Scuole e maialini

Tetti di scuole che crollano in Italia e alberghi per maialini in Cina. L’edilizia è lo specchio della società.

Lunedì scorso, 14 maggio, è crollato il tetto di un’aula dell’Istituto Industriale Montani di Fermo: per pura coincidenza, nessun ferito. Che fine ha fatto il piano di edilizia scolastica indetto nel 2004? E in che senso l’edilizia è la cartina tornasole sociale più affidabile?

Vale la pena ripercorrere qualche dato: il primo censimento delle scuole italiane fu ordinato da Prodi nel 1996 al fine di avviare la riabilitazione degli edifici scolastici, per la maggior parte costruiti prima degli anni ’80, pericolanti e a rischio crollo. Nel terremoto del 2002 che colpì il Molise, a San Giuliano di Puglia crollò un solo edificio: la scuola elementare. In quel momento erano presenti 8 insegnanti, 2 bidelli e 58 bambini. Morirono 27 bambini e 1 insegnante.

Berlusconi inserì  fra le Grandi Opere un “Piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici” (Art. 3 comma 91 Legge 350/2003 Finanziaria 2004) che però non prevedeva stanziamenti, perché non si conoscevano né le scuole a rischio né le entità dei rischi. Il censimento ordinato nel 1996 non era mai stato eseguito. Ancora nel 2006 non era pronto, quindi si procedette per approssimazione: mezzo miliardo di euro avrebbe dovuto mettere in sesto 1.593 edifici scolastici. Un’impresa basata su stime matematiche degne della distribuzione dei pani e dei pesci di Gesù.

Oggi chiunque acceda al Silos (Sistema informativo Legge Opere Strategiche) e scorra il Piano straordinario per l’edilizia scolastica e messa in sicurezza, può leggere:

“Dalla Relazione semestrale del MIT sull’avanzamento al 30 giugno 2016 del Piano straordinario per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche, con particolare riguardo a quelle ubicate in zone a rischio sismico, I e II programma stralcio (Legge 289/2002, Art. 80, comma 21), risultano attivati dagli Enti locali beneficiari 1.378 interventi (pari all’86,5% del totale interventi programmati) dell’importo di 414 Meuro (l’84,7% del valore intero del Piano). I lavori ultimati risultano invece 951 (59,7% ) per un importo complessivo di 269 Meuro 55,1% del totale)”.

Traducendo dal burocratese, significa che dal 2002 a oggi è stato messo in sicurezza soltanto il 59% delle scuole considerate in emergenza. Detto in altri termini: 6 su 10 in 16 anni.

Spulciando fra i rapporti destinati alla Camera dei deputati, salta fuori un altro piano previsto per il ripristino delle scuole, che dal nome evoca una certa urgenza: Piano straordinario stralcio di interventi urgenti sul patrimonio scolastico. L’ultima segnalazione dell’ufficio studi della Camera risale all’ottobre 2013: Su 1706 interventi ritenuti “urgenti” ne risultano ultimati soltanto 19. Forse scritto in lettere il numero sembra maggiore: diciannove. O forse no.

Anche senza una laurea in ingegneria edile, ciò che si profila non è esattamente la tabella di marcia che ci si aspetterebbe da Governi che, prima con la Gelmini, poi con la Boschi, hanno fatto del rinnovo della scuola medaglia da appuntare alla giacchetta.

E se può sembrare paradossale che le Ferrovie dello Stato attuino pedissequamente un piano di sicurezza  (al punto da negare le panchine ai viaggiatori) più di quanto abbiano fatto i Governi con gli edifici scolastici, l’ingegnere Carlo Emilio Gadda – che nemmeno per un istante e in nessun romanzo, racconto o favola smise di essere “l’ingegnere in blu” -novant’anni fa scriveva:

“La casa degli umani si trasforma. La nostra casa, oggi, non è più quella di trent’anni fa. Le ragioni? Ragioni tecniche, ragioni economiche: escluderei affatto le ragioni morali”.

Sfugge perché in Cina, nonostante il prezzo della carne suina sia ormai da otto anni ai minimi storici, gli allevatori della società agricola privata Guangxi Yangxiang stiano investendo negli alberghi a 13 piani, con ascensori dedicati e piani con impianti di ventilazione appositi progettati da un’azienda olandese, per allevarci scrofe e maialini.

Ormai prossimi alle distopie di Orwell, c’è da dire che l’unico specchio che non sfina né ingrassa le silhouettes della società è l’edilizia. Con i suoi tetti, i suoi interni, i suoi crolli e i suoi inquilini, l’edilizia restituisce l’immagine di chi siamo. Né più né meno.

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