Via i rifiuti dal mare!

Anche grazie anche all’aiuto dei pescatori: a Livorno una iniziativa da imitare

Si sa che la plastica è fin troppo durevole, ci sono oggetti come le bottiglie di plastica, i flaconi dei detersivi, le reti da pesca, le stoviglie in plastica, che non si degraderanno mai (600- 1000 anni e più) accumulandosi in natura, aumentando sempre più in termini di estensione e diffusione, spostandosi in base ai venti e alle correnti e danneggiando gli ecosistemi da cui dipendiamo.

Negli oceani alcuni tipi di plastica immessa si può semmai scomporre, nel tempo, in frammenti sempre più piccoli, le microplastiche, che sono anche peggiori dell’oggetto plastico più grande, perché più difficili da recuperare e perché sono sufficientemente piccole da entrare nella catena alimentare. Le microplastiche vengono così mangiate dal plancton, il plancton dai pesci e i pesci da… noi.

Conoscere le tipologie, che oggetti sono e di che materiale specifico si tratta, dei rifiuti plastici presenti sulle spiagge o in mare ci permette di individuarne le cause e le fonti, ed è quindi la base informativa per promuovere e attuare politiche di prevenzione del problema. La classifica dei singoli oggetti presenti sulle spiagge è un interessante indicatore di come molto sia dovuto alle cattivi abitudini di cittadini o operatori del settore.

I dieci oggetti di plastica più comuni trovati sulle spiagge europee sono: bottiglie per bevande, posate, cannucce e miscelatori per cocktail, applicatori igienici, contenitori per alimenti, bicchieri e coperchi, mozziconi di sigaretta, bastoncini cotonati, buste della spesa, sacchetti di patatine/ carte di caramelle. Il 50% degli oggetti di plastica rinvenuti sulle spiagge europee sono oggetti di plastica monouso.

Quello dell’immondizia del mare è un problema grave e globale: si stima che nel mondo ogni anno si producano 280 milioni di tonnellate di plastica, nel 2050 saranno il doppio e una parte non trascurabile finisce nelle acque marine, con danni incalcolabili per flora e fauna. Il Mediterraneo è particolarmente esposto al pericolo, visto che si tratta di un mare semichiuso in cui sboccano numerosi fiumi che trasportano anche tanti rifiuti; si pensa che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica al suo interno e alcuni studi fatti sul mar Tirreno ci dicono che il 95 % dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di venticinque centimetri, siano di plastica, il 41% di questi costituiti da buste e frammenti e molti rimangono per l’appunto impigliati nelle reti dei pescatori. Soprattutto dopo qualche temporale.

La cattiva gestione dei rifiuti urbani è quindi sicuramente una delle principali fonte del marine litter, ma ci sono anche altre fonti importanti, come la pesca, l’acquacoltura e quelle industriali. Le reti da pesca sono, tra i rifiuti prodotti da queste fonti, fine vita, uno dei più presenti nei mari.

Nella grande isola di plastica del Pacifico di cui si è molto sentito parlare nei giorni scorsi, dopo che le navi e gli aerei della fondazione olandese Ocean Cleanup l’hanno percorsa stimando 80 mila tonnellate di frammenti in un’area grande tre volte la Francia, è stata individuata la percentuale di plastica presente in questa spazzatura: il 99,9%! È stato determinato che quasi la metà è formata da reti da pesca.

È tempo dunque di ripensare la plastica. È tempo di cambiare il modo in cui la progettiamo, produciamo, utilizziamo e smaltiamo. Ma è anche giunto il tempo di trovare modi efficaci per evitare l’immissione diretta, provocata dalle cattive abitudini di tutti noi e dalle cattive abitudini di chi svolge attività marine. Ed è ora di utilizzare anche il prezioso contributo di chi il mare lo ama e ci lavora e di tutti gli operatori a terra, necessari per garantire il corretto smaltimento e riciclaggio, per dare una mano a pulire quanto già inquinato.

Entro il 2030 tutti gli imballaggi di plastica presenti sul mercato dell’Unione europea dovranno essere riutilizzabili a costi sostenibili, o riciclati. Oltre a ridursi l’impronta di carbonio dell’industria, diminuiranno i rifiuti plastici e i rifiuti marini e rallenterà la proliferazione delle microplastiche. Questo obiettivo fa parte della Strategia per la plastica dettata dall’Unione Europea lo scorso gennaio, che ha già portato una proposta di direttiva varata il 28 maggio scorso dalla Commissione Europea (ne abbiamo parlato in questo articolo Giornata Mondiale dell’Ambiente 2018: combattere la plastica!)

Ma visti gli attuali livelli di inquinamento e di persistenza della plastica tutto questo basterà? Un’azione forte dovrà anche ridurre alla fonte la produzione tutti imballaggi e oggetti plastici di breve durata.

E per ripulire quanto inquinato finora? E per agire sulle attività nel mare che producono ed immettono rifiuti?

Per queste servono politiche e modalità di gestione, regolamentazione e incentivazione specifiche. Ci vuole tutto questo perché ad oggi, le reti da pesca usurate, le cassette del pesce rotte e tutti rifiuti plastici rinvenuti in mare dai pescatori o dai natanti, anche se ci fosse la volontà di raccoglierli da parte di chi va per mare, non sono riportati a riva perché classificati come “assimilabili ai rifiuti speciali”. Per i quali la normativa prevede che colui che li raccoglie diventa il “responsabile”, ovvero il “colui che se ne disfa”.

Quindi non tanto per mancanza di buona volontà ma perché, per una norma non chiarissima e a causa di un vuoto normativo, il pescatore che torna in porto con plastiche assimilabili a rifiuti speciali, in quanto divenutone “responsabile”li dovrebbe smaltire a proprie spese. E così, quello che pesce non è, viene rigettato in mare.

Ci sono però iniziative sperimentali che fanno ben sperare, come quella avviata quest’anno lungo tutta la costa tirrenica che dal Porto di Livornosi estende fino a Grosseto per recuperare dal mare rifiuti ritrovati in mare. Perché stanno funzionando e perché sono replicabili ovunque.

Il progetto “Arcipelago Toscano nasce da un accordo sottoscritto da Regione Toscana, Ministero dell’Ambiente, Unicoop Firenze, Legambiente, Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Labromare (concessionaria per la pulizia degli specchi d’acqua del porto livornese), Direzione marittima della Toscana, Cooperativa di pescatori Cft e Revet, azienda specializzata in raccolta di rifiuti e riciclo di materiali, ed è molto importante perché mette insieme gli attori che cofinanziano, o che  hanno competenze e/o responsabilità nelle varie fasi successive alla raccolta da parte dei pescatori. Organizzando tutte le fasi, dalla gestione in porto (stoccaggio) allo smaltimento e al successivo riciclaggio (qualora possibile).

Dallo scorso 13 aprile, il progetto è entrato nel vivo e da allora ogni giorno una decina di barche della cooperativa livornese tornano in porto cariche di pesce e plastica. Per ciascuna è stato stimato un quantitativo recuperato di una ventina di chili di rifiuti ogni giorno.

Ora ogni nave ha a disposizione sacchi dove raccogliere i rifiuti plastici, che al rientro in porto vengono depositati in un apposito contenitore sulla banchina, che Labromare poi svuota e porta in un impianto a Pontedera dove i rifiuti vengono analizzati e classificati per essere successivamente destinati al riciclaggio o allo smaltimento.

Sul corretto svolgimento delle operazioni in mare vigila la Guardia Costiera, che da subito ha sposato l’iniziativa. Legambiente offre il proprio contributo in termini di esperienza scientifica. Unicoop Firenze partecipa mettendo a disposizione del progetto i fondi ricavati dal centesimo che soci e clienti, per legge, dall’inizio dell’anno devono pagare per le buste in mater-b dell’ortofrutta. Lavora anche per sensibilizzare il consumatore. Ed altrettanto faranno Legambiente e Regione. I pescatori continueranno a fare i pescatori, ma saranno finalmente contenti di poter pulire la loro casa: il mare, che poi è la casa di tutti.

L’esperimento durerà sei mesi e per ora riguarda solo Livorno: trecento chilometri quadrati nel cuore dell’Arcipelago toscano e del Santuario dei cetacei, lungo la costa verso Grosseto. Ma nel prosieguo il progetto potrebbe essere replicato altrove: a Piombino, all’isola d’Elba e Capraia, e perché no, anche in altre parti di Italia. “Il Ministero dell’ambiente è uno dei partner, quindi speriamo di farne una buona pratica nazionale” dice l’Assessore regionale Bugli. “Partiamo con la plastica – spiega – ma non vorremmo fermarci lì. Anzi, il nostro obiettivo è la modifica della normativa, per far sì che i pescatori possano raccogliere e non ributtare in mare anche altri rifiuti che possano rimanere impigliati nelle loro reti: dal ferro all’alluminio, al legno, meno presenti senz’altro della plastica ma altrettanto negativi per il nostro mare e per l’ecosistema”.

