS che Android, è utile a cittadini, comuni e gestori dei servizi, che possono anche entrare in contatto tra loro per scambiarsi informazioni utili per una buona raccolta differenziata. Per i comuni ad esempio può essere un canale per inoltrare comunicazioni istituzionali o urgenti e per l’accesso alle informazioni della TARI. Comprende un dizionario dei rifiuti, permette di inviare segnalazioni e consultare l’elenco dei servizi a chiamata. Esistono altre app del tutto simili per i cittadini che vogliono evitare errori durante la separazione dei vari materiali da gettare nel corretto contenitore dell’immondizia.

Su tutto il territorio italiano si moltiplicano intanto eventi di sensibilizzazione e soluzioni ad hoc per contrastare il problema plastica. La Regione Puglia ha affidato nuovamente, dopo 5 anni, al WWF il numero verde 800894500, dedicato alla segnalazione di reati ambientali quali abusi edilizi, incendi, casi di inquinamento di aria, acqua e suolo. Le segnalazioni fondate saranno poi inviate alle forze dell’ordine. Il servizio sarà operativo fino al 15 settembre, è possibile anche inviare foto e video tramite Facebook o via e-mail all’indirizzo 800894500wwf@gmail.com.

In Liguria, il comune di Rapallo in collaborazione con la cooperativa sociale Il Rastrello onlus ha presentato il progetto #MareNoPlasticRapallo: posaceneri portatili distribuiti in spiaggia, pulizia due volte al giorno in spiaggia e pulizia sistematica dei torrenti, valorizzazione della posidonia spiaggiata, ma anche un’app in fase di attivazione per consentire ai cittadini di inoltrare le proprie segnalazioni.

 

Fonte immagine di copertina: European Commission

 

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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