I “Woody Papers”: la fake news del “Washington Post”

“Ho letto le confessioni private di Woody Allen: è ossessionato dalle minorenni”.

Con questo titolo è apparso sul Washington Post all’inizio di gennaio un articolo scritto in prima persona dal giornalista Richard Morgan.
Il cronista freelance ha avuto accesso alle 56 scatole di scritti personali del regista donati alla Princeton University, e ne ha raccontato il contenuto, che definisce “intriso di misoginia”.
Il fascino che le adolescenti (di solito tra i 16 e i 18 anni)  possono esercitare su un uomo maturo, già trattato in “Manhattan”, uno dei film più famosi di Allen,  sarebbe il tema dominante di molte note e appunti di possibili sceneggiature trovate in questi scatoloni, subito soprannominati “Woody Papers”.
Il giornalista parla di “ossessione vivida e insistente per le minorenni”, di “ misoginia e riflessioni lascive”, e rincara la dose: “ Allen, che e’ stato candidato 24 volte agli Oscar, non ha mai avuto bisogno di idee che andassero oltre il concetto dell’uomo licenzioso e della sua bella conquista: un’unica idea che gli ha fruttato molto nella sua lunga carriera”.
Nell’articolo vengono riportati alcuni passaggi ritrovati negli archivi. “A volte dovevo fare sesso con lei per avere una performance decente sul set. Lo facevo, ma per me era solo lavoro”, dice Allen dell’attrice Jane Margolin, con lui sul set di “Io e Annie” e “Prendi i soldi e scappa”. E ancora, parlando di Nati Abascal, interprete di “Il dittatore dello stato libero di Bananas”: “Le ho chiesto se sapesse recitare, io ho allungato la mano verso la sua coscia mentre discutevamo dello spettacolo ma lei mi ha bloccato. Abbiamo firmato il contratto ma non prima di averle parlato dell’obbligo sessuale che faceva parte del lavoro di ogni attrice che ha lavorato con me”. 
La prova definitiva che Allen è un maniaco sessuale, che le accuse di abusi su Dylan Farrow, a cui avrebbe toccato i genitali quando aveva 7 anni, sono vere? 
C’è il dettaglio che queste dichiarazioni sono tratte da una finta intervista, scritta dallo stesso Allen, quindi non si riferiscono a fatti veri, ma a un racconto di fantasia. Altre volte Allen parla di uomini attratti da giovanissime, ma si tratta di appunti per possibili sceneggiature. Lo stesso giornalista del “Washington Post“ sottolinea che quelle frasi vanno intese come una parodia, però poi aggiunge: “Ma vanno calate in una realtà in cui Allen sembra considerare che  il ruolo delle donne nella sua vita sia quello di supplicarlo di farne parte”.
Opere dell’immaginazione, fino a prova contraria, non realtà. 
Inoltre, non si può non considerare che è stato lo stesso Allen a dare questi scritti all’università di Princeton: era prevedibile che qualcuno, prima o poi, li consultasse. Quindi, per lui, non si trattava di materiale compromettente, ma di ipotesi di lavoro.  
Più che uno scoop, quello di Richard Morgan è una fake news
Non a caso pochi giorni dopo lo stesso “Washington Post” ha pubblicato le lettere di numerosi lettori, riunite sotto il titolo “A dishonest analisis of Woody Allen”, un’ indagine bugiarda su Woody Allen.
Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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