A Torino barriere sul Po per fermare la corsa dei rifiuti verso il mare

Pulire un fiume lungo come il Po significa offrire un grandissimo contribuito nel ripulire anche i nostri mari

Gran parte dei rifiuti marini – circa l’80% – proviene infatti dalla terraferma e raggiunge il mare prevalentemente attraverso scarichi urbani e corsi d’acqua. A Torino è stata avviata, con il progetto “Il Po d’aMare”, la prima sperimentazione di prevenzione del river litter (rifiuti fluviali) in un grande centro urbano: alcune barriere galleggianti raccoglieranno nei prossimi mesi plastiche e rifiuti trasportati dal fiume, che diventeranno poi arredi urbani destinati alla città.

Il Po, con i suoi 652 km e 4 Regioni attraversate, si presta meglio di qualsiasi altro fiume italiano a un’opera massiccia di intercettazione dei rifiuti. Fondamentale il gioco di squadra, che ha visto partecipare al progetto Iren, Amiat, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Consorzi Castalia e Corepla con il Coordinamento dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, il tutto con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, dell’AIPO e con la collaborazione della Città di Torino.

In realtà, il primo step di questo progetto è già stato messo in atto. Nel 2018 erano già stati intercettati, raccolti e riciclati i rifiuti nella zona del delta del Po, con un risultato di 8 “big bags” piene di rifiuti, compresi circa 92 kg di plastica avviata a riciclo. La differenza è che Torino è un grande nucleo urbano.

Le barriere che intercetteranno i rifiuti sono state posizionate in zona Murazzi, a ridosso del centro storico, fra i ponti Vittorio Emanuele I e Umberto I. Della fase di raccolta si occupa la società Castalia Operations, con i due moduli progettati per restare posizionati fino al mese di dicembre, operativi anche durante i periodi di pioggia ordinaria e realizzati in modo da non interferire con la flora e la fauna del fiume. La raccolta viene eseguita solo nella parte superficiale della colonna d’acqua senza conseguenze o danni per la fauna ittica. I due moduli sono stati installati sui lati opposti del fiume per poter garantire una maggiore area di intercettazione e – a seconda delle dinamiche fluviali e dei conseguenti movimenti di massa dei materiali – una maggiore probabilità di captazione. L’area occupata dai moduli completi è di circa 2.400 mq ciascuno, vale a dire rispettivamente di circa 40 m dalla sponda e di circa 60 m di lunghezza. Per la navigazione è stato previsto un canale centrale di circa 30 metri di larghezza, opportunamente segnalato da 4 boe rosse catarifrangenti.

Tramite un’imbarcazione, la “Sea hunter”, e con l’aiuto degli operatori a terra, i rifiuti vengono raccolti in appositi cassoni gestiti da Amiat, che poi conferisce le plastiche presso un impianto Corepla, dove avverrà la valorizzazione. Il materiale riciclato verrà quindi utilizzato per la realizzazione di arredi urbani donati dai partner del progetto alla Città di Torino.

I risultati di questa seconda sperimentazione verranno confrontati con la precedente attività di intercettazione, raccolta e riciclo dei rifiuti plastici del fiume Po nella zona di Ferrara, con l’obiettivo di valutare la fattibilità di un sistema nazionale di prevenzione dei rifiuti marini tramite sistemi di raccolta nei principali fiumi italiani e la possibilità di creare una filiera virtuosa di riciclo e recupero delle plastiche raccolte.

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Anna Tita Gallo

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