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12 minuti di gentilezza al giorno e il mondo ti sorride

Uno studio della Iowa State University ha dimostrato che essere gentili migliora l’umore

Più di 30 anni fa (era il 1985) in Rai andò in onda una serie di Renzo Arbore dal titolo “Quelli della notte”: divenne un programma “cult”, nel quale partecipava – tra gli altri altrettanto esilaranti – un personaggio interpretato da Massimo Catalano che diceva ovvietà imbarazzanti, tanto che quando tra amici qualcuno diceva una banalità si rispondeva che era una “catalanata”.

Famosa rimase la frase:  «E’ meglio sposare una donna bella, ricca, simpatica e intelligente invece di una brutta, povera, antipatica e stupida». Monsieur Lapalisse sarebbe stato orgoglioso di lui.

E sembra una banalità anche il risultato a cui è giunto lo studio della Iowa State University e pubblicato sul Journal of Happiness Studies che dimostra che qualche minuto di gentilezza migliora l’umore di chi la pratica.

Come è stato condotto l’esperimento? I ricercatori hanno chiesto a circa 500 studenti di fare una passeggiata di 12 minuti nel campus universitario, suddividendosi in quattro gruppi.

Scrive Repubblica: «Al primo gruppo è stato chiesto di concentrarsi su pensieri gentili e amorevoli: guardando le persone che incontravano durante la passeggiata, dovevano pensare “desidero che questa persona sia felice”. Al secondo gruppo, invece, è stato chiesto di pensare a cosa potevano condividere con le persone che incontravano, come gusti, sentimenti e paure. Il terzo gruppo era, invece, basato sul “confronto sociale verso il basso”: incontrando altri studenti dovevano pensare al modo in cui potevano essere migliori di loro. Infine, il quarto e ultimo gruppo era quello di controllo. In questo caso, agli studenti è stato chiesto di pensare solamente ai dettagli estetici, come ai vestiti o altri accessori, senza giudicare chi incontravano.”

Sia prima che dopo la passeggiata i ragazzi hanno compilato dei questionari che misuravano lo stato di ansia, felicità, empatia, ecc.

Bene, gli studiosi hanno constatato così che gli studenti del primo gruppo, quello dei “pensieri gentili”, erano più felici e meno ansiosi di prima del test. In compenso il gruppo che si paragonava agli altri era meno empatico e premuroso in quanto la competitività è collegata a maggior stress e ansia.

Ma quanto poi incide in tutto questo il carattere di una persona? I ricercatori dicono che non ha importanza la personalità dello studente. In tutti, i pensieri gentili hanno provocato maggior buonumore, indipendentemente dal carattere. Gli studiosi di aspettavano, per esempio, che le persone narcisiste avrebbero avuto difficoltà a desiderare che gli altri fossero felici. Differentemente da quanto previsto, hanno scoperto che la personalità degli studenti non ha giocato alcun ruolo nel trarre beneficio dai diversi comportamenti. «Questa semplice pratica è valida indipendentemente dal tipo di personalità», scrivono i ricercatori. «Avere pensieri gentili nei confronti degli altri ha ridotto l’ansia e aumentato la felicità e l’empatia in tutti i partecipanti».

Una “catalanata”? Mica tanto, a ben pensarci. Siamo più propensi a ritenere che le persone contente siano più gentili e non che sia la gentilezza stessa a migliorare l’umore.

Poi si tratta di 12 minuti al giorno, per gli 1428 della giornata potrete pure ingrugnirvi come vi pare.

Questo non significa che per quei 12 minuti dovete andare in giro saltellando e abbracciando tutti, atteggiamento questo che in me, per esempio, stimola istinti omicidi anche se di solito sono un persona pacifica. No, si tratta solo di dire “grazie”, “prego”, sorridere alla commessa che ci passa la spesa alla cassa e trattare gli altri con simpatia.

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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