Acqua potabile, nano-fogli di grafene catturano nuovi contaminanti

Aggiungendoli ai filtri standard la capacità di rimozione degli inquinanti emergenti triplica

È un materiale avente uno spessore equivalente alle dimensioni di un solo atomo di carbonio, con la resistenza teorica del diamante e la flessibilità della plastica: grazie a dei nano-fogli di questo speciale materiale la cui scoperta è valsa il Nobel per la fisica nel 2010, il grafene, ora è possibile rimuovere dall’acqua potabile sostanze inquinanti che non vengono eliminate dai trattamenti convenzionali. Messi a punto da un gruppo di ricercatori italo-svedese, i sottilissimi fogli depuratori possono inoltre essere recuperati dopo l’uso, lavati con un solvente specifico per rimuovere i contaminanti raccolti ed essere impiegati di nuovo.

I ricercatori dell’Istituto per la sintesi organica e fotoreattività e dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi del Consiglio nazionale delle ricerche hanno lavorato in collaborazione con la svedese Chalmers University di Goteborg, e gli studi effettuati sono valsi loro la pubblicazione sulla rivista Nanoscale. A spiegare come funziona la nuova tecnologia che impiega il grafene per potenziare le membrane filtranti polimeriche per la depurazione dell’acqua sono Manuela Melucci e Vincenzo Palermo dell’Istituto per la sintesi organica e fotoreattività, coordinatori del team di ricercatori che ha svolto la ricerca nell’ambito del progetto europeo Graphene Flagship:

Grafene e polisulfone

«Combinando fogli di ossido di grafene con membrane di polisulfone (materiale termoplastico ad elevata robustezza, ndr) e derivati», spiegano i due ricercatori, «abbiamo realizzato filtri capaci di catturare contaminanti organici, molecole costituenti principi attivi di farmaci, cosmetici o detergenti che spesso non sono eliminati dai trattamenti convenzionali e che possono quindi contaminare le acque della rete idrica».

Capacità di filtraggio tre volte superiore

La capacità di filtraggio del nuovo materiale a base di ossido di grafene e polisulfone e derivati è stata testata dai ricercatori su campioni di acque contaminate con sostanze come la rodamina, colorante molto usato in campo tessile e farmaceutico, l’antibiotico ofloxacina e l’antinfiammatorio diclofenac. «Queste molecole fanno parte dei cosiddetti “inquinanti emergenti” – farmaci, pesticidi, detergenti e fragranze varie – individuati recentemente nelle acque potabili e oggetto di attenzione per i possibili rischi per la salute e l’ambiente. Le misurazioni hanno confermato che le performance di filtraggio delle membrane di polisulfone addizionato con ossido di grafene superano di oltre tre volte quelle del materiale standard contenente solo polisulfone».

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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