18:00

Lettera aperta di un bar milanese

Cari voi,

voi che “la gente muore e questi pensano ai bar”
voi che “andavano in barca fino all’anno scorso e adesso non hanno i soldi per pagare i dipendenti” voi che “con tutto quello che hanno evaso”. 

Voi che queste considerazioni le fate in sella alla vostra bici da 600 euro comprata con il bonus, voi che a fine mese lo stipendio arriva fisso, e magari anche la tredicesima ad agosto. 

Cari voi, 

ricordatevi che le piazze se non si attraversano non si giudicano e certo, potete liberamente scegliere di accontentarvi della narrazione mediatica e condizionata attraverso cui si racconta la nostra categoria, o guardare alla sua reale composizione.

O leggere le parole che scriviamo.

Ancora e ancora non chiediamo di restare aperti quando i decessi aumentano e i contagi salgono. Ma chiudere prima di cena significa di fatto non avere la possibilità di lavorare e l’unica conseguenza certa e l’accelerazione sulla strada del fallimento. 

Chiudere prima di cena significa la paralisi di un settore produttivo che è uno dei maggiori traini dell’economia italiana. Significa uccidere i piccoli come i grandi: la filiera agroalimentare ha canali estremamente ramificati, dal fallimento di un ristorante a Milano ne può conseguire quello dell’azienda di un micro-allevatore nelle Murgie.

Quello che chiediamo è di avere la possibilità di legittimare le richieste di indennizzi proporzionati alle perdite subite per metterci nelle condizioni di superare il crollo dei fatturati. Come i ristori a fondo perduto, il credito d’imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d’azienda. Le moratorie fiscali per agevolare l’accesso al credito e la continuità degli ammortizzatori sociali.

Questo senza darvi la possibilità di dire “e ma tanto stanno aperti, se non lavorano è colpa loro”.

Non a caso stamani il viceministro dell’Economia Antonio Misiani a proposito dei contributi alle imprese colpite dal nuovo Dpcm si è espresso così: “Più soldi a chi dovrà chiudere 24 ore su 24, ci sarà quindi una differenziazione per chi terrà aperto fino alle 18.00”.

Bene, questa nuova misura costerà altri 2,7 miliardi di euro a un settore già allo stremo, senza proporzionate compensazioni di natura economica (capite bene) sarà il colpo di grazia. Un colpo di grazia inflitto a migliaia e migliaia di persone e alle loro famiglie. Senza prendere in considerazione poi, che risarcire il termine della filiera, non significa risarcire l’intera filiera. 

Ecco, a voi che “alle 18 stacco, pizza e film sul divano non è poi un grande sacrificio” la prossima volta, prima di parlare, pensate ai tanti che “alle 18 stacco, e domani non apro”.

Ecco il modulo di autocertificazione per uscire durante il coprifuoco

Covid-19, “Una notizia fantastica!”

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

Potrebbe interessarti anche

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy