Milano come Dallas - 2050 climate change

A Milano 1.500 morti ogni anno a causa del biossido di azoto

L’87% dei milanesi chiede un cambiamento radicale

Ogni anno a Milano circa 1.500 persone perdono la vita per l’esposizione a concentrazioni di biossido di azoto (NO2), che regolarmente supera la soglia di 20 µg/m3 indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a tutela della salute umana.

L’impegno della società civile

Il risultato emerge dai dati raccolti ed elaborati dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e del Dipartimento di Epidemiologia del Sistema Sanitario della Regione Lazio, anche grazie all’impegno di centinaia di cittadini lombardi nel corso della campagna di scienza partecipata “NO2 No Grazie” condotta in collaborazione con Cittadini per l’aria. Il progetto è stato inserito nel nuovo rapporto “Public awareness and efforts to improve air quality in Europe” dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, quale esempio virtuoso di azione della società civile per migliorare la qualità dell’aria. Ora, come ha sottolineato Francesco Forastiere del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRIB) – è necessario “ridurre il numero delle auto circolanti e, di conseguenza, l’esposizione dei cittadini milanesi”.

“Pedonalizzazioni diventino interventi quotidiani”

L’impatto terribile dell’inquinante sulla popolazione di Milano risulta dall’incrocio della mappa ad alta risoluzione spaziale (50×50 metri) della diffusione dell’NO2 – elaborata grazie ad un modello di machine learning (Land Use Random Forest – LURF) e sviluppata grazie alle centinaia di campionatori posizionati dai cittadini – con gli open data di popolazione e decesso del Comune di Milano. “Nuove strade scolastiche, zone 30 e pedonalizzazioni devono diventare interventi all’ordine del giorno per garantire una migliore qualità dell’aria (e dunque della vita) ai cittadini”, ha detto Luca Boniardi del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano.

Il risultato finale è una mappa che rappresenta l’impatto sanitario delle concentrazioni di NO2, zona per zona, rappresentativa di un anno-tipo per la nostra città. La rappresentazione grafica della diffusione dell’NO2 evidenzia chiaramente e conferma che il traffico, e in particolare quello dei veicoli diesel, è la maggior causa delle concentrazioni di NO2 a Milano.

Limiti superati puntualmente

I ricercatori hanno anche elaborato la cosiddetta esposizione media della popolazione, che indica che essa è – mediamente – esposta a concentrazioni pari a 41,6 µg/m3, dunque più elevata del limite di legge (fissato a 40 µg/m3). “Limite che rappresenta tra l’altro un vecchio compromesso politico”, ha detto Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. “Milano sarà all’altezza delle grandi capitali internazionali solo quando chi la amministra saprà porre al centro delle politiche il diritto dei suoi cittadini di respirare aria pulita. Al Governo chiediamo con forza di incrementare le azioni del PNRR sulla ciclabilità e la mobilità dolce. I dati parlano chiaro: la mobilità urbana deve essere la priorità per il nostro Paese”.

L’87% dei cittadini lo chiede

Cade a fagiolo notare che recentemente, l’87% dei cittadini milanesi e romani ha chiesto più spazi verdi in città in un sondaggio europeo, YouGov, che ha preso come campione per l’Italia le città di Roma e Milano. L’indagine è stata commissionata dal neo movimento europeo Clean Cities, di cui fanno parte Legambiente e Kyoto Club, con l’obbiettivo di capire l’orientamento dell’opinione pubblica sulla mobilità nelle città post covid. Il dato dimostra fino a che punto i cittadini abbiano una visione più progressista e ambiziosa rispetto alla politica. Oltre i tre quarti degli intervistati (84%) ha chiesto autorità più attive nella protezione dall’inquinamento atmosferico. La percentuale più alta in Europa. Inoltre, quattro persone su cinque – l’80%: anche qui, più che in ogni altra città europea, dove la media è 69% – vorrebbero che le amministrazioni locali si impegnassero nel proteggere i bambini dall’inquinamento dell’aria.

La petizione per chiedere l’intervento dell’Ue

Ancora, più di chiunque altro coinvolto nel sondaggio, gli italiani (76%) vorrebbero una ripartizione più equa dello spazio pubblico tra auto, mezzi pubblici, ciclisti e pedoni. Gli intervistati hanno espresso un chiaro indirizzo anche rispetto alle auto. Infatti, i due terzi del campione (71%) ha affermato che, dopo il 2030, solo le auto a emissioni zero dovrebbero essere autorizzate a circolare nelle nostre città. Poco meno di due terzi (il 65%, sempre la percentuale più alta a livello europeo) sostengono l’importanza della chiusura delle strade nei pressi delle scuole.

Una petizione sta cercando di ricordare questi dati a Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Europea.  A questo link è possibile firmare per lo “Stop alle auto diesel e benzina entro il 2030”, campagna promossa dalla campagna europea Clean Cities, con la quale tutte le associazioni ambientaliste europee chiedono di porre fine alla vendita di nuove auto a diesel, benzina e gas, compresi i veicoli ibridi.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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