282 Comuni – oltre 6 milioni di italiani! – verso l’azzeramento dei rifiuti

Strategia Rifiuti Zero: un modello in 10 passi sia pragmatico che utopico

Lo Zero rifiuti è sia pragmatico che utopico: si tratta di progettare e realizzare prodotti per avere un limitato volume di rifiuto, eliminare la tossicità, riciclare-riusare-recuperare tutto in un ciclo teoricamente infinito.

A fine aprile di quest’anno sono 282 i Comuni italiani che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero: un modello in 10 passi – messo a punto da un Comune della Toscana e poi diffuso un po’ in tutta Italia – che si propone di riprogettare la vita ciclica dei rifiuti, da non considerare più scarti ma risorse da riutilizzare, ovvero le materie prime seconde. Questo modello si contrappone necessariamente all’incenerimento o termovalorizzazione e alla discarica proprio perché tende ad annullare, o almeno diminuire sensibilmente, le quantità da smaltire.

Strategia Rifiuti Zero e Definizione

Il modello si basa su una strategia ben definita in un documento adottato dai partecipanti al 5° Convegno Internazionale sulla Strategia Rifiuti Zero tenutosi a Napoli ormai 10 anni fa, di cui si riportano alcuni passi cruciali:

– La strategia “rifiuti zero” è attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale.

– La gestione sostenibile delle risorse passa attraverso il raggiungimento di tre obiettivi generali:
1. responsabilità dei produttori, a monte del processo produttivo: produzione e progettazione
industriale;
2. responsabilità della comunità, a valle: modelli di consumo, gestione dei rifiuti e smaltimento;
3. responsabilità della classe politica, per coniugare responsabilità industriale e della comunità in un contesto armonioso.

– Ognuno di noi produce rifiuti e pertanto è un elemento di una società non sostenibile. Nonostante ciò, con una buona leadership politica, ognuno di noi può essere coinvolto in un processo diretto verso una società sostenibile.

– Una buona leadership politica tratta il cittadino come un alleato chiave nella lotta per la protezione della salute dell’uomo e della terra e nel processo di transizione verso un futuro sostenibile.

La definizione di “Rifiuti Zero” secondo la Zero Waste International Alliance (Z.W.I.A.)
“La strategia “rifiuti zero” è al tempo stesso pragmatica ed utopica. Essa cerca di emulare la sostenibilità dei cicli naturali, dove tutti i materiali eliminati diventano risorse per altri. “Rifiuti zero” significa prodotti pensati, progettati e realizzati in modo da ridurne drasticamente il volume ed eliminare la tossicità del rifiuto, conservare e recuperarne tutte le risorse, senza ricorrere a pratiche di incenerimento o sotterramento“.

Se un prodotto non può essere riutilizzato, riparato, ricostruito, rinnovato, rifinito, rivenduto, riciclato o compostato allora deve essere ridotto, ridisegnato o rimosso dalla produzione”.

Dove nasce questa definizione e questo modello

Paul Connett, Professore emerito di Chimica ambientale all’Università Saint Lawrence di Canton, New York, è l’ideatore della strategia rifiuti zero. In un’intervista a La Stampa di qualche anno fa ha spiegato bene i ruoli dei cittadini,  della politica e dell’industria nel passaggio al “rifiuti zero”.

«Un ruolo importante lo gioca secondo me la passione con cui qui le persone si fanno coinvolgere, perché questa può essere una battaglia frustrante alle volte, e servono sentimenti forti per non arrendersi. Un altro fattore è l’autonomia che i sindaci in Italia hanno rispetto ad altri paesi. In Italia la burocrazia entra in gioco più a livello regionale e nazionale, ma sul locale la politica è in grado di portare cambiamenti in maniera rapida».

E ancora, racconta: «In Italia tutto ha avuto inizio con la battaglia contro l’inceneritore di Capannori, che è poi diventato il primo Comune Italiano ad adottare i dieci passi, quello è stato un esempio perfetto di democrazia in azione».

È stato proprio Capannori infatti, comune con 46.000 abitanti in provincia di Lucca, il primo in Italia ad aderire alla strategia Rifiuti Zero, nel giugno 2007, prevedendo tra le altre cose di raggiungere obiettivi molto ambiziosi in tempi stretti:

  • 60% di raccolta differenziata entro il 2008;
  • 75% di raccolta differenziata entro il 2011;
  • impegno mirato alla riduzione della produzione dei rifiuti;
  • adozione, a partire dal 2008, di un sistema tariffario basato sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti (azione non ancora realizzata, ma “compensata” da sgravi ed incentivi a favore dei comportamenti più virtuosi);
  • costituzione dell’Osservatorio comunale verso Rifiuti Zero.
Cosa hanno fatto a Capannori?

Il Comune ha agito fin da subito attraverso la raccolta differenziata e il riciclaggio. Il primo elemento su cui l’amministrazione comunale è intervenuta è stato il sistema della raccolta dei rifiuti. Verificato che il metodo industriale e meccanizzato- con l’utilizzo di grandi mezzi e grandi cassonetti-porta ad un costante aumento della produzione dei rifiuti e non consente un pieno sviluppo della raccolta differenziata (che rimane quasi sempre sotto il 35%), è stato riorganizzato il servizio. Sono stati eliminati dal territorio i cassonetti stradali ed è stata attivata la raccolta domiciliare “porta a porta”, con campagne informative e di sensibilizzazione e la consegna a tutte le famiglie degli strumenti utili per la raccolta differenziata.

Il sito rifiutizerocapannori.it raccoglie dati, modalità ed esperienze e mostra come le adesioni siano già presenti un po’ in tutta Italia. Elenca soprattutto e dettaglia i dieci passi della strategia: il metodo che, a partire dalla separazione corretta alla fonte, al porta a porta, al compostaggio, al riutilizzo post riparazione, al riciclo spinto e al recupero, conduce a un azzeramento quasi totale del rifiuto.

Cosa rimane fuori? Quello che non rientra nelle fasi precedenti, ovvero le plastiche non riciclabili, non recuperabili, a partire dagli oggetti usa e getta. Per questi devono essere trovate alternative, soluzioni diverse, come per altri oggetti, per i quali è necessario e indispensabile un ripensamento all’origine e una riprogettazione.

I Dieci passi  verso  Rifiuti Zero
Fonte immagine cdn.livenetwork

1. separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non e’ un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non è quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.

2. raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare l’unico sistema efficace di raccolta differenziata in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro è previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.

3. compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.

4. riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.

5. riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico; sostituzione di stoviglie e bottiglie in plastica; utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia); utilizzo dei pannolini lavabili; acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari; sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.

6. riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione e il riuso in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale, dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.

7. tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti più consapevoli.

8. recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla raccolta differenziata, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.

9. centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di raccolta differenziata, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.

10. azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell’azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia “Rifiuti Zero” si situa oltre il riciclaggio. In questo modo “Rifiuti Zero”, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.

Altre Fonti:
http://www.rifiutizerocapannori.it/rifiutizero/#
https://ilmanifesto.it/rifiuti-zero-vi-spiego-come-si-fa/
https://www.lastampa.it/2014/07/28/scienza/paul-connett-i-dieci-passi-verso-rifiuti-zero-xdvo3rF7wM7aOuUx4Ij5XO/pagina.html

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Elisa Poggiali

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