A chi piace l’idea di far votare i 16enni

A chi piace l’idea di far votare i 16enni

I paesi del mondo che permettono ai sedicenni di votare

Perché si torna a parlare di far votare i 16enni. La grande mobilitazione studentesca per il clima ha infatti riportato in auge un dibattito sulla consapevolezza politica e non solo dei giovani, in Italia ma anche nel resto del mondo. Era già successo l’anno scorso, dopo la strage del liceo Parkland in Florida, quando migliaia di studenti scesero in piazza contro le armi. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, in molti Paesi l’età minima per votare venne abbassata da 21 a 18 anni, sulla spinta di un’opinione pubblica fortemente influenzata dal movimento giovanile e dai cambiamenti nella società intercorsi in quegli anni. 

A chi piace l’idea di far votare i 16enni – Per Letta in Italia ormai i tempi sono maturi e “con questa maggioranza si può fare”.

Leggi anche: Enrico Letta: «dare diritto di voto ai sedicenni»

Il voto a 16 anni è una proposta che ricorre spesso nei discorsi e nei programmi del Movimento 5 Stelle, tra post sul blog di Beppe Grillo, una proposta di legge a firma di Danilo Toninelli presentata un paio d’anni fa, e successivi ritorni. Continua a leggere (Fonte: TODAY.IT di Chiara Cecchini)

Dalla stampa nazionale:

Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle e ministro degli Affari Esteri del neo governo giallorosso, con un post su Facebook ha parlato del voto ai minori di età: “Il voto ai sedicenni è una proposta che portiamo avanti da sempre e che sosteniamo con forza”. Ascoltare i giovani, rispettarli e metterli al centro della politica. Questa l’idea del grillino, già avanzata nel 2017 da Beppe Grillo attraverso un post sul suo blog dove spiegava che il M5S si sarebbe battuto per dare il diritto di voto ai sedicenni. Quindi un ritorno alla carica. “Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse, dovrebbe almeno avere il diritto anche di votare e scegliere chi decide della sua vita” scrive Di Maio che aggiunge: “Discutiamone subito in Parlamento, perché queste sono le riforme costituzionali che cambiano le prospettive di un Paese e che ci spronano a fare sempre meglio”.  Continua a leggere (Fonte: RAINEWS.IT)

Fonte: RAINEWS.IT

Dove si vota a 16 anni.  I paesi del mondo che permettono ai sedicenni di votare sono in tutto otto, cui si aggiungono alcune dipendenze della corona britannica e diversi organi legislativi locali.

Il primo stato a introdurre tale possibilità fu Cuba nel 1976, con l’attuale costituzione approvata dall’Assemblea nazionale del potere popolare. Nel sistema elettorale cubano, non solo tutti i cittadini sono iscritti in maniera automatica nel registro elettorale al compimento dei 16 anni di età, ma in quello stesso momento sarà per loro possibile detenere diritti elettorali passivi, ovvero candidarsi alle cariche elettive. Sorte analoga spettò al Nicaragua dopo la rivoluzione sandinista, che nel 1984 stabilì costituzionalmente l’età minima di voto a 16 anni per uomini e donne.

Nel 1988 fu il turno del Brasile, che con la costituzione approvata durante la presidenza Sarney contemplò la possibilità di un voto facoltativo per i giovani tra i 16 e i 17 anni, che diventa obbligatorio dai 18 anni fino ai 70. Il sistema di voto brasiliano sarà in seguito preso a modello dall’Ecuador nel 2008 e dall’Argentina nel 2012: in entrambi i casi il voto è concesso al compimento del sedicesimo anno, ma non obbligatorio fino ai 18 (in Argentina l’astensione è tuttora punita con una multa). Continua a leggere (Fonte: WIRED.IT di Simone Fontana)

Voto a 16 anni, per Monti è una presa in giro. «Per una volta sono di parere opposto rispetto a Enrico Letta – ha spiegato il senatore a vita – Perché il nostro è un Paese che gestisce le sue politiche contro i giovani. Non sono convinto che dando il voto ai sedicenni questo cambierebbe. In particolare credo che dovremmo chiaramente mettere al centro di ogni importante proposta di politica economica e sociale una valutazione di impatto sui giovani».

Nel mirino del professor Monti come esempio di provvedimento contro i giovani, la svolta pensionistica di Quota 100, abolendo cui, per Monti, si potrebbero trovare risorse non soltanto per ridurre il cuneo fiscale, ma anche per acquisire fondi necessari per fa ripartire gli investimenti.

«Pensate se, obbligatoriamente, – ha continuato l’ex premier – così come c’è il parere dell’ufficio parlamentare di bilancio, se ci fosse anche obbligatoriamente una valutazione d’impatto che ogni una misura importante ha suoi giovani e sulle generazioni future. Questo tutelerebbe i giovani molto di più che metterli nel voto».

Il voto ai sedicenni? «Mi sembra leggermente demagogico cavarsela dicendo bisogno mettere di più i giovani al centro delle politiche, fare delle politiche per loro e non contro di loro, e si rivolve il problema dicendo: “Facciamoli votare”. Io do molta più importanza alla prima parte della frase. Continua a leggere (Fonte: OPEN.ONLINE)

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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