Dopo 15 giorni dall’avvio del progetto, quando l’addetto ai rifiuti taglia il sacco nero della spazzatura raccolta sui fondali del mare davanti a Livorno, esce un campionario dei più vari: un grosso secchio per i pavimenti, uno stivale di gomma, il volante di un motoscafo pieno di conchiglie, funi, bicchieri, centinaia di cellophane slabbrati, contenitori della frutta , borse, un rotolo di gomma nera, resti di bottiglie , un sacchetto di caramelle, uno di zuppa, lattine, una paletta, la gamba di una bambola, un pallone di beach volley,  una pinna da sub smangiucchiata, una cerata arancione.

Tutto ciò è stato catturato dalle reti a strascico di sei pescherecci assieme alle triglie, ai branzini e agli altri pesci. E a differenza di quello che succede di solito, non sono state ributtate in acqua, ma portate a riva. Vengono inviate sul nastro trasportatore della Revet. La loro destinazione è in uno stabilimento di Pontedera (Pisa) dove gli addetti al trattamento dovranno decidere se quelle plastiche possono essere rigenerate o se andranno all’inceneritore, dove affermano che purtroppo solo il 15% può essere recuperato.

Il bottino dei primi 15 giorni dell’operazione “Arcipelago Pulito” è di 230 chili di spazzatura, due metri cubi. I sacchi neri si accumulano ogni giorno al porto e ogni sacco è una quota parte in più di mare pulito.

 

Copertina: Disegno di Armando Tondo – maggio 2018

 

Fonti:
http://www.repubblica.it/ambiente/2018/05/11/news/plastica_pescatori-196061570/
https://www.lanazione.it/cronaca/raccolta-plastica-pescatori-1.3754812
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/plastica-riciclata-unione-europea-2030-Commissione-HYPERLINK “http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/plastica-riciclata-unione-europea-2030-Commissione-europea-strasburgo-navi-inquinamento-a16d902d-450f-4822-a3a1-5b6ff9987822.html”europea-strasburgo-navi-inquinamento-a16d902d-450f-4822-a3a1-5b6ff9987822.html
Walter Fortini : http://www.regione.toscana.it/ca_ES/web/toscana-notizie/dettaglio-notizia/-/asset_publisher/mk54xJn9fxJF/content/venti-chili-di-plastica-raccolta-in-mare-da-ogni-HYPERLINK “http://www.regione.toscana.it/ca_ES/web/toscana-notizie/dettaglio-notizia/-/asset_publisher/mk54xJn9fxJF/content/venti-chili-di-plastica-raccolta-in-mare-da-ogni-peschereccio-al-via-il-progetto-arcipelago-pulito-/pop_up;jsessionid=40D4F0BD3798FADEDF33241FA6A81D2E.web-rt-as01-p2?_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_viewMode=print”peschereccio-al-via-il-progetto-arcipelago-pulito-/pop_up;jsessionid=40D4F0BD3798FADEDF33241FA6A81D2E.web-rt-as01-p2?_101_INSTANCE_mk54xJn9fxJF_viewMode=print
http://www.coopfirenze.it/informatori/notizie/salviamo-il-mare-toscano
http://www.repubblica.it/ambiente/2018/03/22/news/l_isola_di_plastica_del_pacifico_e_sempre_piu_enorme-191962940/

INCENTIVI AI PESCATORI PER PULIRE IL FONDO DEL MARE


http://www.lastampa.it/2018/02/20/scienza/plastica-nei-mari-emergenza-mondiale-FGpK8KHUUCoJuqxJBbft9I/pagina.html

Reti da pesca, così quelle abbandonate diventano maglie e t-shirt alla moda (FOTO)


http://www.corriere.it/ambiente/17_novembre_08/mare-rifiuti-dati-primo-campionamento-nostre-spiagge-beach-litter-14c366e4-c4a7-11e7-92a1-d24c712a4dfa.shtml?refresh_ce-cp

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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