Turismo spaziale: avremo uno spazioporto in Italia

Siamo pronti a popolare Marte?

6 febbraio 2018, ore 21,45 italiane: dalla piazzola 39A di Cape Canaveral decolla Falcon Heavy, il supermissile della Space X. Incollati a YouTube ci sono 2,3 milioni di utenti, che rendono il momento ancora più memorabile. Per la piattaforma di video sharing è uno dei live più visti di sempre, secondo soltanto al lancio nel vuoto di Felix Baumgartner. Tutto questo avvicina l’umanità ai racconti di fantascienza e ai sogni di ogni bambino, ma è davvero arrivato il momento di viaggiare nello spazio? Dove si è spinto il progresso? Quali progetti concreti sono in cantiere? E Marte è più vicino che mai? Di quali viaggi saranno protagonisti i primi turisti spaziali? Mettiamo i puntini sulle I, partendo proprio dal tanto acclamato test della Space X.

Falcon Heavy è oggi il razzo più grande del mondo ed è decollato dalla stessa base da cui partivano le missioni Apollo e lo stesso shuttle. Qualche minuto dopo il decollo, il razzo si è aperto svelandoci il suo contenuto, ormai lontano da Cape Canaveral e con la Terra a fare magnificamente da sfondo: ecco che appare una Tesla Roadster rossa “guidata” da Starman, un manichino in tuta spaziale. E’ in questo istante esatto, quando l’occhio della telecamera è puntato dritto sul manichino spaziale, che si alzano le note di “Life on Mars” di David Bowie. Simbolicamente, sul cruscotto della Tesla compare anche la scritta “Don’t Panic”, citazione dal libro “Guida galattica per autostoppisti”.

Tutto è compiuto. L’evento mediatico confezionato da Elon Musk e dalla sua Space X resterà scolpito nella storia. Sul Web il video del lancio rimbalza da un punto all’altro della Terra e conquista altre migliaia di utenti e click, giorno dopo giorno.

E se Starman fosse stato un essere umano?

Dove sta andando la Tesla rossa? Non avremo già prodotto un enorme rifiuto spaziale che vaga senza controllo?
Il sito Web WhereIsTheRoadster.com ci mostra in tempo reale il punto esatto in cui si trova la Tesla. Non atterrerà mai su Marte, sia chiaro. D’altra parte, non era affatto questo lo scopo della missione.
A luglio la Tesla supererà l’orbita del Pianeta Rosso, a novembre si troverà nel punto di massima distanza dal Sole, poi tornerà indietro, a settembre sarà vicina all’orbita della Terra, quindi si allontanerà ancora seguendo il medesimo tragitto per secoli. O almeno finché una serie di effetti modificheranno la sua traiettoria. Ad esempio, l’influenza di Giove potrebbe spedirla fuori dal Sistema Solare, senza comunque alcun pericolo per la Terra o altri pianeti.

Raggi cosmici e vento solare colpiranno senza tregua Starman e la sua auto, destinati a rimanere nello spazio per migliaia di anni e a subire un deterioramento inevitabile.
E se a bordo ci fosse stato un essere umano? Nella risposta a questa domanda si cela il nocciolo della questione: no, non è assolutamente possibile inviare un essere umano nello spazio in un semplice abitacolo così come la Space X ha seduto il manichino a bordo della Tesla. Abbiamo raccontato un meraviglioso esperimento che dimostra i progressi compiuti dalla scienza, ma le passeggiate su Marte sono ancora ipotesi lontane.

