Ristrutturare green: soluzioni, materiali, risparmi

Ce ne parla Andrea Lai di Big Mat

Ristrutturare casa e renderla un ambiente più sano, più confortevole, più attento all’ambiente e riuscire a risparmiare consumi elettrici e di gas sappiamo che si può fare. Ci sono soluzioni progettuali, ci sono materiali, impianti e sistemi che consentono di migliorare le performance di un edificio riducendo consumi ed impatti.

Gli edifici residenziali in Europa sono caratterizzati da una domanda media di circa 140 kWh per metro quadro l’anno per il riscaldamento; per la fornitura di acqua calda ne servono in media 25 e altri 20 kWh per il raffrescamento estivo. In Italia, per esempio, dove i consumi si allineano alla media europea, il costo medio per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria per un appartamento di 70 metri quadri si aggira intorno a 1.400 euro l’anno. Secondo i calcoli dei ricercatori, questa spesa potrebbe essere ridotta dal 50% al 70% con interventi sull’involucro, sulle finestre e sugli impianti termici.

In Italia le nostre abitazioni fanno parte di un patrimonio edilizio per lo più datato e con un fabbisogno energetico alto; buona parte di questa energia è termica e, in quanto tale, è soggetta a dispersione verso l’esterno. Le perdite, negli edifici non nuovi o non adeguatamente progettati e realizzati, si possono avere infatti dalle parti finestrate, dall’areazione, dalle pareti esterne, dal tetto o solaio dell’ultimo piano, dalle eventuali cantine/garage e anche dalla caldaia.
Per cui, tutti gli interventi che riguardano l’isolamento e la ventilazione, dalla semplice sostituzione di una vecchia caldaia ai cosiddetti “cappotti” termici, ai tetti ventilati, alla sostituzione degli infissi, per dirne alcuni, possono contribuire in maniera significativa a ridurre queste dispersioni.

Ma anche l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici per l’approvvigionamento energetico, la messa in opera di sistemi che contribuiscono a limitare il consumo idrico (con sistemi di recupero delle acque piovane e coi riduttori di flusso per l’acqua potabile, per fare due esempi), l’incremento della quota di verde per ridurre anche l’effetto isola di calore, sono tutti interventi che non fanno solo bene all’ambiente, ma sono alla base di un miglioramento termico e acustico, di un minor impatto (sull’ambiente e sui costi) e di un maggior confort e salubrità degli ambienti.

Molti di questi interventi possono essere portati in detrazione Irpef (Bonus ristrutturazione, Ecobonus, Bonus mobili, Bonus verde), con percentuali diverse a seconda della tipologia e a seconda che riguardino singole unità immobiliari o parti comuni di condomini, per tutto l’anno in corso, alcuni per orizzonti temporali anche più ampi. Per maggiori informazioni su tutte le agevolazioni fiscali in vigore vedi Detrazioni fiscali in campo energetico-edilizio per il 2018: tutto quello che occorre sapere che le elenca e le riassume.

Ad Andrea Lai, della Commissione tecnica di Big Mat Italia, abbiamo posto una serie di domande per capire quali sono gli interventi che possiamo realizzare e quali sono i migliori materiali in relazione alla salubrità, al risparmio energetico e ai costi.

1- Devo ristrutturare casa, da dove posso partire per sanificare gli ambienti e ridurre al minimo le perdite e la dispersione di calore, scegliendo prodotti e tecniche effettivamente ecocompatibili?

Rinfrescare o sanificare gli ambienti domestici si può fare, verniciando con prodotti idonei: prodotti in possesso di certificazioni di enti terzi che non siano semplici auto-certificazioni su schede tecniche. Ci sono anche prodotti più specifici appositamente pensati per evitare il ritorno di muffe e la proliferazione di batteri, un po’ più costosi, ma utili anche nel caso di intolleranze e allergie. Ma aprire cinque minuti le finestre, caso mai non in orario di traffico se si vive in città, è sicuramente una buona regola, come l’igiene domestica in generale. 

Se si vogliono scegliere prodotti che siano completamente ecocompatibili, per esempio per la verniciatura del legno o per pitture murarie, bisogna accertarsi che non contengano emissioni di sostanze organiche volatili nocive (VOC-Composti organici volatili) o altre sostanze tossiche come la formaldeide, che, oltre a danneggiare l’ambiente, possono causare irritazioni o allergie.

Gli interventi che riguardano il calore, da trattenere in inverno e respingere in estate, dipendono dall’appartamento. Il primo intervento da farsi per ottenere buoni risultati è verso il tetto: è quello più esposto al variare della temperatura e quindi è la prima causa di dispersione. Per il suo rifacimento ci sono tecniche e materiali che lo possono rendere traspirante e ventilato; l’uso diffuso del legno, o di pannelli isolanti in materiali fatti di fibre naturali, lo rendono efficiente sia in estate che in inverno.
Purtroppo i prodotti più diffusi sono quelli meno efficaci e meno ecologici: polistireni, poliuretani (schiume che isolano trattenendo aria ferma); funzionano bene con il freddo, rispondono al comando “non far uscire il caldo”; ma basta entrare in una roulotte lasciata al sole di agosto per capire che non va altrettanto bene con i periodi caldi.
Sono isolanti senza massa, poco permeabili al vapore: non si oppongono all’ingresso del caldo estivo (sfasamento termico, ovvero per quanto tempo ci batte il sole) e una volta entrato, non lo fanno uscire. Costa più energia raffreddare che riscaldare, unico vantaggio è che costano poco.

