Aborto, Polonia: adesso il papa si esprima sul rispetto dei diritti umani

Crolla l’Unione Europea se non si basa, tutta, sul rispetto dei diritti fondamentali

Il papato ci faccia sapere da che parte sta, dato che la Comunità internazionale, in sentire comune e la civiltà europea tutta difendono il diritto all’aborto come un diritto umano. Lo ha precisato da ultimo l’Onu, l’anno scorso, quando ha paragonato le leggi a limitazione dell’interruzione volontaria di gravidanza alla tortura. Invece, dalle pagine di Avvenire il nostro Paese deve ancora sopportare di leggere proposte quali quella di inserire  “il concepito” nei diritti dell’uomo. Un divario incolmabile, tanto è ampio, e nel quale se non il Vaticano, dovrebbe intervenire almeno l’Unione Europea a evitare la morte per asfissia della democrazia in un suo Stato membro: e dunque nell’Unione tutta.

Abbiamo esultato solo ieri per l’apertura del pontefice alle unioni gay (al matrimonio era chiedere troppo). Non possiamo tacere contro la politica anti-abortista, sovranista e anacronistica dello Stato del Vaticano, notoriamente (ma silenziosamente) di ispirazione alle mosse polacche.

Cosa è successo?

Ieri la notizia che la Corte costituzionale polacca si è dichiarata a favore di un inasprimento della già rigidissima legge sull’interruzione di gravidanza, la più antiabortista d’Europa. La Corte era appena stata modificata nella sua composizione per intervento del governo guidato da Legge e Giustizia (PiS), un partito di destra di ispirazione conservatrice clericale, ricorda wikipedia.

L’aborto in Polonia era già vietato, salvo i casi di stupro o gravi malformazioni al feto. Il PiS, tornato al potere nel 2015, ha chiesto e ottenuto ieri di vietare l’interruzione di gravidanza anche in caso di forte rischio malformazioni. L’unica possibilità di aborto resta dunque oggi in Polonia quella di una gravidanza a seguito di uno stupro.

Cosa dice la scienza

L’embrione va considerato vita umana nel momento in cui inizia a formarsi il sistema nervoso, che permette di provare, tra le altre cose, il dolore. Ciò avviene intorno al terzo mese di gravidanza. Prima si tratta di vita: certo, proprio come è vita qualsiasi unione cellulare in grado di crescere e morire, come ad esempio l’insalata. Nei casi di un embrione, nei primi 3 mesi non si può parlare di persona umana. Per la scienza, ritenere che l’aborto equivalga all’omicidio contiene un errore logico: anche lo spermatozoo o l’ovulo sono di per se vivi, prima del loro incontro. Affermare che la vita inizi nell’istante della fusione del DNA con organismi vivi è una contraddizione. Insomma, se l’aborto è omicidio lo è anche la contraccezione. Il sostegno della scienza nel comprendere questi confini è fondamentale: serve anche, ad esempio, per stabilire quando, legittimamente, si può staccare la spina dalle macchine nel fine vita.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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