Addio a Katherine Johnson

Matematica, informatica e fisica: portò l’uomo sulla Luna.

Katherine Coleman Goble Johnson era una matematica, informatica e fisica statunitense. Ed era nera.

Oggi non ci sarebbe niente di straordinario, Katherine Johnson sarebbe una donna come altre (non moltissime in verità) che si applicano in settori di solito composti da maschi, senz’altro una persona interessante ma niente di così particolare.

Katherine però era nata nel 1918 e questo fa una notevole differenza.

«La segregazione era un po’ di moda all’epoca» ricordava «Ricercatori e tecnici bianchi da una parte, e noi dall’altra. Quando mi trasferirono nell’ufficio che si occupava di Ricerca e volo spaziale e mi sono seduta tra tante altre persone, un signore accanto a me si commosse. Un bel ricordo…».

E ci è voluta la sua testardaggine e soprattutto la sua passione per i numeri e le scienze aereospaziali per diventare la donna che avrebbe portato l’uomo sulla Luna.

Nata in West Virginia, figlia di una professoressa e di un boscaiolo, si è diplomata a 14 anni, una delle poche studentesse di colore ammesse nella scuola della città.

Negli anni Cinquanta, visti i risultati scolastici straordinari, è stata assunta dalla Nasa e fu lei a calcolare le traiettorie nella missione Freedom 7 con a capo Alan Shepard.

E così via, un successo dietro l’altro. Tra l’altro è stata la prima donna al mondo a pubblicare un testo di matematica astronomica.

«La maggior parte dei calcoli all’epoca» ha dichiarato Katherine Johnson  “li realizzai con carta e penna. L’importante era che fossero corretti…»

L’astronauta John Glenn si fidava solo di lei tanto da chiederle di rifare i conti del sistema di comunicazione tra Cape Canaveral, le Bermuda e Washington. “Se lei dice ok, allora vado” avrebbe detto. Fu determinante per la missione Apollo 11 del 1969 che sbarcò sulla Luna.

“Fui impegnata molto per l’odissea dell’Apollo 13, nel 1970» ha raccontato. «Difficile e complesso riportare gli astronauti a casa dopo l’esplosione al modulo di servizio. E le traiettorie corrette erano fondamentali per riportarli sulla Terra». Sì, fondamentali.

La sua storia è stata raccontata in un libro prima e in un film poi, Hidden Figures (Il diritto di contare) che l’ha fatta diventare famosa in tutto il mondo.

Il film le era piaciuto: «Bello. Ha dimostrato che se ci sono ragazze di talento che vogliono intraprendere carriere come queste possono e devono farlo. Alla NASA non mi hanno mai chiesto di più, perché poi, man mano, ebbero sempre maggiore fiducia nel nostro lavoro».

Barak Obama nel 2015 le ha conferito la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza americana e la Mattel le ha dedicato una Barbie.

Lo scorso 26 agosto aveva compiuto 101 anni, ed è morta il 24 febbraio: a darne notizia proprio la Nasa.

Ora sta in Paradiso a calcolare le traiettorie dei cherubini, che così non vanno più a sbattere contro le nuvole.

Vedi anche:
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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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