Se non si abita direttamente sotto il tetto, gli interventi prioritari in termini di efficacia sono il cappotto esterno o interno: tra i due, meglio il primo, perché evita pericolosi “ponti termici”. Ma se è una facciata in pietra a vista, vincolata o in un condominio dove gli altri non vogliono intervenire, allora è preferibile lavorare sul cappotto interno (dando priorità alla facciata a nord, che evita le muffe). Anche qui ci sono accortezze da rispettare: nessuna casa è uguale ad un’altra, va analizzato il caso mettendo assieme più competenze, anche quella di chi ci abita.
Fare dei preventivi aiuta a capire dove concentrare l‘investimento: la casa è un bene durevole, va valutato l’intervento che manterrà la maggiore efficienza possibile e che durerà nel tempo.

2- Come posso valutare in maniera obiettiva se mi conviene o meno, dal punto di vista economico, l’installazione di pannelli solari e soprattutto fotovoltaici?

Questo è ancora più difficile: da Comune a Comune possono variare i regolamenti, dipende dall’esposizione dell’impianto (ottimale rivolto al sud); la corrente in eccesso può essere venduta, ma ci si deve rivolgere a ditte specializzate. L’Agenzia Fiorentina per L’Energia è uno sportello pubblico di consulenza, di riferimento per la Regione Toscana, con tecnici e strumenti di rilevazione che possono dare una mano. http://www.firenzenergia.it/afe/index.php. [NdR: questo per chi abita in Toscana, ma in generale le Agenzie per l’Energia sono presenti anche in molte altre Regioni o Province italiane].

3. Quali sono i materiali eco compatibili che maggiormente incidono sulla dispersione termica degli ambienti domestici?

Quelli in fibra: migliore la fibra di legno, le nuove lane minerali (vetro e cellulosa) senza formaldeide, quelle in lana di roccia. Hanno massa, sia per il tetto che per la parete esterna; traspiranti davvero, smaltiscono il vapore (ovvero umidità e calore) rapidamente verso l’esterno di notte, rendendo pienamente efficiente l’isolante per la mattina dopo. Se questo non avviene (vedi le schiume di cui sopra) è come avere un bicchiere mezzo pieno, che non sarà in grado di ricevere la stessa quantità di calore dalla nuova giornata, non avendolo smaltita: immaginando il calore come un fluido, a “bicchiere pieno” oltrepassa la “barricata isolante”.

4. Quali sono i materiali eco compatibili che maggiormente incidono sulla salubrità e confort degli ambienti?

Quelli che non rilasciano V.O.C. (le sostanze volatili nocive), o almeno, che lo fanno solo nei primi giorni del cantiere. Queste sostanze sono principalmente i solventi delle colle (formaldeide), ma posso abitare anche in prodotti all’acqua. Anzi, per evitare che questa marcisca nei barattoli, il prodotto all’acqua può contenere più sostanze chimiche di un prodotto a solventi. Sono i mobili, le stoffe e le pitture, principalmente, a contenerle. Possono causare irritazioni o allergie, per evitarli si devono controllare le schede tecniche dei prodotti ed assicurarsi che non siano presenti.

5- Entriamo più nel merito: come posso controllare che i materiali che vengono usati, siano davvero eco- compatibili e abbiano le prestazioni richieste? Quali sono le certificazioni in questi ambiti? Parliamo di isolanti, di vernici, di malte, di resine, ecc.

Vanno cercati prodotti certificati da organismi internazionali (GEV, Blau Angel, Ecolabel) o di settore (ANAB), non è sufficiente che siano a norma CE.
Se non sono a norma CE, non possono essere commercializzati; ma la norma europea definisce dei limiti di tossicità consentiti, armonizzati con altri regolamenti, e non è questo marchio la “garanzia” per l’ecompatibilità. Per esempio, un prodotto a base di calce idraulica naturale da utilizzare su di un monumento storico, dovendo rispettare la norma sulle costruzioni (Genio Civile), dovrà raggiungere resistenze meccaniche determinate entro 30 giorni e viene “chimicamente corretto” proprio per rispettare la norma. In questo modo non sarà più un prodotto di bio edilizia, ovvero semplicemente così come esce dal forno di cottura delle pietre.
Ma correggere la natura è sempre negativo? Vediamo con un esempio: la chimica organica degli additivi per il mondo del cemento (derivati dal petrolio) non funziona nel mondo della calce NHL (Natural Hydraulic Lime), per cui vengono utilizzati additivi minerali (caolino, bauxite…) per raggiungere i valori richiesti dalla normativa, che rendono maggiormente durevole nel tempo il manufatto. Dato che l’organico deperisce (calore, raggi UV, tempo: decompongono ciò che è di origine vitale), alla fine i prodotti in cemento saranno meno prestazionali di quelli a base calce. Intervenire sul “naturale” con chimiche “naturali” è una strada vincente: ciò che sembra un limite diventa una miglioria del prodotto.

