25 aprile. Ricordiamo la lezione di chi è caduto per la Liberazione

Perché anche oggi la libertà di tutti deve essere difesa

Il video che trovate in fondo a questo articolo è stato trasmesso dalla Rai il 25 aprile dell’anno scorso, ma merita di essere riproposto perché è bellissimo e sempre attuale: molti attori, da Favino a Bisio, rendono omaggio a targhe di partigiani. Moltissime città, da Napoli a Milano passando per Roma, Firenze, Torino e tanti altri centri grandi e piccoli, sono piene di queste targhe.

Io vivo a Milano e ne ho due a pochi passi da casa. Una la incontro andando dal giornalaio, in piazza Grandi, e ricorda Giuseppe Trezzi. Era un ufficiale di coordinamento delle Brigate Garibaldi. il 27 agosto 1944 venne falciato in quel punto da una raffica di mitra della brigata fascista Ettore Muti, tristemente nota per le sue nefandezze e torture.
Dall’altro lato della piazza, al n 18, viene ricordato Cesare Poli. Insieme ad altri due membri della Terza Gap, venne arrestato la vigilia di Natale del 1944. Tutti e tre furono torturati, ma nessuno parlò. Il giorno di Capodanno vennero fucilati al Poligono di piazzale Accursio.
Sono solo due delle oltre 400 targhe che in città ricordano i combattenti caduti per la libertà.

Altre targhe, più recenti, ricordano altri ragazzi, caduti negli anni Settanta perché si battevano contro il fascismo.
A qualche centinaio di metri da casa mia, verso Ovest, in corso 22 Marzo, c’è quella di Giannino Zibecchi, schiacciato da un blindato dei carabinieri il 17 aprile del 1975 mentre partecipava a una manifestazione di protesta. Protestava per l’uccisione di un altro ragazzo, Claudio Varalli, ammazzato il giorno prima dai fascisti a colpi di pistola in piazza Cavour.

Poche centinaia di metri verso Nord, in via Goldoni, un’altra targa ricorda Gaetano Amoroso, morto il 29 aprile dello stesso anno. Due giorni prima era stato assalito con due amici da una banda di fascisti, che li avevano presi di mira perché vestiti da “rossi”. Dopo averli massacrati di botte, mentre erano a terra, era comparso il coltello. I fascisti, una decina, se lo passarono di mano in mano, colpendo a turno, come in un rito.
I suoi due amici, feriti, sopravvissero. Gaetano dopo due giorni di agonia non ce la fece.
Anche questi caduti vengono ricordati dall’Anpi, per quella che alcuni chiamarono “Nuova Resistenza”.

Oggi, per fortuna, le nuove generazioni non hanno lapidi fresche da onorare. I fascisti non agiscono più con mitra, bombe o coltelli.
Ma la minaccia alla libertà è forte come non era da molto tempo.
Il risorgere prepotente del nazionalismo, oggi rinominato “sovranismo“, la ricerca costante di nemici, che siano gli immigrati o l’Europa, la richiesta di “pieni poteri”, il disprezzo ostentato verso la democrazia rappresentativa (tutti sono solo a “caccia di poltrone”), la crisi da Coronavirus che presto diventerà crisi economica, scatenando rabbie e voglia di trovare capri espiatori: tutto questo è alimentato e nello stesso tempo fa crescere una destra che non ha più timore a diventare sempre più estrema.

Ricordiamo chi è caduto per la libertà e ricordiamo la loro lezione.
I valori del 25 aprile e della Costituzione nata dalla Resistenza sono più attuali che mai, e oggi più che mai vanno difesi.
Perché i tempi che ci aspettano saranno molto difficili.

Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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