Turismo spaziale: (per ora) scordiamoci i resort

Di “turismo spaziale” si parla da moltissimo tempo, a sfidarsi per la conquista di altri mondi sono sostanzialmente due società: la già citata Space X di Elon Musk e la Virgin Galactic di Richard Branson, altro imprenditore osannato dalle folle. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Prima che qualcuno effettivamente metta piede su Marte – il pianeta che comunque pare essere più adatto alla “colonizzazione” – dovrà passare ancora molto tempo.
Quando si parla di “turismo spaziale” oggi in realtà non ci si riferisce a veri e propri viaggi come quelli che progettiamo sulla Terra. Spesso la fantasia viaggia più veloce dei razzi e induce erroneamente ad immaginare tour organizzati – costosissimi ma reali – in cui le persone effettivamente scendono da navicelle e vanno alla scoperta di luoghi inesplorati. Non c’è nulla di più lontano da ciò a cui si sta lavorando al momento. Lo sbarco su Marte con tanto di guida turistica è qualcosa di molto lontano; oggi si progettano per lo più voli suborbitali, che non consentono ancora di ipotizzare lo sviluppo di un turismo spaziale per le masse nel breve periodo né camminate su altri pianeti.
Ma viaggia veloce anche la fantasia di questi grandi magnati, ecco perché i loro progetti e i loro annunci fanno sognare. Ritornare un po’ bambini è lecito, ma poi occorre ritornare anche con i piedi per terra.

Per colonizzare Marte serve un razzo più potente

Il serbatoio progettato dalla Space X

“E allora costruiamolo!”, deve aver detto Elon Musk. Da poco sono state svelate le caratteristiche della nuova versione del razzo Big Falcon Rocket. Con questo mezzo l’uomo potrebbe sbarcare su Marte. Il condizionale è d’obbligo, nonostante le promesse da urlo. Il serbatoio in fibra di carbonio potrà ospitare oltre mille metri cubi di ossigeno liquido criogenico, il carburante che alimenterà il razzo; il motore Raptor sarà il più potente mai esistito; una serie di razzi propulsivi offrirà garanzie di sicurezza in una fase tanto critica come quella dell’atterraggio, quando a bordo il carico sarà maggiore rispetto ai test.
Questo razzo – la prima astronave interplanetaria – secondo Musk potrebbe rappresentare una salvezza per il genere umano in un futuro catastrofico , in cui non si esclude una terza guerra mondiale.

Paragonato al Saturn V, il razzo con cui la Nasa inviava i suoi astronauti sulla Luna, il BFR avrebbe una spinta di decollo maggiore, ma il vero vantaggio è che potrebbe essere utilizzato più volte, consentendo un notevole abbattimento di costi. Ogni lancio, una volta uscito il BFR, costerebbe 5-6 milioni di dollari, alla fine una piccola popolazione di umani vivrebbe su Marte o sulla Luna, dove sarebbero aperte alcune basi fisse. E quella piccola popolazione potrebbe far sopravvivere il genere umano se sulla Terra tutto andasse perduto. Per prima cosa, occorrerà però trovare acqua su Marte, avviare le estrazioni minerarie e costruire infrastrutture necessarie alla sopravvivenza.

I primi veri test dovrebbero avvenire già nel 2019, mentre nel 2024 potremmo assistere alla prima missione per colonizzare Marte, almeno secondo Musk, che a volte però pecca troppo di ottimismo. Basti pensare che il 2018 avrebbe dovuto essere l’anno in cui due turisti avrebbero fatto un giro attorno alla Luna a bordo di un razzo della Space X, comodamente collocati all’interno della capsula Dragon. Tutto rimandato.
Cerchiamo allora di essere realistici: a cosa porterà questa sperimentazione continua? E’ uno spreco di denaro? E’ solo una sfida tra imprenditori ambiziosi?
Un risvolto interessante è che gli stessi razzi attualmente in fase di costruzione potrebbero essere utilizzati per un trasporto più rapido delle persone sulla Terra. Basterebbero 39 minuti per volare da New York a Shangai, semplicemente utilizzando mezzi di trasporto che viaggiano fuori dall’atmosfera per la maggior parte del tempo e quindi non risentono di interferenza alcuna. Addio turbolenze!

Virgin Galactic: presto uno spazioporto in Italia

L’obiettivo di Richard Branson è dichiaratamente quello di portare nello spazio persone comuni, turisti, grazie a voli spaziali suborbitali e orbitali. Recentemente, la Virgin Galactic ha incassato un ottimo risultato nei test di planata della sua navicella Virgin Galactic VSS Unity. A febbraio, qualche giorno dopo l’impresa della Space X, nel deserto del Mojave in California è stato effettuato un test cruciale: una nave madre ha rilasciato la VVS a circa 50 mila piedi di altezza e ne è stato valutato l’atterraggio in termini di stabilità e performance. Nello stesso deserto 3 anni fa la Virgin Galactic aveva dovuto affrontare la morte di un pilota durante un volo di prova; sono seguiti una serie di rallentamenti, compreso quello nell’emissione da parte della Federal Aviation Administration di una licenza commerciale per l’azienda.

Virgin Galactic – gli ultimi test

I test sono funzionali a confezionare un’esperienza destinata a turisti. Ne potranno salire a bordo 6 in compagnia di 2 piloti. Per trascorrere 2 ore e mezza sulla VSS Unity si pagheranno 250 mila dollari, un prezzo destinato però a scendere dopo 5 anni. Compresi nel costo del biglietto, 6 minuti in assenza di gravità e la possibilità di vedere la curvatura della Terra dallo spazio.

La sperimentazione sui voli suborbitali coinvolge anche l’Italia: a dicembre 2016 la Altec, partecipata da ASI e Thales Alenia Space, e la Virgin Galactic hanno infatti siglato un protocollo di intesa per valutare le potenzialità di uno spazioporto italiano grazie al quale si potranno eseguire voli sperimentali suborbitali, addestramento astronauti e piloti, scopi didattici e turismo spaziale. In particolare, sarebbe utilizzato il sistema di volo spaziale Virgin Galactic, composto dallo spazioplano riutilizzabile Space Ship Two ed il suo velivolo vettore, WhiteKnight Two, vale a dire il mezzo che decolla da un aeroporto convenzionale e trasporta la SpaceShipTwo fino ad un’altezza di circa 15 mila metri, prima di rilasciare la navicella e consentirne l’accensione del motore a razzo che la porterà alla programmata quota operativa. Questo significa che l’Italia potrebbe a breve ospitare uno spazioporto, secondo gli annunci entro la fine di quest’anno saranno svelati i nomi dei siti candidati.

Ed ecco che torna il solito problema: cosa accade al corpo umano durante un viaggio suborbitale? Non sono molti finora i voli effettuati, di conseguenza è complicato ottenere dati certi e parametri da rispettare per evitare reazioni fatali. Si tratterebbe di persone comuni, dai fisici non allenati, che subirebbero accelerazioni pari a 6 volte il proprio peso corporeo, a cui si aggiunge poi l’assenza di gravità in una breve fase del viaggio. Possono aiutare le tute speciali e la posizione dei sedili, più reclinata rispetto al solito, ma di certezze ne trapelano poche, se non quella che sono coinvolti in questi progetti anche medici come quelli della nostra Aeronautica.

Ma non ci sono soltanto le grandi compagnie. Moltissimi scienziati sono al lavoro, come quelli che tentano di simulare sulla Terra le condizioni che l’uomo troverebbe su Marte. Nel deserto del Dhofar, in Oman, a febbraio un gruppo di oltre 200 scienziati di diverse nazioni ha testato i supporti tecnologici che sarebbero indispensabili, a partire da un tipo di tuta pesante ben 50 kg che consentirebbe però all’uomo di compiere anche gesti tanto comuni quanto indispensabili, come mangiare e pulirsi le labbra. La visiera è il fulcro di tutto, con uno schermo su cui vengono proiettati costantemente dati e informazioni rilevati grazie ai sensori posizionati sulla tuta in varie parti del corpo.

In copertina: Disegno di Armando Tondo

Commenta con Facebook
Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

commenta

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.