Il metro di misura per eccellenza della sostenibilità di un prodotto è la sua Carbon Footprint, letteralmente l’impronta (il peso) di CO2 prodotta nell’intera vita di un prodotto, dalla sua nascita al suo smaltimento. Questa carta di identità (LCA Life Cycle Assessment) è recepita dalla ISO 14040 (il riferimento normativo internazionale per l’esecuzione degli studi di LCA): non uso l’inglese a caso… altri Paesi sono avanti in questo campo. Provare a chiedere una LCA ad un produttore, come conferma. Un certificato europeo costa dai 20.000 euro ai 60.000 euro: per cui potete immaginare che, per quanto degli strumenti oggi ci siano, non e’ un mondo facile.

6- Come trovo i prodotti con LCA che attesti un basso impatto ambientale? Che etichettatura hanno? E’  l’EPD-Environmental Performance Declaration l’etichettatura che attesta un LCA a basso impatto?

Ci sono aziende aperte ai mercati internazionali, quindi munite di EPD (dichiarazione ambientale di prodotto). Sono strumenti complessi, necessari ai sistemi internazionali di valutazione dei progetti, come LEED oppure BREEAM-CAM, utilizzati dagli architetti per ottenere punteggio in gare di appalto. Se un’azienda ne possiede in quantità, significa che i processi produttivi sono affidabili e certi. Direi che è una prova indiretta della qualità di un produttore. La casa è un sistema complesso, non è adatta ad essere affrontata in solitaria: costruire una squadra di competenze che aiutino nella scelta, dà la garanzia finale di qualità.

7- Come riconosco una ditta che effettua interventi e fornisce materiali effettivamente eco- compatibili?

Dalle certificazioni che si sono richiamate, ma prima di tutto dai prodotti che effettivamente presenta e poi fattura, perché la fattura dovrà essere poi corredata dalle schede tecniche e dalle certificazioni necessarie. Questo per la sicurezza dei materiali scelti, per l’esatta quantificazione del valore di quanto fornito, ma anche per accedere alle agevolazioni fiscali. Il resto sono parole e falsi risparmi: il cerino acceso rimane a noi.

8- Quali interventi nell’ambito della domotica, senza incidere troppo sui costi, possono essere strategici per ottimizzare davvero i consumi?

Non è proprio il mio campo, ma approfitto per esprimere un punto di vista “ecologico”, che forse non sempre è chiaro e consapevole. Vendo finestre da tetto e se non si arriva a manovrarle con il braccio, le consigliamo elettriche. Qualcuno comprerebbe ancora un’auto con tergicristalli non elettrici?
Ma la riflessione è sul lavoro, contenuto negli oggetti. Che sia un co-robot di Industria 4.0, o il motore elettrico di una finestra, o un contadino che lavora la terra, dobbiamo avere rispetto e consapevolezza del valore del lavoro che gli oggetti contengono. L’ecologia è il rispetto delle relazioni tra le cose, le persone, la natura. E’ equilibrio, conoscenza e riconoscenza: nel tempo lungo, da dove viene e dove sta andando (economia circolare).
Per un sistema complesso come un’abitazione, non possiamo semplificare: è la collaborazione tra le diverse competenze che produce qualità.

9- Quanta differenza c’è oggi tra i costi di una ristrutturazione eco compatibile rispetto ad una non eco compatibile? In quanto si ripaga in media un investimento superiore?

Prima di tutto occorre partire dall’analisi dei problemi e quindi dall’analisi dei costi. Il costo “giusto” è quello della spesa fatta una sola volta, senza dover riaprire il portafoglio poco dopo.
Le strutture in legno hanno un costo del 6% maggiore di una edilizia tradizionale: ma i tempi di costruzione sono più veloci, il progetto esecutivo -e in esso il quadro economico -è certo (la si monta ad incastro, pezzo per pezzo), non ci sono quindi sbalzi di preventivo. E la manutenzione è sicuramente a minor costo nel tempo.
Casa Spa a Firenze (l’ex Istituto Autonomo Case Popolari), per fare un esempio, ne ha progettata una di sei piani, completamente in legno: costruita e verificata; contiene strumenti di analisi delle condense interstiziali, le quali potrebbero nel tempo rovinare la struttura. Gli strumenti utilizzati sono stati messi a punto con l’Università di Firenze: si tratta di numerose tipologie di sensori che innovano  la gestione dello stabile diminuendo significativamente i costi di gestione e manutenzione.

 

 

Immagini: Visioni di casa ecologiche e abitazioni sostenibili di Michele Sbicca

 

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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