Sentenza Foodora: respinto il ricorso dei riders

Sentenza Foodora: respinto il ricorso dei riders

Respinto il ricorso dei fattorini in lotta con l’azienda di consegne. I rapporti di lavoro sono cambiati, non sempre la legge sta al passo e i tribunali rischiano di riempirsi di cause come questa

Il tribunale di Torino ha respinto il ricorso dei lavoratori contro Foodora, l’azienda di food delivery: il loro lavoro non si potrebbe paragonare a quello di un dipendente.

I riders di Foodora sono fattorini che consegnano cibo dai ristoranti ai clienti, muovendosi in bicicletta o in motorino. Nel 2016 hanno protestato per le condizioni lavorative: basse paghe, nessuno stipendio minimo garantito, bici e smartphone a loro carico. Alcuni lavoratori non sarebbero stati chiamati per altri turni appena dopo le proteste, poi la lotta è continuata sul fronte del rinnovo dei contratti fino a finire in tribunale.

Senza addentrarci nel dettaglio della sentenza, le cui motivazioni saranno rese note tra 60 giorni, il giudice sembra aver accolto l’impostazione generale della difesa, per cui i fattorini erano assunti con un contratto di collaborazione e quindi come se fossero lavoratori autonomi, che potevano scegliere quale disponibilità dare e che l’azienda poteva chiamare secondo i bisogni.
I legali dei riders hanno annunciato che presenteranno ricorso in appello, sottolineando, come racconta Il Sole24Ore, che Foodora tramite gli smartphone e con le chat esercitava di fatto un controllo nei loro confronti e per questo motivo e per la disponibilità che veniva di fatto richiesta, il loro lavoro era paragonabile a quello di un dipendente.

È la prima sentenza in Italia che coinvolge i lavoratori della cosiddetta “gig economy”, l’”economia dei lavoretti” che si è espansa negli ultimi anni anche grazie alle nuove possibilità offerte dal digitale.
Indipendentemente dalla vicenda Foodora questi nuovi lavoratori si trovano nelle condizioni di lavorare da freelance in diversi campi, e hanno difficoltà ad essere inquadrati in una categoria contrattuale e normativa. Diritti e doveri di lavoratori e aziende, rimangono al momento legate ai contratti stipulati caso per caso.

L’Huffington post ha fatto un excursus su come molti Paesi abbiano cercato di creare delle leggi che permettessero un inquadramento per questo tipo di lavori, mentre Il Corriere della Sera si è chiesto se non sia il caso che inizino a pensarci anche le aziende e le parti sociali, piuttosto che lasciare tutto in mano al giudice chiamato a decidere sulla situazione volta per volta.

Il mercato è cambiato anche in Italia, i “lavoretti” legati a questa nuova economia sono ormai i più svariati e a “pedalare” in questa nuova situazione sono sempre più lavoratori. Se si pedalasse in compagnia, salvaguardando aziende e diritti, ne gioveremmo tutti quanti.

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

commenta

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi