Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo, ecco come funzionano queste due sostanze

Il delta-9-tetraidrocannabinolo o Thc (detto anche delta-9-Thc o tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo o Cbd sono due sostanze presenti nella Cannabis. Il loro funzionamento è spiegato nell’ “Allegato tecnico per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis” al Decreto ministeriale 9 novembre 2015, in cui si legge che le azioni farmacologiche del Thc – presente nelle estremità portanti fiori e frutti delle piante di Cannabis sativa – risultano dal suo legame con i recettori cannabinoidi CB1 e CB2, che si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale, e nel sistema immunitario. Il Thc risulta quindi essere un agonista parziale di entrambi i recettori CB e in particolare per la sua azione sul recettore CB1 è il responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, procurando la conosciuta sensazione di “sballo”. Inoltre allo stesso tempo agisce anche su altri recettori e su altri target (canali ionici ed enzimi) sortendo diversi potenziali effetti antidolorifici, antinausea, antiemetici e stimolanti l’appetito.

Il cannabidiolo (Cbd), invece, non ha effetti psicoattivi poiché sembra non legarsi in concentrazioni apprezzabili né ai recettori CB1 né ai recettori CB2, ma influenza l’attività di altri recettori e altri target (quali canali ionici ed enzimi) con un potenziale effetto antinfiammatorio, analgesico, anti nausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico.

Il Thc ha effetti psicoattivi
Poiché il Thc ha effetti psicoattivi, la legge in Italia ne annovera il consumo tra le attività illecite, a meno che non sia presente una specifica prescrizione medica per il trattamento di una determinata patologia: in questo caso, però, si parla di cannabis a scopo terapeutico, acquistabile dietro presentazione di ricetta medica. L’articolo 13 della legge 162/1990 precisa infatti che “è vietato l’uso personale di sostanze stupefacenti o psicotrope tra cui i tetraidrocannabinoli e i loro analoghi”, e che “è vietato qualunque impiego di sostanze stupefacenti o psicotrope non autorizzato”, mentre “è consentito l’uso terapeutico di preparati medicinali a base di sostanze stupefacenti o psicotrope debitamente prescritti secondo le necessità di cura in relazione alle particolari condizioni patologiche del soggetto”.

Il Cbd non è uno stupefacente
Il Cdb, che non è annoverato tra le sostanze stupefacenti in quanto non ha effetti psicoattivi, sarebbe invece responsabile – per dirla in poche parole – del noto “effetto-relax” che consegue al consumo di cannabis, oltre ad avere un potenziale effetto a livello antinfiammatorio, analgesico, anti nausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico.

Diverse linee genetiche di cannabis, diversi effetti
Le piante del genere Cannabis (comunemente conosciute anche col nome di canapa) sono conosciute da millenni. Tutte le piante di questo genere contengono in varie concentrazioni tra 400 e 750 diverse sostanze, e di queste circa 40 sono cannabinoidi, all’interno dei quali si trovano il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabidiolo (Cbd). Nell’allegato tecnico per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis si specifica che “esistono diverse linee genetiche di cannabis che contengono concentrazioni differenti dei principi farmacologicamente attivi e, conseguentemente, producono effetti diversi; pertanto gli impieghi ad uso medico verranno specificati dal Ministero della salute, sentiti l’Istituto superiore di sanità e l’AIFA per ciascuna linea genetica”.

 

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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