Abusi di Reggio Emilia: servono nuove leggi sui minori, subito

I primi aggiornamenti e le prime smentite

Val D’Enza, Reggio Emilia, 17 persone – tra cui il Sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, il direttore generale di una Ausl, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, politici e liberi professionisti – sono state sottoposte a misura cautelare.

Quello ipotizzato dall’accusa è uno scenario agghiacciante. Un nutrito quanto eterogeneo gruppo di persone avrebbe manipolato i bambini per allontanarli dalle rispettive famiglie di origine e spartire, a scopo di lucro, il loro affido tra parenti e amici. Un gruppo criminale ben organizzato: chi falsificava documenti, chi manometteva i disegni dei bambini, chi plagiava la loro psiche inculcando falsi ricordi, ad esempio maltrattamenti mai avvenuti, chi non faceva recapitare le lettere e i regali dei genitori naturali per rompere ogni legame affettivo con le famiglie di origine. Un atto lesivo gravissimo nei confronti dei minori ma anche dell’Ordine degli psicologi, che all’interno del processo si costituisce come parte lesa.  

Rispetto alle prime indiscrezioni, ci sono i primi aggiornamenti e smentite: non è stato inflitto nessun elettroshock sui bambini per modificare o cancellare i loro ricordi e il Sindaco, ora agli arresti domiciliari perché indagato per abuso d’ufficio e di falso ideologico, avrebbe sì “omesso di effettuare una procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento del servizio di psicoterapia che aveva un importo superiore a 40mila euro” ma non sarebbe coinvolto nell’organizzazione criminale, come invece fatto trapelare all’inizio. Ai domiciliari è anche la responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val d’Enza.

Tutte le responsabilità devono essere ancora accertate in sede giurisdizionale, eppure il processo al Pd è già in atto. I dirigenti del Pd partecipavano alle inaugurazioni dei centri e delle Onlus, i bambini venivano affidati a coppie omosessuali, tutto è in mano alle lobby Lgbt, i centri di affido vengono gestiti alla stregua dei centri accoglienza – cioè male e con intenti criminali, queste le accuse che da giorni circolano, con l’aggravante che Reggio Emilia, storicamente di sinistra, è sempre stata considerata un modello mondiale di tutela dei minori.

Scrive Luigi Di Maio in un post:

il modello “Emilia” proposto dal PD, si rivela oggi come un sistema da incubo: bambini ”selezionati” e sottratti illegittimamente alle famiglie, per poi venire consegnati in una sorta di “affido horror” a personaggi discutibili, tra i quali titolari di sexy shop, pedofili, gente con problemi mentali”.

Il distratto ministro dimentica che il M5s, che oggi insieme al centro destra – chi l’avrebbe mai detto, di nuovo in luna di miele – utilizza la vicenda degli abusi, ieri finanziava con le donazioni dei consiglieri regionali del Piemonte proprio la Onlus finita al centro dell’inchiesta. Se dovessimo adottare la dialettica argomentativa di Di Maio, sarebbe lecito dire che il M5S ha finanziato il sistema degli abusi sui bambini.

Di Maio, Meloni&Co. non ci crederanno, ma la realtà è più complessa di quanto loro stessi vorrebbero che fosse, e lo hanno dimostrato le inchieste che ci sono sempre state, in tutta Italia, sotto qualunque amministrazione politica, come l’inchiesta “Veleno” condotta da Le Iene, oppure l’inchiesta pubblicata nel 2013 da Panorama, nella quale un operatore denunciava la presenza di centinaia di giudici minorili onorari, quasi tutti psicologi, che erano al tempo stesso associati o addirittura fondatori di case d’affido, per un giro d’affari che si aggirava sui 3mila euro al mese per bambino. Una delle famiglie protagoniste della vicenda di Reggio Emilia, la famiglia Camparini, si batte da 10 anni per poter anche solo riavvicinare la figlia data in affidamento. 10 anni vani. Inchieste e casi passati per lo più sottobanco senza scuotere l’opinione pubblica né scomodare la politica. E però la politica c’entra, eccome.

Al di là della strumentalizzazione ai fini di una campagna elettorale che sembra non avere più termine – stavolta contro il Pd, domani contro il M5s, dopodomani contro la Lega, poi da capo, riavvolgere il nastro – l’inchiesta Angeli e Demoni ha implicazioni politiche enormi, perché ripone al centro del tavolo un problema di ordine legislativo legato alle figure degli assistenti sociali non più rimandabile. Per l’affidamento al servizio sociale non è prevista un’età minima né sono indicate le condotte che possono darvi origine. Detto in altre parole, i servizi sociali godono di un potere discrezionale quasi totalitario grazie a una legislazione che affonda le sue radici nella legge 25 luglio 1956 n. 888 che si è limitata ad apporre blande modifiche al r.d.l. 1404 della legge minorile, risalente addirittura al 1934. All’affidamento dei minori alle famiglie, che dovrebbe essere l’ultima ratio, si ricorre con troppa agilità, facendo passare il provvedimento come “temporaneo”, a danno di tutte le parti in causa: la famiglia di origine, il minore, e la famiglia adottiva.

Omoparentali, adottive, multietniche, tradizionali, omosessuali: esistono le famiglie. Sono tante, diverse, ognuna con i suoi problemi. È il momento che lo Stato inizi a farsi carico di ciascuno di loro. E magari cominci a monitorare i casi di bambini allontanati dai genitori, visto che nemmeno esiste un censimento ufficiale dei numeri. Stando alle fonti più attendibili, sarebbero 26mila i minori allontanati dai genitori. O forse più.

Stela Xhunga

Stela Xhunga