Abbandono scolastico: in vent’anni 3,5 milioni di studenti hanno lasciato gli studi

I numeri arrivano dal dossier “La scuola colabrodo” di Tuttoscuola

Tre milioni e mezzo di studenti negli ultimi venti anni hanno abbandonato gli studi di scuola superiore. Su un totale di iscritti di quasi 11 milioni e mezzo – i dati sono riferiti alle scuole statali – non è difficile capire quanti sono gli abbandoni: circa il 31%. Dal 1995 a oggi, quindi, un ragazzo su tre che si è iscritto alle superiori non ha concluso il percorso di studi. I numeri arrivano dal dossier “La scuola colabrodo” di Tuttoscuola – testata specializzata che da oltre quarant’anni si occupa del mondo della scuola, dall’infanzia all’università, e che elabora rapporti, studi e dossier che riguardano le problematiche scolastiche.

Spariti dai radar della scuola

Dal 1995, ovvero da quando Tuttoscuola ha iniziato a raccogliere analiticamente i dati resi pubblici dal Ministero dell’istruzione, ad oggi, per ogni ciclo quinquennale nella scuola secondaria superiore statale sono mancati all’appello, di anno in anno, ben 150-200 mila studenti che si erano iscritti cinque anni prima: tra il 25 e il 35%. “Erano iscritti al primo anno, non c’erano più al quinto. –  si legge in un articolo di Tuttoscuola – Spariti dai radar della scuola statale”.

La previsione per l’a.s. 2018-2019

Tuttoscuola ha anche effettuato una previsione per quanto riguarda l’anno scolastico che sta per iniziare, stimando che dei 590.000 adolescenti che in questi giorni iniziano le scuole superiori almeno 130.000 non arriveranno al diploma. Vale a dire che il 22% degli studenti, ovvero poco più di uno su quattro, non completerà il percorso di studi: per avere un’idea del fenomeno basta pensare che, stando a questi dati, in una classe di prima superiore di 26 alunni saranno in sei a non terminare gli studi.

Costo enorme 

Il costo è enorme, spiega Tuttoscuola: partendo dai conti dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) secondo cui lo Stato per l’istruzione secondaria investe circa 7.000 euro all’anno per ciascun studente, il costo dell’abbandono scolastico è di circa 2,7 miliardi di euro all’anno. E, se si guarda ai vent’anni presi in considerazione dal dossier, la cifra tocca quota 55,4 miliardi di euro.

Trend in diminuzione

Una notizia buona, in tutto questo, c’è: negli ultimi anni, infatti, il tasso di abbandono scolastico è diminuito, passando dal 36,7% registrato nel 1996-2000 al 24,7% (151mila ragazzi) del 2013-2018. “Sono sicuramente risultati incoraggianti – si legge su Tuttoscuola – ma ancora insufficienti. Perché spesso chi abbandona i libri così precocemente finisce nel buco nero dei Neet (not engaged in education, employment or training), ovvero persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione”.

Investire sull’istruzione, non solo per l’istruzione

Investire sull’istruzione, cercando di mettere rimedio alla piaga dell’abbandono scolastico, converrebbe non solo ai ragazzi che, non “disperdendosi”, avrebbero la possibilità di concludere gli studi superiori, ma a tutta la società. Se, infatti, si considera che la disoccupazione tra chi ha solo la licenza media è quasi doppia rispetto a chi è arrivato al diploma e quasi il quadruplo di chi è laureato, che l’istruzione incide positivamente sulla salute riducendo i costi per la sanità e che un tasso di alfabetizzazione elevato comporta meno criminalità e meno costi per la sicurezza, non è difficile capire che “prevenire la dispersione scolastica avrebbe costi molto più bassi di quelli che derivano dalla necessità di gestirne le conseguenze sociali – si legge su Tuttoscuola -. Servirebbe un grande piano pluriennale. Eppure l’attenzione oggi va molto di più al milione di migranti sbarcati negli ultimi vent’anni che ai 3 milioni e mezzo di adolescenti italiani che nello stesso arco di tempo hanno abbandonato la scuola rendendo più povero, dal punto di vista educativo e non solo, il nostro Paese”.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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